Liberi Comuni e Signorotti feudali in lotta
nel Veneto medioevale.

La storia insegna

Nel Medioevo, dopo il Mille, con l’affermarsi dei liberi Comuni specie nelle grandi Città che si sottrassero al dominio diretto degli Imperatori tedeschi del Sacro Romano Impero fondato nell’ 800 da Carlo Magno, sorsero anche forti contrapposizioni all’ interno della società territoriale e comunale tra opposte fazioni e ceti cittadini. Di questa situazione turbolenta approfittarono alcuni Signorotti che generalmente provenivano dal locale contado e, con il motivo di porre fine a queste controversie a volte sanguinose, presero il potere delle città.

“ In quella parte della terra prava
Italica che siede tra Rialto
e le fontane di Brenta e di Piava,
si leva un colle, e non sorge molt’alto
là onde scese già una facella
che fece alla contrada un grande assalto”
Dante 9° Canto del Paradiso

Una delle prime Casate che si prefisse questo obiettivo fu quella degli Ezzelini Da Romano che scesi dalla Germania al seguito di qualche Imperatore tedesco, furono fatti signori nel 1036 del castello di Onara presso Cittadella poi di Romano nella Pedemontana veneta. Il primo di cui abbiamo notizia è Ezzelino il Balbo che per aver partecipato alla II Crociata, ricevette come compenso nuove investiture e prestigio, tanto che fu uno dei protagonisti nella Lega Lombarda contro l’Imperatore Federico Barbarossa per il quale inizialmente parteggiava. Suo figlio Ezzelino il Monaco, per essersi ritirato in tarda età in un convento ad Oliero, aveva prima guerreggiato ed ampliato la sua zona d’influenza a spese degli altri Feudatari della zona principalmente dei Camposampiero. Ebbe 2 figli Ezzelino III detto il Tiranno e Alberico. Il più determinato era Ezzelino che nel 1194 alleato del Comune di Padova attaccò la città di Este mettendo il territorio a ferro e a fuoco finché Aldobrandino, signore della Rocca, si arrese, poi nel 1220 sconfisse duramente a Bressanvido i Vicentini che gli avevano sottratto Marostica. Dall’ eredità paterna, mentre Alberico ottenne la parte vicentina dei possedimenti, Ezzelino ebbe la parte trevigiana che cercò subito di ingrandire tentando di conquistare Feltre e Belluno, controllate dai Trevigiani ma frenato da Padova.Nel 1227 gli si presentò la sua grande occasione quando chiamato in aiuto dai Montecchi di Verona in guerra con la fazione capeggiata da Rizzardo di San Bonifacio, riuscì con un’ ardita marcia invernale attraverso la Val Sugana e la Val Camonica a piombare improvvisamente sui nemici e conquistare la città. Dopo aver epurato da fazione di Rizzardo abbattendo le loro case e torri , fu eletto podestà di Verona città strategica per le comunicazioni con l’Impero Germanico. Occupò in seguito altre città, Bassano, Vicenza, Oderzo, Serravalle quest’ ultime del Comune Trevigiano. Fece inoltre un importante passo politico, sposando Servaggia figlia naturale dell’ Imperatore Federico II che lo nominò Vicario imperiale e collaboratore per tutto il Nord Italia. Mancava la città di Padova che era tradizionalmente guelfa, ostile all’ Imperatore e che Ezzelino conquistò senza colpo ferire. Ma per lui la città diventò quasi una trappola perché sospettando complotti ovunque, instaurò un regime di terrore colpendo chiunque cadesse in sospetto compresi i religiosi per cui i Padovani per liberarsi di lui si rivolsero perfino a Sant’ Antonio, cosa che avvenne 20 giugno 1256 come profetizzato dal Santo. Ormai era diventato nemico di tutti i Comuni liberi, dei vari Signorotti da Azzo IX d’Este,ai Camposampiero, ai Padovani Da Carrara, ai Trevigiani Da Camino, del Papa Gregorio IX che lo scomunicò , di Venezia che lo temeva e perfino del fratello Alberico. Tale fu la sua spietatezza che un cronista padovano dell’ epoca Ronaldino antiezzeliniano,lo presentò non come essere umano ma figlio del diavolo. In pochi anni sotto la protezione di Federico II tutto il Nord-Est era sotto il suo controllo ma morto nel 1250 l’Imperatore anche la sua fortuna cominciò a declinare. Fu creata una Lega-Crociata da tutti i suoi nemici capitanata dal Vescovo di Ravenna legato papale, che conquistò facilmente Padova approfittando della mancanza di Ezzelino impegnato in Lombardia alla conquista di Milano, roccaforte antimperiale. Quì a Cassano d’Adda nel 1259 venne invece sconfitto e ferito. Fatto prigioniero morì in carcere rifiutando ogni soccorso. L’anno seguente suo fratello Alberico, scacciato da Treviso, si rifugiò nel suo castello di San Zenone nella Pedemontana dove assediato dalla Lega guidata dal veneziano Badoer, dopo la capitolazione con la promesse di aver salva la vita dei famigliari, fu invece costretto ad assistere al supplizio della moglie e delle figlie, per poi essere squartato. Della famiglia si salvò solo la sorella Cunizza, cantata da Dante nel IX Canto del Paradiso, rifugiatasi presso i suoi parenti in Toscana. Del potere ezzeliniano restano tuttora qualche rudere di torre e l’ombra oscura della successiva “ damnatio memoriae” per chi aveva agito con crudeltà e aveva osato sfidare a quei tempi, accanto a Federico II anche lui scomunicato, il potere papale. La sua stirpe ed il suo castello dovevano scomparire per sempre, così si costumava a quei tempi.
Altre Casate importanti furono protagoniste di nuovi sogni di conquista. A Verona sorse la dinastia Della Scala che con Cangrande protetto dall’ Imperatore Arrigo VII, nel 1311 iniziò conquistando Vicenza ai Padovani, poi la Rocca di Monselice ed alla fine stretta Padova in assedio, diede corso ad una lunga guerra distruttiva che protrasse per ben 10 anni con alterne vicende. Occupando in seguito Treviso manifestò chiaramente le sue intenzioni per cui Venezia si preparò a reagire. Dopo la morte di Cangrande, Mastino sempre con mire egemoniche, provocò la Repubblica che stretti accordi per aiuti con Padova e Firenze, iniziò la guerra che in due anni dal 1336-1338 portò ad una netta vittoria. Padova fu restituita ai Carraresi e Venezia si tenne Treviso con cui la Serenissima tenne un particolare legame politico-amministrativo al fine di allontanare per sempre le lotte tra potentati che travagliarono precedentemente la città: i Da Camino (1283-1312), poi Enrico di Gorizia ( 1320), infine Cangrande della Scala (1329).
Nel 1298 Venezia aveva ricevuto a Curzola una pesante sconfitta navale da Genova sempre in lotta tra loro per il predominio commerciale in oriente Fatta faticosamente la pace con gravi sacrifici, esausta per le continue guerre, la Repubblica si trovò coinvolta in un’ altra guerra sulla terreferma.A Ferrava dominava l’importante Casata degli Estensi e con Azzo III stava espandendo la propria influenza sulle zone limitrofe compreso il Polesine ed su altre importante città dell’ Emilia compresa Bologna. Sposando Beatrice, figlia dell’ Imperatore Carlo VI, Azzo manifestò l’intento di creare un vasto e forte stato regionale ed entrò naturalmente in contrasto con Venezia che prima lo aveva sostenuto contro i vicini Signorotti Veneti, poi iniziò ad osteggiarlo apertamente quando questi creò una lega con Padova, Bologna ed il Papa contro la Repubblica. Alla sua morte nel 1308 le cose si complicarono perché i 2 figli eredi Fresco e Francesco in disaccordo, erano il primo alleato di Venezia, il secondo del Papa. Venezia approfittò della situazione e mandò subito un contingente ad occupare la Rocca di Ferrara mentre il Papa perentorio le intimò di ritirarlo ed avendone ricevuto un rifiuto, lanciò l’interdetto a Venezia a causa del quale il clero non poteva officiare alcuna funzione religiosa, compreso seppellire i morti. Inoltre ogni cittadino veneziano in qualsiasi paese cattolico poteva essere oggetto impunemente di soprusi e privato di ogni diritto. Stretta in tale morsa, Venezia chiese perdono al Papa, abbandonò l’impresa e peggio il contingente a Ferrara lasciato solo, fu massacrato.
Nel Trevigiano dopo il Mille, oltre a Treviso anche i piccoli centri, liberatisi dal potere Imperiale si diedero amministrazioni autonome. Lungo il Piave, Montebelluna otterrà dal Vescovo di Treviso il mercato, Valdobbiadene avrà benefici dall’ Imperatore, Conegliano già del Vescovo di Belluno, si renderà un po’ alla volta indipendente ad opera di una Consorteria di Signorotti del luogo ( I Coderta. I Della Porta, Da Colle, Da Bagnolo) che fortificano il colle di Giano sia a difesa dalle incursioni degli Ungheri, sia contro la rivale Treviso che nel 1153 riuscì a prendere la città, la incendiò e ne massacrò gli abitanti. Già ai primi del 1200 Conegliano era ritornata una città vivace di commerci e di ottime produzioni agricoli. Nel 1259 al fine di risolvere le rivalità con Treviso, la città fa atto di dedizione ricevendone in cambio protezione e nuove aree di mercato e negli anni successivi ne seguirà le vicende. Noale, già importante centro paleo veneto e poi romano, fu abbandonata dopo le incursione barbariche. Solo dopo il 1000 il territorio cominciò a ripopolarsi e nel 1119 abbiamo un documento che riguarda la successione di un certo Bertaldo Malsperone da Carbonara che lascia in eredità al nipote Guido tempesta l’avogaria del Vescovo di Treviso sul territorio e il centro di Noale. Essendo il punto strategico tra i territori di Padova, Venezia, Treviso, i Tempesta decisero di fortificare il luogo, costruendo una Rocca per difendersi e meglio destreggiarsi tra i potenti vicini riservando una particolare attenzione a Treviso il cui Vescovo aveva ampi possedimenti nella zona. Dopo la breve parentesi ezzeliniana, le attività artigianali e commerciali avranno un notevole sviluppo tanto che venne costruito in città un bel Palazzo della Ragione ma nel 1337 Guercellone Tempesta sotto minaccia degli Scaligeri,preferì consegnare la città ai Veneziani che in cambio lo nominarono Capitano di Noale. In seguito anche sotto il dominio veneziano Noale pur perdendo la sua funzione strategica, continuerà ad essere un centro vivace ed attivo.
In quel periodo,oltre ai liberi Comuni, nel territorio emersero Casate di origine germanica che erano insediate come feudatari sul territorio. Nell’ alto Trevigiano c’erano a Susegana i Collalto di origine longobarda, Casata tuttora esistente nel castello di San Salvatore costruito nel primo 1300 da Rambaldo VIII che ebbe dall’ Imperatore Arrigo VII piena giurisdizione sulle terre orientali del Quartier del Piave,, i da Romano nella Pedemontana del Grappa, i Da Camino padroni del castello di Soligo e della importante Valmareno che metteva in comunicazione il Trevigiano con il Bellunese. Erano inoltre protettori dell’ importante Abbazia cistercense di Follina che sviluppò l’agricoltura ed i commerci in tutto il Quartier del Piave. I Colfosco, i Da Vidor, che controllavano la bassa valle del Piave e costruirono il Santuario di San Vittore e Corona a Feltre . Schieratisi con Ezzelino, caduto questo anche loro furono emarginati dalla politica trevigiana, I Coderta a Conegliano, i Guidotti a Selva, i Castelli a Castelli d’Asolo, i Rovero a Possagno, i Camposampiero nel Padovano ed altri più piccoli, ognuno con il suo castello, generalmente in lotta fra loro finchè i più forti cancellarono i minori.
A Treviso di origine paleo veneta e romana, già nel 1119 si eleggono rappresentanti dei cittadini chiamati boni homine con Federico Barbarossa la città ottiene ufficialmente l’autonomia e la giurisdizione su tutto il territorio di pianura della Destra Piave fino al Musone “ Monti, Musoni, Ponto Dominorque Naoni”. La sinistra Piave era invece in mano a varie Signorie, i Collalto, i Da Camino (Motta e Portobuffolè), il Vescovo di Belluno, il Patriarca di Aquileia.Il comune partecipò alla Lega Lombarda e poi alla crociata contro Ezzelino che aveva occupato la città. Alla caduta di Ezzelino subentrò la Casata dei Da Camino (1283-1312) che si impossessarono di Oderzo, Quero, Zumelle in Val belluna, a ovest Romano e Mussolente, a sud Camposampiero, Noale, Mestre, Quarto d’Altino. Dante ricorda il “ buon Gerardo da Camino” che con metodi spicci “che conformi fieno al viver del Paese” disse Dante, creò una piccola potenza territoriale ma che in seguito i suoi eredi stupidamente dilapidarono. Dopo un breve dominio di Guercello Tempesta, Treviso fu preda degli Scaligeri (1329-1338) poi dei Veneziani, degli Austriaci, dei Carraresi, tutti a sfruttare al massimo le risorse del territorio, ed infine nuovamente di Venezia alla quale chiese protezione nel 1338.
Venezia instaurò con Treviso tali particolari accordi e relazioni che nella grave crisi di Cambrai agli inizi del 500 la città fu l’unico estremo baluardo a difesa della città lagunare.

Belluno ed il Feltrino, già di origine paleoveneta e romana, erano a cavallo dell’ anno mille sotto la tutela del Vescovi che oltre alla Val Belluna avevano giurisdizione sulle valli confinanti e sul Cadore. Il Vescovo Giovanni ottenne nel 963 dall’ Imperatore Ottone I possedimenti in pianura nell’ Opitergino e nel tentativo di occupare anche la foce del Piave, si scontrò con la nascente Venezia e ne fu sconfitto. L’Episcopato di Feltre aveva influenza principalmente nel Primiero e nella Valsugana. Alla fino del 1100 la casata dei Da Camino proveniente dalla Pedemontana del Piave,con acquisti, eredità ed altri compromessi, riuscì a controllare il Cadore, l’Ampezzo ed il Comelico, promulgando nel 1235 con l’atto “per illos de Camino” gli Statuti Cadorini che saranno applicati per secoli. Lo stesso Comune di Treviso tentò con fortunate campagne militari di strappare il controllo della Valle del Piave ai Vescovi di Feltre e Belluno protetti dall’ Imperatore per avere il controllo della via Alemagna. In seguito le città di Feltre, Belluno, Ceneda si ritrovarono ad essere di cerniera tra il mondo dei liberi Comuni di pianura a vocazione commerciale ed in espansione ed il sistema terriero immobile della feudalità germanica appoggiata dall’ Imperatore, creando per sopravvivere una forma politica ibrida. I Da Camino di Treviso furono più tardi soppiantati dai Da Carrara di Padova e costoro dai Visconti di Milano ai quali subentrò definitivamente nel 1402 Venezia che per i successivi quattro secoli condizionerà la vita politica ed economica di tutta la Valle del Piave.

Chioggia, risalente all’ epoca romana, come Venezia e le altre isole dell’ estuario fu rifugio delle genti venete dalle invasioni barbariche. Dopo la caduta dell’ Impero Romano, seguì la sorte delle altre isole che rimasero sotto la giurisdizione dell’ Esarcato di Ravenna, cioè dell’ Imperatore Bizantino. Ma già nell’anno 810, Pipino figlio di Carlomagno, tentò inutilmente di annettere le isole della laguna ai suoi domini di terraferma e occupata Chioggia che resistette fieramente, praticamente la distrusse. Il suo successore Ludovico in Pio con la pace franco-bizantina riconobbe la giurisdizione di Bisanzio sui Veneti della laguna e sui Dalmati. Nel 862 pur con la supremazia di Venezia, con il Pactum Cluge, venne riconosciuta a Chioggia una certa autonomia. Una seconda distruzione di Chioggia avvenne nel 902 quando le orde degli Ungheri, sconfitto l’esercito italico di Berengario,dilagarono e devastarono tutto il territorio veneto esclusa Venezia. Negli anni dopo il 1000 Chioggia divenne un centro florido grazie alla produzione del sale elemento allora di primaria importanza e che Venezia vendeva in tutto il Nord Italia ricavandone ingenti profitti, tanto che, quando per cause naturali le saline di Chioggia andarono in crisi, si vide costretta a rivolgersi a Comacchio e Cervia suscitando le ire di Bologna e del Papa. Dopo la sconfitta del Barbarossa nel 1177 ad opera della Lega Lombarda, Chioggia fu teatro della pace tra l’Imperatore,il Papa ed i Comuni, ratificata poi a Venezia. Dal 1379 al 1381 Chioggia fu per la terza volta coinvolta nelle guerre di Venezia che vedeva la Repubblica accerchiata per terra da una coalizione comprendente i Carraresi di Padova nemici giurati, il Re d’Ungheria, i duchi d’Austria, il Patriarca di Aquileia e per mare dai Genovesi che riuscirono dopo averla sconfitta a Brioni, ad occupare Caorle, Grado, Pellestrina e Chioggia. Venezia visto il pericolo mortale, reagì con determinazione e frantumato il fronte terrestre concedendo Treviso al Duca d’Austria e un tributo al re d’Ungheria, allestì in breve con immenso sforzo una nuova flotta che assediò a Chioggia i Genovesi che privi di rifornimenti dovettero arrendersi. Scampato questo pericolo,Venezia si rese conto che oltre ai commerci marittimi, doveva pensare anche alla terraferma per non aver più spiacevoli sorprese. Il primo pericolo da estirpare erano i Carraresi di Padova.

Padova - Ascesa e Caduta della Signoria dei Carraresi

L’affermazione di questa Casata di origine longobarda o germanica prese il nome dalla località Carrara( ora Due Carrare) dove verso il 1000 le fu concesso di costruire un castello per poter controllare e dominare la ristretta zona circostante ma strategica tra la città di Padova e a sud l’importante castello si Monselice. In seguito con matrimoni ed intrecci di amicizie importanti, ampliò i suoi possedimenti e grazie ai buoni rapporti con l’Episcopato di Padova e l’importante monastero di Santa Giustina entrò a far parte tra le personalità della città nella quale fu accolta ufficialmente tra i “ magnati” dopo che Federico Barbarossa la fece vassalla dell’ Impero poi confermata nel 1237 da Federico II.

Padova, di origine paleo veneta e romana, come tanti altri liberi Comuni Italiani che si erano affrancati con dura lotta dal dominio degli Imperatori Tedeschi del Sacro Romano Impero, (Lega veronese poi lombarda che sconfisse il Barbarossa), divenne agli inizi del 1200, libero Comune e successivamente dopo la scomparsa degli Ezzelini che l’avevano tiranneggiata per 30 anni e del loro protettore l’Imperatore Federico II, riprese la sua libertà governandosi con precisi Organi Costituzionali: il Podestà eletto annualmente con poteri esecutivi, giudiziari e militari, il Consiglio Maggiore di 1000 membri che esercitava il potere legislativo, il Consiglio Minore di 60 membri come organo di verifica delle proposte del Podestà da sottoporre al Consiglio Maggiore. Ma in seno alla Società Comunale c’era una forte contrapposizione e lotta tra i due principali partiti, quello dei Guelfi accesi, i Magnati e quello dei Guelfi moderati, i Popolari. Contemporaneamente agli inizi del 1300 Cangrande della Scala, signore di Verona, con l’appoggio dell’ imperatore germanico Arrigo VII aveva sottratto Vicenza a Padova e manifestando ambizioni ben maggiori, aveva iniziato una guerra aperta contro Padova conquistando pur nella tenace resistenza dei Padovani,la strategica Rocca di Monselice, Montagnana,Castelbardo nel trevigiano, Cittadella, Bassano.Le continue lotte cittadine che sfociarono in vere stragi e la perdita di territori ad opera di Cangrande, costrinsero il Consiglio ad eleggere il 25 luglio 1318 un Capitano Generale a tempo indeterminato nella persona di Jacopo I da Carrara cui affidare il Gonfalone della Città con ampi poteri ed inoltre a chiedere l’ aiuto il duca d’Austria che inviò truppe ” amiche” che provocarono nel territorio soprusi e ruberie maggiori di quelle dei veronesi. Così più per le discordie interne che ad opera di Cangrande, Padova perdette la libertà e l’indipendenza. Per giunta il 22 novembre 1324 moriva Jacopo I da Carrara uomo saggio e stimato da tutti a cui subentrò Marsilio che nelle circostanze, fece buon viso a cattiva sorte e accettò la protezione di Cangrande salvo poi in segreto aderire alla lega antiscaligera di Venezia e Firenze che sconfitto Cangrande, confermò nel 1338 la Signoria Carrarese a Padova. A Marsilio successe Ubertino di Giacomino e nel 1345 Giacomo II figlio di Niccolò promotore della venuta a Padova del poeta Francesco Petrarca e della valorizzazione dell’ Università che era stata interrotta dalla tirannia di Ezzelino. L’ Università Patavina era stata fondata nel 1222 da un gruppo di professori provenienti da Bologna al motto “ Universa Universis Patavina Libertas” –“ Libertà di Padova totale per tutti”. Si riferisce alla libertà d’insegnamento che oggi riteniamo dovuta ma che in altri tempi non lo era e che Venezia dal 1405 principalmente garantirà. A Giacomo II successe Francesco il Vecchio che con il suo lungo governo (1350-1388) e per la sua forte personalità ebbe l’autorità di un vero monarca dando al suo governo indirizzi molto personali esenti da qualsiasi controllo e promovendo una spiccata politica culturale. Dopo Giotto attivo nel primo decennio del 1300 furono chiamati a Padova diversi artisti tra i quali il Guarienti noto per la sua particolare pittura bizantino-gotica, il bolognese Jacopo Avanzi il veronese Altichiero, il fiorentino Giusto de Menabuoi per decorare le stanze della reggia carrarese ed altri palazzi oggi in parte persi. Sia Jacopo II che Francesco il Vecchio accolsero e onorarono il poeta Francesco Petrarca che vollero anche come consigliere in importanti missioni diplomatiche, ultima quella con Venezia nel tentativo infruttuoso di pacificare le due città ( 1372-1373). Agli inizi del 1354 Padovani e Veneziani andavano d’amore e d’accordo uniti nella lotta contro il Visconti ma già nel 1355 l’armonia si ruppe quando Francesco I il Vecchio accolse nel suo palazzo di Padova l’Imperatore Carlo IV che lo nominò vicario imperiale per il Padovano, il Bellunese, il Feltrino, la riviera del Sile, Castelfranco Veneto quest’ ultime terre trevisane tenute da Venezia. Il sospetto sfociò in aperta inimicizia quando re Ludovico d’Ungheria alleato del conte di Gorizia, del Patriarca d’ Aquileia, degli Scaligeri, dei Visconti occupò Conegliano ed assediò Treviso nel 1356. Il Carrarese, pur neutrale all’ inizio, si schierò poi con il Re d’Ungheria che vinta la guerra con Venezia cedendo Zara, era ora protettore dei Signori di Padova contro i quali la Serenissima al momento nulla poteva. Il periodo di Francesco I il Vecchio fu per Padova quello del massimo splendore nel quale la Signoria raggiunse i massimi risultati nell’ arte, nella cultura universitaria, nell’ economia, nelle conquiste militari e nei successi diplomatici, in uno sforzo generale per porre le basi di uno stato territoriale oltre la città. La tensione con Venezia che aveva lo stesso progetto era destinata perciò ad aumentare con alterne fortune tanto che nel 1373 Novello figlio di Francesco accompagnato dal Petrarca, fu obbligato a recarsi a Venezia per chiedere perdono e far atto di sottomissione davanti al Doge e al Consiglio, il che fece crescere a dismisura l’odio dei Carraresi per Venezia. In una successiva guerra tra i Visconti di Milano, gli Scaligeri,i Carraresi, Genova, Venezia fu sconfitta sul mare dai Genovesi che assediarono Chioggia e perdette sulla terraferma il Trevigiano, il Bellunese, il Feltrino ed il Friuli, praticamente tutto il suo territorio. Ma le cose si complicarono con la pretesa di Padova di conquistare Vicenza che era scaligera con un proseguo di guerre e scorrerie con i Visconti di Milano che appoggiavano Venezia. Dopo ben 12 anni di continue guerre che provocarono costi enormi per Padova, i Carraresi si trovarono in una grave crisi finanziaria e di consenso popolare. Francesco pur di salvare la Casata, cedette il comando al figlio primogenito Francesco Novello II. Disgraziatamente Francesco I in una delle tante azione di guerra fu fatto prigioniero dai Visconti che lo imprigionarono a Milano dove morì nel 1393. La sua salma restituita al figlio fu solennemente sepolta nella Cattedrale. Da questa data iniziò il dramma della Casata, quando nel 1404 Francesco Novello II perseguendo l’intento di creare uno stato Carrarese, riuscì ad occupare Verona mentre Vicenza stretta tra i due potenti Carraresi e Visconti, preferì dare la sua dedizione a Venezia il che provocò la reazione di Novello che vedeva rompersi l’unità territoriale tanto cercata. Fu nuovamente guerra sanguinosa con Venezia ma quando anche Verona fece atto di dedizione alla città lagunare, le sorti dello scontro erano segnate. Padova stretta d’assedio dai Veneziani, sfinita dalle guerre e flagellata dalla peste, il 22 novembre 1405 si arrese. Francesco Novello e i due figli furono portati a Venezia per intercedere la clemenza del Doge, ma al motto “uomo morto non fa guerra” furono imprigionati e poi strangolati. Venezia, eliminato l’ultimo ostacolo, si trovò padrona di tutto l’entroterra veneto, friulano e parte lombardo, diventando con tutti i possedimenti in Oriente da città stato ad impero.

Così si spense l’astro dei Carraresi e brillò quello della Serenissima.

Petrini Sante

(Riassunti tratti dal libro Veneti edito da Editor e Publisher e venduto con la Tribuna - il Mattino - la Nuova)


Este - Castello Carrarese
Cittadella - Insegna Carrarese sulle mura

Castefranco - Leone Marciano sulla torre
Marostica - Castello Scaligero


S. Zenone - Torre superstite del Castello Ezzeliniano
Susegana - Castello dei Collalto