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Olio di Luciano Buso





1° MARZO
CAPODANNO VENETO E BATTI MARZO

Batti batti Marso
che Aprie sarà qua,
non sta morir cavaeo
che l'erba nassarà.





AL PALIO DEI MUSSI DE RIESE PIO X- TV
 

... mussi de rassa in competission



 

se ricorda el tempo quando....

...i metéa i putéi nea crìgoea



 

...el pesàro vendéa soeo sardee



 

...a carioea servìa a tante robe



 

...el cavàeo tirava el birocìn



 

..i vendemava coe seste



 

...e i portava e seste col bigòeo



 

...coi poeastri i ciapava qualche schéo



 

... i putéi se contentava de poco



 

...se impastava a farina a man



 

... e el pan se faséa sol forno a legna





Autuno tempo de raccolta...
 

...Vendemàre in alegrìa



 

...Andar nel bosco a trovar brisotti



 

...e castagne



 

...tor su e suche



Aea antica Fiera franca de Basan...
 

...tra un musso e un cavaeo ghe xe na bea difarensa ma tuti e do i xe dei simpatici amissi



 

...tute in posa



 

...scelta dea miss



 

...t'amo o pio bove solitario...



 

Vento d'autunno


Sotto l'impeto del vento
si staccano le foglie,
volteggiano in alto
come stormi di uccelli.

Una pioggia silenziosa
si adagia sull' erba verde,
la colora di chiazze gialle e brune
che il vento muta in continuazione.

 




PRIMAVERA SUL MONTE GRAPPA
 








Al termine dell’ inverno,
la montagna spoglia,
aspetta la primavera












Sciolta l’ultima neve
i prati si ricoprono di crocus.













La vecchia casera assiste al miracolo


















Anche il bosco si risveglia























Poi cento erbe e fiori come per magia rinascono:
narcisi, bottoni d’oro, gigli, margherite, genziane


















All ‘ inizio dell’ estate
arrivano le bestie e gli uomini
per approfittare di quel dono della natura.














25 Aprile Festa di San Marco
 

La Milizia Veneta rende onore
al vessillo del Leon.
Il colore azzurro della divisa
della Milizia riprende quello
tradizionale degli aurighi veneti
che gareggiavano nelle corse
dei cavalli ai tempi
dell’antica Roma.







Bassano del Grappa Maggio 9-10-11 - 2008
Grandiosa ed entusiasmante 81° Adunata Nazionale Alpina
Monte Grappa 90° anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale
con sfilate, discorsi, entusiasmo e buone bevute alpine.

 

Sfilata a Bassano
Reparto con la bandiera di guerra



 

Sfilata battaglione



 

Banda Alpina



 

Labaro con medaglie d’oro



 

Divise alpine della guerra 1915-1918



 

Reduci su mezzi d’epoca



 

Gruppo Esuli Istriani
e Dalmati



 

Gruppo Alpini Nord America



 

Gruppo Alpini Sud America



 

Sfilata a Bassano



 

Commemorazione
a Cima Grappa. mt.1770



 

Monte Grappa
Ca Tasson quota 1443
qualche anno dopo
la battaglia 1917-18



 

Monte Grappa- Solaroi
quota 1500
Lapide a Ricordo

"Di qui non si passa
degli eroici battaglioni
Feltre - Monte Pavione - Val Cismon"



 

Monte Grappa - Solaroi
Ricordo della battaglia



 

Monte Grappa - Asolone
Nei prati ancora i crateri
delle granate dopo 90 anni



 

Monte Grappa
Le vecchie trincee ora fioriscono



 

Cima Grappa
I Caduti riposano
tra i fiori d’estate
e la neve d’inverno








Aea festa dei Veneti
 

Sitadéa gavémo rivisto co nostalgia
i veci mestieri.
Ghe gera:


 

-el scarparo che faséa i sòcoi
de legno imbrocài


 

-el marangon che piaeava


 


- el moéta usava i cortéi


 

- el favaro coi so atressi


 

-el careghéta a impajar careghe vece


 

-el sestàro co sesti e crigoe


 

-el massarin coe so sopresse


 

- el formajaro coi formai de montagna


 

- e a parona de casa che faséa
a poenta par tuti


 

- e par finir allegria col
gruppo "el canfin"



Vicenza- I 500 anni di Andrea Palladio- Un grande Veneto.
 

Andrea Palladio nato a Padova
il 30-11-1508 ha vissuto e lavorato principalmente a Vicenza,
nel Trevigiano e a Venezia.
Egli di umili origini, figlio di un mugnaio, Piero della Gondola, ha iniziato come scalpellino ed ha vissuto e lavorato solo entro i confini della Serenissima.
Eppure dopo la sua morte l’Architettura mondiale influenzata dal suo genio, rinnovando lo stile classico antico,
ha creato meravigliosi edifici non solo
in tutta Europa Russia compresa
ma anche in Inghilterra e poi negli
Stati Uniti (La Casa Bianca)
in Australia e perfino in India.
Per la ricorrenza dei 500 anni
dalla nascita sarà allestita a Vicenza
a Palazzo Barbaran da Porto una grande mostra che poi sarà trasferita
a Londra e New York.


 

- Vicenza – La Rotonda


 

- Vicenza – La Basilica Palladiana


 

- Fanzolo (Treviso) - Villa Emo


 

- Maser (Treviso) - Villa Barbaro



Possagno (Treviso) Settembre-Ottobre
 

Omaggio allo scultore neoclassico
Antonio Canova nella Gipsoteca,
di sera al lume delle lanterne,
come nei tempi antichi.


 

- Teseo vincitore del Centauro


 

- Paolina Buonaparte
come Venere vincitrice


 

- Le Grazie


 

L'ULTIMA VALLE
 

Sembra impossibile ma esiste ancora
una valle solitaria. Nascosta ai paesi
che la circondano, ricca di acque,
prati e contornata da boschi con molte varietà di piante, ci ricorda la natura
dell’ origine, il mondo primordiale che abbiamo scordato, la vera essenza
della natura. Silenzio, colori delle
stagioni, canti di uccelli, fruscii di foglie, mormorio di acque, sussurro del vento,
ci fanno dimenticare il resto e l’uomo si sente creatura nel Creato. E’ una valle accogliente ma riservata e gelosa della sua specificità, da avvicinare da soli,
a piedi, con la giusta disposizione
d’animo, per gustare la magia di quel posto. A vigilare , in simbiosi con essa, come un’ antica quercia, una tenace signora.
(s.p.)



NEBIA NEA VAL DEL PIAVE
 

A Sanzan d’inverno ogni matina,
a nebia se alza par prima.
A se prepara durante a note,
no se sa in quae grote.
Quando scomissia a far ciaro,
te a vedi còrer in sbaro.
A se intorcoea torno i pieroni
e col vento a va su par i costoni.
Ma co a ciapa i primi raj de soe
a sparisse de novo, indoe?
(s.p.)




GIORNATA DEL RINGRAZIAMENTO
 

9 Novembre
Giornata del Ringraziamento.

Prima la devozione, dopo,
un bon piato de poeta, funghi,
museto e radici.




 

BUON NATALE
 








Castelfranco Veneto
opera dell' artista Viola.






BUON ANNO
 

Gli uccelli d’inverno fanno una vita dura. Sotto la sferza del vento, nella neve, stanno in gruppo per difendersi. Nel mattino freddo, dopo una notte di gelo, svolazzano tra i rami nudi per prendere sulle cime più alte un tiepido raggio di sole. Poi tra le stoppie cercano qualche seme che forse non c’è.





 

 

Per combattere le stragi sulla strada
idea choc a Vigonza-Padova
dove in vari incroci sono stati esposti rottami di auto incidentate
con scritte in veneto che di sicuro
faranno pensare i giovani.

Corriere.





PRESENTIMENTO
 

Co ga scomissià a girar e machine
e go visto soea strada
el primo gato morto,
me so impressionà.
Da aèrora, dopo de queo,
go visto tanti gati e cani
drio a strada distirai
e go pensà:
vuto vedàr che dopo
ghe toca anca ai omani a stessa sorte,
parché a veocità
ciama a morte.(s.p.)








STALIN A VENEZIA - UNA STORIA INCREDIBILE
 

Gennaio del lontano 1917
Josif profugo politico da tutti chiamato
a Venezia ”Bepi del giasso”,
per sbarcare il lunario, si adatta
a fare il sacrestano nel convento
dell’ isola di S. Lazzaro degli Armeni.
Alla domanda dell’ abate generale
padre Ignazio Ghiurekian se era un socialista-ateo, rispose che era un
ex seminarista promosso col massimo
dei voti e fu assunto.
Ma in seguito a contrasti tra Bepi
e padre Ignazio sul modo di suonare le campane, il primo al modo ortodosso,
il secondo al modo cattolico, si licenziò. Anni dopo il padre aprendo un giornale
vide incredulo la foto di Bepi ed un
articolo che lo indicava capo dei
comunisti, feroce dittatore e per
tutti Stalin ”l’uomo d’acciaio”.
Bizzarrie della storia.



 


 

Ancora cave e discariche in provincia di Treviso.
 

In mezzo alle nostre campagne molte orbite vuote sfregiano orribilmente il
nostro territorio in attesa di essere riempite di schifezze con il forte
pericolo di inquinare aria e acqua,
beni primari della vita.
Questo è il risultato di una politica regionale e locale irresponsabile
e cieca che non tiene in nessun conto
delle esigenze essenziali dei cittadini
per favorire solo alcuni caimani
senza scrupoli.
E poi con quelle facce di bronzo
ci vengono a chiedere i voti.




Incendio stabilimento De Longhi - Treviso
 

-54 Milioni di Euro liquidati dalle Assicurazioni alla De Longhi.
-43.ooo Euro ricevuti dal Comune di
Treviso dalla De Longhi per
i “disagi “della nube.
-L’ accusa di disastro ambientale
a giudizio degli amministratori di
Treviso è solo una ”vaccata”.
Giudicate voi!




Manlio Cortelazzo
 

E’ scomparso all’età di 90 anni
Manlio Cortelazzo padovano doc,
insigne studioso e professore emerito
dell’ Ateneo Patavino in Linguistica
e Dialettologia e cultore della identità veneta. Molte furono le sue opere pubblicate tra le quali ricordiamo “Dizionario etimologico della
lingua italiana” - “ Dizionario etimologico
dei dialetti italiani” - “Noi Veneti “
“Manuale di cultura veneta”.



1° Marzo
 

Capodanno Veneto e batti marso.




Ricorrenza da ricordare
 

-8 Febbraio 2009- Aperto il passante di Mestre. Finalmente !!

-10 Febbraio 2009-Giornata del ricordo per commemorare le foibe e l’esodo delle popolazioni veneto- giuliano-dalmate nel 1945-1947 dall’ Istria e Dalmazia.

-Verona-200 anni fa- 1809- 2009, si ricordano le Pasque Veronesi quando la città insorse contro l’occupazione Napoleonica. Rievocazione storica.

-Padova 331 anni fa- il 25 giugno 1678- si laureò in filosofia con una tesi su Aristotele Elena Lucrezia Cornaro, la prima donna al mondo che divenne “ doctor”.

-Padova- Nella primavera di 400 anni fa- 1609 -Galileo Galilei per la prima volta puntò il suo cannocchiale verso il cielo e scoprì le montagne lunari, i satelliti di Giove e le fasi di Venere confermando in tal modo la teoria Copernicana.

-Veneto- 500 anni fa-1509- gli eserciti della lega di Cambrai composta da Austria, Francia, Spagna e Papa, sconfiggono Venezia ad Agnadello ed invadono e saccheggiano il Veneto con pericolo mortale per il Dominio della Serenissima che a stento riuscì a salvarsi.

-Venezia -700 anni fa-anno 1309- La città per aver occupato Ferrara viene scomunicata dal Papa Clemente V.

-Venezia-1000 anni fa-anno 1009- moriva Pietro Orseolo II il doge che eliminò i pirati dall’ Adriatico e che istituì la festa dello Sposalizio di Venezia con il Mare che si ripete ancora solennemente il giorno dell’Ascensione. Da questa data inoltre viene ufficializzato il calendario veneto sulla copia di quello romano antico con capodanno al 1° Marzo rimasto in vigore fino all’ invasione napoleonica.

- 25 Marzo di 1967 anni fa (anno 421 d.C.) fondazione di Venezia. Cerimonia Solenne a palazzo Ducale.





Primavera nell’ Asolano












 


Nuvole di primavera
 

Chiudo gli occhi,
volgo il viso al sole
e non penso più.
Non ho peso,
non ho voce.
Non sento più niente.
Respiro profondamente
e mi lascio andare
trasportata dal vento,
lontano…
lontano…
come una nuvola
che cambia continuamente,
fresca di pioggia,
libera come l’aria,
immemore,
insensibile,
invisibile,
ai tuoi occhi
e al mondo
(Angelita Bonin)




Nel bosco
 

Mi vien da agire esatto e in sacra ebrezza
più tra i boschi che in mezzo alle cattedrali,
pur se loro mi spaziano in altezza
lì pigola un fruscio che mi dà l’ali.
Fra i guizzi dei pennuti bianchi e neri
ed ingenui silvestri attenti sguardi,
tra gli erti faggi tendinei e leggeri,
gli abeti a filtro e i raggi a mò di dardi.
Vi è una radura in tondo
e un occhio d’alto azzurro
spira pel verde fondo
luce e brezza e sussurro.
Godo a ciglia socchiuse
felci e resine e muschio e m’abbandono
a risonanze effuse
da intensi fiori e trilli d’oro in suono.
Funghi posano a gnomi.
Si pertugia un brillio e gli anfratti allieta.
S’arcuano pigne e aromi.
Sogna le vette bianca pietra quieta.
(Dott. Paolo Stefanini)





Vecchio Muson
 

Ho rivisto dopo anni,
in Marzo, il vecchio Muson.
Non è cambiato, solo un po’ trascurato,
ma con l’acqua scintillante
e fiori selvatici sulle sponde
nell’ennesima primavera della sua
lunga storia.
Sono entrato curioso tra gli alberi
intricati e da lontano, nell’ acqua,
ho visto muoversi una macchia bianca.
Bello, ho pensato, ci sono gli aironi!
Mi sono avvicinato piano
e nascosto ho guardato curioso.
Era un sacchetto di plastica ed altre schifezze dei soliti porconi.





Paesaggio Veneto - Dalle Ville Venete ai Capannoni di cemento
 


C’era una volta un Veneto, povero ma bello, con ville e case coloniche inserite armoniosamente nel paesaggio
secondo un antico criterio di tradizione
ed estetica.
Ora uno sviluppo necessario ma caotico
e senza controllo, ha determinato uno stravolgimento del paesaggio che comporta per chi a a cuore il proprio territorio, una grande preoccupazione.
E’ il lato negativo di un progresso mal concepito che si poteva evitare.
Ora siamo meno poveri ma più brutti.



Villa Emo - Fanzolo

 


Val Zoldana


S.Vigilio - Lago di Garda

 


Colli Euganei


La laguna di Caorle
 


Macedonia attuale


Cave nella Valle del Piave
 


Pedemontana del Grappa (prima)


Pedemontana del Grappa (dopo)

 




A proposito di Crisi:
 

quando usciremo dal tunnel…
…ci sarà tanta nebbia!





Venezia 9 Maggio 2009
 

-12° Anniversario dell’ occupazione
dei Serenissimi del campanile di S.Marco


 

Appunti di Maggio
 

-Valbrenta-
Dopo gli oscuri e freddi mesi invernali,
le vecchie case e le antiche rocce si
godono il sole di maggio.




 

-Un tappeto di fiori
festeggia la nuova primavera


 

-Un mosaico di verdi
accompagna l’ultima neve.


 

-la vita ritorna attorno
alla vecchia casa abbandonata.





Deisie de staion
 

Sparasi e ovi


 

Risoto de bruscandoi





Siese in fiore
 

A majo, anca a semplice siesa
fatta de spinari, sambugari
e piante selvadeghe
che da sempre, sensa pretese,
accompagna na rosta o un fosso,
a ga anca ea el so momento magico
quando a se veste de nove
foje e fiori profumai.
Intanto tra i so rami e ave
e i osei fa festa.





 

Quando fiorisse e robine,
anca a pì semplice stradéa
de campagna deventa na via trionfae.


Ricordi
 

Era il solstizio d’estate del 1918
ed i narcisi profumati, i ranuncoli gialli,
gli azzurri nondiscordardimè
e cento altri fiori rivestivano
gli aerei prati dei Colli Alti sul Grappa.
All’ improvviso,
il canto lugubre della mitraglia cominciò
a falciarli e con loro, molti uomini caddero
tra quei fiori spezzati e sangue copioso
bagnò quella terra.
L’anno dopo, quando tutto era finito,
i fiori spuntarono nuovamente,
belli, profumati, innocenti,
come nulla fosse accaduto.
La natura non si era accorta
di quella tragedia.
Solo il nostro ricordo ne mantiene
la memoria.






Parte il giro d’Italia del Centenario
 

Nell’ attesa di andare in bici
i campioni Basso, Simoni, Armstrong
vanno in gondola.
(foto dal Gazzettino)



I nuovi eroi
 

Gli eroi combattono ancora
sulle strade del Giro e del Tour
contro gli altri e contro se stessi.
Lottano contro il tempo e la paura,
contro la sorte avversa,
contro la fatica e la sfiducia,
contro pianure infuocate,
contro montagne ostili e gelate,
contro un muro di gente urlante.
Hanno lo spasimo dell' ultima sofferenza
di chi ha una sola occasione
per essere acclamato Eroe.

s.p.



 

Le Frecce Tricolori festeggiano
i 100 anni del Giro.
(foto dal Gazzettino)




Appunti d'estate
 

- Giovinezza, caldo, acqua fresca,
momenti irripetibili..


 

- Quando si giocava al pallone,
spensierati in libertà senza sponsor,
c.t., t.v.e relativi milioni.


 

- Alcune estati fa quando noi
eravamo forti, quasi i primi.


 

-Estate, quando i sogni si realizzano.

Festa d’estate
Alla festa d’estate
i ragazzi e le ragazze
vanno insieme,
chiacchierano, ridono
e mostrano
quello che hanno di più bello:
la loro gioventù;
poi invitati dalla musica,
ballano sotto la luna.
Questa notte
si apre per loro
una nuova vita.
Danzando
L’orchestrina cominciò a suonare
e si sparsero intorno le note
che divennero presto musica.
Dal gruppo,
si staccò una ragazza
e cominciò a ballare sola.
Presto il ritmo della lambada
la trasformò per magia
in pura armonia d’emozioni ed intenti,
quale ninfa
che satiro gagliardo
desidera animoso concupire.
s.p.






 

-Estate in montagna:
anche dalle rocce nascono fiori.





Osservazioni di sfuggita.
 

-Scambi culturali:
dal lontano oriente è arrivata
incredibilmente nel porto di Venezia
una antica giunca piena di…..
moderni cinesi.


 

-Pensieri al vento.



Piacevolezze estive.
 

-D’estate al mattino in montagna
le “signore vacche” si guardano
allo specchio.
Anche loro sono vanitose: la bella
si mette in posa con sullo sfondo
la Regina delle Dolomiti, la Marmolada.
Poi vanno tranquille a pascolare tra le nuvole e di tanto in tanto,
lasciano sull’erba delle belle ciambelle
(dette dai nativi boasse).






 

-E’ piacevole d’estate camminare
in montagna al sole e all’aria fresca
e dopo un po’ stanchi,
sedersi sull’ erba per riposare.
Ma attenti alle….ciambelle!





La tempesta.
 

Era una notte chiara d’estate
cullata a tratti da un venticello sbarazzino.
Nel campo cantavano i grilli,
nel fossato le rane.
Gli alberi riposavano tranquilli
mentre la luna percorreva pigra
il suo cammino tra le stelle.
Solo lontano, dietro i monti,
qualche lampo segnava il cielo.
All’ improvviso il tuono si fa più vicino
e si leva un vento furioso.
Il cielo ora privo di stelle, percorso
da lampi e tuoni violenti,
lancia proiettili di ghiaccio che sinistri
martellano ogni cosa accompagnati da
colpi sordi e schianti improvvisi.
E’ un incubo che sembra non finire.
Finalmente si placa e si allontana.
Al mattino un sole pietoso illumina
una scena desolata.
Un pugno feroce sembra piombato
tra i poveri alberi e le cose,
vittime innocenti di tanto furore:
Le piante divelte ed i rami spezzati
iacciono schiacciati per terra
ed i pochi frutti rimasti pendono
iseramente dai rami spogli.
Tegole e pezzi di cose sono ovunque
ome impazzite.
Inspiegabilmente la Natura si è rivoltata
contro se stessa:
la Distruzione ha cancellato la Creazione.






Il direttore e il merlo.
 

Nella splendida cornice di villa Maser
capolavoro del Palladio e del Veronese
per il 50° della loro fondazione i Solisti
veneti con il loro direttore
Claudio Simone hanno dato un concerto
con le meravigliose musiche del
ettecento veneziano di Bonporti,
Marcello, Tartini, Vivaldi.
Tra alti alberi che contornano
il teatro all’ aperto si univa al concerto
il gorgheggio gioioso di un merlo che
pareva dicesse: anch’ io conosco bene
le note. Al battimani il maestro
ha esortato il pubblico a fare il bis
anche per il merlo che a suo giudizio è
stato all’ altezza della situazione.






Il merlo e la TV.
 

Sto disteso sul letto e dalla finestra
perta odo il canto meraviglioso
di un merlo sui vicini alberi.
Canta dalle prime luci dell’alba
al tramonto, dicono quando
la compagna sta covando.
Dedizione, protezione, gioia, chi lo sa?
È commovente.
Dalla porta aperta giunge dall’altra
stanza il gracchiare supponente
ed inutile della tv.
Chiudo la porta e ascolto rapito
il concerto del merlo canterino.



Altri tempi.
 

Adesso in giugno tuti pensa ae ferie,
mari e monti, ma 50 anni fà nee nostre campagne a sta stajòn, a pì grande preocupassiòn gera de tajàre e bàtere
el fromento. Tuta a fameja de contadini géra impegnada so sto importante laoro: prima omani e fémane dovéa tajarlo a
man col messorìn sol campo, ore e ore soto el soe rovente, dopo fate e faje e i bignòti se spetàva che rivasse a
machina par baterlo soa corte de casa.
In mezo a un polveròn dea maéora,
i omani dal caro butàva e faje nea
machina che da na parte faséa cascàr
el gran nei sachi, come un fiume de oro,
e daea parte oposta el mandava fora a
paja che a vegnéa imuciàda nel pajaro
che servìa dopo a far el léto ae bestie
nea staea. Quando géra tuto finìo,
i omani se rasentàva daea polvere e
dopo tuti in cusìna dove e done gavéa preparà un pranso par l’ocasìon:
prima menéstra par paràr zo a polvare, dopo carne lessa, pan e saeado e vin
clinto de queo che fracàva tuto.










 

A San Zenone degli Ezzelini (Treviso)
c’è stata la rievocazione storica
dell’ eccidio il 24 Agosto1260 giorno
di S. Bartolomeo da parte delle milizie papali e guelfe tra cui quelle di Padova
e Vicenza, della famiglia degli Ezzelini da Romano ( ricordata anche da Dante
nel 9° Canto del Paradiso) che con la protezione dell’ Imperatore Federico II° aveva sottomesso e tiranneggiato gran parte del Triveneto e della Lombardia.

-Apre il corteo



 

- Suonano le trombe, rullano i tamburi.



 

- I due schieramenti si preparano
alla lotta e si lanciano un contro l’altro.




 

- Si lotta senza esclusione di colpi
con caduti sul campo.


 

- Alla fine però esausti, davanti ad
un grosso cosciotto di bue, gli animi
si placano, depongono le armi e torna
la concordia e l’allegria,
con buona pace di chi è morto.

 

 

La storia raccontata a metà
I Ladini di Cortina si apprestano a commemorare dopo 500 anni Massimiliano I e la loro annessione
all’ Impero Asburgico.
Faccio riferimento a quanto scritto su “ Dolomiti, terra ladina (non tutte !)” del 11-8 Corriere Veneto a cura di Elsa Zardini dove la stessa esalta la figura e l’azione di Massimiliano I.
Bella tempra di condottiero Massimiliano che invase nel 1509 i territori della Serenissima (in precedenza le aveva prese) dopo che Francesi e Spagnoli avevano già mosso i loro eserciti e da buon tedesco non risparmiò al nostro territorio distruzioni ed eccidi (Feltre fu incendiata e i primogeniti delle principali famiglie trucidati) per poi impantanarsi davanti a Padova che non riuscì a prendere e scornato se ne tornò sui suoi passi oltre le Alpi. Qualche secolo dopo furono gli stessi tirolesi campioni di libertà che i ladini tanto ammirano, a reprimere a fucilate i patrioti delle 5 giornate di Milano. Come si vede dal Barbarossa la storia si ripete e non passa secolo che non vengano a rompere le scatole. Ma i Ladini di Cortina e loro assimilati che hanno nomi e cognomi che non sono tedeschi li considerano grandi amici.
E’ solo una illusione pericolosa per l’autonomia stessa dei Ladini che fa il gioco degli altri, non ci vuole molto per capirlo. La storia bisogna scriverla per intero non a metà come fa la pasionaria Elsa Zardini oppure si lascia perdere.



Incontri d’estate su Monte Grappa

 

D’estate, girovagando per il Grappa,
a piedi o in macchina, si incontrano
continue sorprese perché essendo
una montagna vicina alla pianura,
bella,costellata di malghe
e con ricordi storici, è da sempre
il paradiso dei naturalisti e sportivi.


 

 

- Sante,Gino e Attilio instancabili camminatori di questa montagna
davanti ad un caratteristico
“fojaroeo”antico ricovero per i pastori.


 

 

- Due camosci saltano tranquilli
tra i dirupi delle Meatte.




 

- Alcune stelle alpine si protendono
da una parete di roccia verticale.




 

- Mucche in libertà gustano felici
la profumata erbetta dei pascoli.




 

- Cavalli si godono il fresco
del mattino.




 

- Alla malga Cason Vecio
ottimo Morlac e Bastardo
servito da una bellezza locale.




 

- Sei speciali ragazze del gruppo
calcetto cinque “Abilidosa”
si stanno caricando prima della gara.


 

 

- Due stagionati giovanotti
Sergio e Bepi si sfidano nuovamente
al calcetto balilla.




 

- Ciclisti pedalano sudando
verso la vetta.




 

- Nel cielo volano i nuovi Icaro.




 

- Resti di trincee guerra 1915-1918.




 

- Sul Monte Tomba rievocazione
internazionale della battaglia
Solstizio 1918 alla quale parteciparono
Italia, Francia, Belgio, Inghilterra,
Stati Uniti, Austria,Germania, Ungheria.




 

-Vecchie e nuove generazioni
di Alpini. (Remo,Renzo e Sante con un
vecchio Alpino ed una nuova promessa).






 

Poi quando arriverà l’inverno la neve
ricoprirà ogni cosa e cesserà ogni
attività per riprendere con fervore
la prossima estate.
Così il Monte Grappa ci riserva
sempre anno dopo anno continue
piacevoli sorprese.




 

Una mano da sicurezza.








Mondiale 2009 di ciclismo
A Mendrisio ,Tatiana Guderzo di Marostica (VI) ha vinto l’oro del Mondiale di ciclismo femminile.
L’altra vicentina Cantele è arrivata terza.
I risultati del ciclismo veneto, lo sport più amato nella nostra regione, parlano da soli.

 

Al traguardo

Il sorriso e le braccia alzate
del vincitore dopo lo sforzo
massimo nella corsa,
sono l’espressione più umana
ed esaltante di chi ha sofferto
ed ottiene il sospirato premio.
Le braccia al cielo per la vittoria,
abbracciano il mondo,
il sorriso ringrazia la buona
sorte e la gente che applaude.
(foto dal Corriere)







A Ramon di Loria grande Festa Alpina.

 

Dopo la cerimonia
ed il pranzo comunitario,
le vecchie canzoni alpine e popolari
dell’ orchestrina “ El Canfin”
ci hanno allietato con le genuine,
allegre melodie dei nostri monti:
-Le stellette, Figli di nessuno,
La colpa fu, Cuore Alpino,
La Gigia l’è malada, Chiesetta Alpina,
El barcarol del Brenta, Le mie valli,
Vinassa Vinassa, Sul rifugio,
La Teresina, Sul ponte di Bassano etc. Una boccata di aria fresca!
www.fonola.it






L’incredibile storia di Giovanni Dalla Costa da Pederobba,
cercatore d’oro in Alaska.
La storia di Giovanni dalla Costa e della sua famiglia da Pederobba –Treviso, è il ritratto crudo della società veneta rurale dopo l’unione del Veneto all’ Italia ma anche la storia di molti Veneti che costretti ad emigrare con tenacia e determinazione riuscirono però a riscattarsi da quella situazione di miseria. Era nato nel 1868 da una famiglia contadina che pur lavorando in affitto alcuni terreni ai piedi del Monfenera non se la passava proprio male come purtroppo altri della zona. Ma all’improvviso una notte d’autunno, un devastante incendio distrusse la loro casa ed il raccolto accumulato, lasciandoli sul lastrico. Cercarono aiuti dal Governo, dalla banca, da altri ma non ne ebbero e privi dei mezzi per sopravvivere, mancando il loco il lavoro, furono costretti ad emigrare. Per primo nel 1886 partì Giovanni per la Francia dove trovò lavoro in una miniera e poter così mandare qualcosa alla famiglia. Ma non soddisfatto pensò di emigrare negli Stati Uniti dove non mancavano lavoro ed opportunità di fare fortuna. Si imbarcò a Le Havre, sbarcò a New York e con i primi treni costa a costa si diresse in California dove aveva sentito si cercava e trovava l’oro. Ma a San Francisco la corsa all’ oro individuale cominciata 20 anni prima era già terminata per cui dovette riprendere il lavoro di minatore salariato in una miniera industriale del Montana. Arrivavano però voci che in Alaska era iniziata una nuova corsa all’ oro ed il nostro Jack, così lo chiamavano, deciso a trovare la sua fortuna, si imbarcò per quella terra a quel tempo sconosciuta e coperta di ghiacci per buona parte dell’ anno. Sbarcato, si addentrò a piedi, a cavallo , in canoa in quella terra selvaggia con altri avventurieri animati tutti dal miraggio dell’ oro. In particolare strinse fraterna amicizia con Felice Pedroni (Felix Pedro) un modenese di Fanano che già aveva fatto quel tipo di esperienza mentre nel frattempo li raggiunse anche l’altro fratello Francesco. Per alcuni anni risalirono fiumi, attraversarono con le slitte foreste e montagne innevate alla temperatura media di 30-35 sotto zero con punte di 45-50 quando anche i cani da slitta morivano assiderati, tormentati dai lupi, mangiando scatolame, carne secca e fagioli, dormendo nelle tende o in baracche di fortuna col rischio di morire congelati mentre nella breve estate erano assaliti continuamente da nugoli di zanzare. Di quando in quando si fermavano per esplorare il terreno che per essere scavato doveva prima essere scongelato con grandi fuochi. Avevano imparato dagli indiani a lavorare lentamente per non sudare altrimenti la pelle bagnata si sarebbe subito congelata. Finalmente dopo quasi due anni arrivò il giorno fortunato ed in un posto lungo il fiume Yukon la loro tenacia fu premiata : Pedro e Co. trovarono l’oro in gran quantità. In quella località che è ora una città chiamata Fairbanks un busto ed una targa ricordano Pedroni e quella data il 9 aprile 1903. Divenuto in poco tempo ricco Jack ( Giovanni) decise di tornare in Italia ma a San Francisco fu in circostanze oscure derubato del suo oro e dovette ritornare in Alaska a scavare nuovamente e per di più preso in giro dagli altri. Nel giro di un anno era nuovamente straricco e questa volta partì direttamente con destinazione Pederobba. Quando vi giunse nel 1905 dopo quasi 20 anni nessuno credeva alla sua storia ma quando cominciò a comperare case e terreni e depositare in banca monete d’oro ,tutti si convinsero e lo considerarono il loro campione. Nel frattempo però la sua famiglia si era dissolta. Stremati dai debiti che non riuscivano a pagare, il fratello Giacomo andò a lavorare nel sud della Francia dove si accasò con una francese e perse tracce dei fratelli, mentre il padre Luigi , la madre Teresa , l’altro fratello Gaspare ed una sorella, venduto quel poco che avevano, emigrarono con il viaggio pagato a Montevideo in Uruguay per poi passare nel vicino Rio Grande do Sul in Brasile dove misteriosamente scomparve la sorella e tra difficoltà , ma con tenacia aiutati più tardi anche da Giovanni, impiantarono una locanda a Guaporé. Giovanni dalla Costa intanto a Pederobba era stato raggiunto anche dal fratello Francesco ed entrambi decisero dopo tanto peregrinare di mettere su famiglia. Giovanni conquistò e sposò Rosa Rostolis che portò in un favoloso viaggio di nozze a ripercorrere le sue tappe americane non più in tenda ma in alberghi di lusso, sino a Fairbanks in Alaska. Dal matrimonio ebbe un figlio Francesco e 4 figlie e a Pederobba si occupò prevalentemente dell’ amministrazione dei suoi beni e della coltivazione dei terreni, non mancando però di aiutare chi aveva bisogno e di godere dell’ amicizia dei paesani. Pure Francesco si sposò con Maria Poleselli ritornò in Alaska con lei, ebbe diverse figlie ed iniziò una redditizia attività edile che lo portò a trasferirsi prima a Roma poi in Toscana. Ma la tranquilla vita di Giovanni stava per essere nuovamente sconvolta dallo scoppio della prima guerra mondiale. Dopo la ritirata di Caporetto, il fronte si era assestato sulla linea Grappa, Piave e Pederobba era al centro. In fretta e furia il paese fu evacuato e la famiglia di Giovanni, portando il minimo indispensabile fu profuga per più di un anno a Pavia dove un’ altra disgrazia li colpì con la morte per l’epidemia di spagnola della figlia Resi. Al ritorno trovarono solo desolazione. La casa era sventrata , il mobilio rubato o distrutto, una cassa contenente cose personali e di valore nascosta nel terreno in giardino era stata scoperta e ripulita, le monete d’oro depositate presso la Banca di Valdobbiadene erano state sequestrate dagli austriaci. Così Giovanni si ritrovò nuovamente a zero e né governo né le banche erano disposti ad aiutarlo. In più dopo la guerra i prezzi di tutti i beni e generi erano triplicati e con i pochi soldi rimasti aveva appena per sopravvivere. Ma la tenacia di Giovanni non lo abbandonò, si diede da fare per rimediare a quella situazione pur tra mille difficoltà e ci riuscì ma i bei giorni passati erano ormai un sogno. Dopo 10 anni trascorsi tranquilli mentre i figli crescevano e Giovanni stimato e amato da tutti era diventato un saggio patriarca, purtroppo il primo giugno del 1929 colpito da un improvviso arresto cardiaco, all’ età ancor giovane di 60 anni morì. La prematura mancanza di Giovanni lasciò la famiglia in gravi difficoltà. A causa della grave crisi del 1929, la moglie Rosa fu costretta a vendere quello che era rimasto terreni e pure la casa, ma ebbe anche la soddisfazione prima di morire nel 1955 di vedere i suoi figlioli ben sposati e Francesco rifarsi una solida posizione. A ricordo di questa incredibile storia, nel cimitero di Pederobba c’è una lapide funebre dove sta scritto: ”Giovanni dalla Costa umile mite buono, lavoratore tenace ad ardue imprese nella gelida inesplorata Alasha diede gli anni suoi migliori, alla famiglia poi dedicò tutto se stesso, fine immatura lo colse lasciando nel dolore i suoi cari ,nel mesto compianto tutti i buoni”. Un bell’ esempio da ammirare e tenere sempre presente.
Questo riassunto è stato tratto dal bel libro di Dario de Bortoli “ Jack Costa- L’epopea di Giovanni dalla Costa, il Trevisano che cercò l’oro in Alaska e lo trovò”
Editore. Franco Angeli - www. francoangeli.it


Lo scavo fortunato


Giovanni e la sua famiglia a Pederobba




AUTUNNO

 

-Ultimi sprassi de luze nel bosco







 

- Prime nebie autunai




 

- Xe tempo de maroni rosti






Il miracolo dei funghi chiodini.

 

In questa stagione andare per funghi
è un’ emozione unica perché si
partecipa ad un miracolo della natura:
da vecchi ceppi ormai rinsecchiti,
sfiorati da un inaspettato soffio di vita,
spuntano per magia questi bei
fiori carnosi e teneri, come se una mano
compassionevole avesse accarezzato
questi ruvidi tronchi e ridato loro per
poco nuova linfa.
Trovarli nel groviglio del bosco è come
riconoscere un vecchio amico tra una
moltitudine anonima.
Assaporare poi il loro delicato
profumo in un buon risotto è come
ricordare il sapore dei baci giovanili.








Sguardi autunài su Venessia

 

-un gondoìn afronta l’acqua
imbronciada nel canal dea Giudecca




 

-un gabiàn infredoìo sora na brìcoea




 

-un vecio bragosso da pesca




 

-na mostruosa nave da crociera
ancorada a riva dei Schiavoni




 

- a Césa de S. Francesco dea Vigna
opera del Palladio




 

-Dintorni dea césa

Lontàn dai posti turistici pieni de zente,
par cae, campi, ponti e rii de na Venessia
dove el pungente vento autunae
se infìa tra muri de antiche case, cése e paéassi deserti
che el tempo e l’acqua ano dopo ano coròde lentamente,
el pensiero va a quando ste piere e gera testimone
de atività, zoghi, amori, ciàcoe, barufe, devossìon.
Adesso se vede soeo qualche passante
e ste mura xe oramai simulacri de un tempo che non ritorna.
A so beessa dà ancor pì tristessa.







 

- A neve ga messo un mantéo
bianco ae casée de cane




 

- E pìegore xe tornàe al piano




 

- Clima nataìssio: anca lori se vol ben




 

- Magìe della neve






 

- Bon Nadae
Sto Nadae
tra e tante robe inutii,
el ga portà na roba vera , a neve,
neve fina, geàda e un fredo can.
El me ga ricordà el Nadae de na volta
quando el povaro Bambin
nasséa al fredo e al gelo.
Aeora no servìa robe o paròe inutii
ma na coverta, na menestra
e un toco de legno sol fogo
par tuti i povari Cristi nati
e restài nea vita nudi.







Fine anno 2009 - Anno internazionale dell’ Astronomia.

 

Gira il mondo gira…
“Gira il mondo gira, nello spazio senza fine, con gli amori appena nati,
con gli amori già finiti, con la gioia
e col dolore della gente come me..”
Come ben dice la canzone di
Jimmy Fontana, negli infiniti spazi
siderali girano incessantemente
deserti e silenziosi i pianeti, le stelle,
le costellazioni,le galassie.
Tra miliardi e miliardi di stelle,
solo sulla nostra minuscola terra,
dopo l’oscurità della notte viene la
luce del giorno e la luce del giorno
porta calore , il calore la vita,
la vita le passioni, le passioni portano
gioie e dolori per un’ umanità
sperduta nell’ immenso universo
che si domanda il perché di questo
moto perpetuo di creazione e
distruzione, se per volontà superiore
o per effetto del caso e se vita, morte,
bene, male, pensieri, azioni
avranno una rispondenza o tutto si
perderà nel nulla.
“..il mondo insegue sempre il giorno,
ed il giorno ed il giorno verrà..
..il mondo, soltanto adesso io ti
guardo, nel tuo silenzio io mi perdo e
sono niente accanto a te..”
E’ il mistero dei misteri.
Una fede potrà aiutarci.
Nel frattempo cerchiamo di difendere
questa unica Terra perché un’altra di
ricambio al momento non c’è.
Auguri in tal senso per il 2010
e per gli anni futuri.







A CASTELFRANCO VENETO una mostra senza uguali:
GIORGIONE dal 2-12-2009 al 11-04-2010
www.giorgione2010.it - call center 800.90.44.47

“ nessun destino di poeta comparabile al suo, in terra. Tutto, o quasi, si lui si ignora; e taluno giunge a negare la sua esistenza. Il suo nome non è scritto in alcuna opera e taluno non gli riconosce alcuna opera certa. Pure,tutta l’arte veneziana sembra infiammata dalla sua rivelazione …”
Gabriele D’Annunzio, Il fuoco ,1898.

 

Il segreto: pittura senza disegno

- Pala di Castelfranco




 

- Le tre età dell’ uomo




 

- La tempesta







IL MONTE GRAPPA
Quante volte il Grappa
ci ha accolto a braccia aperte
tra i suoi boschi odorosi e prati fioriti
sopra pianure nebbiose,
montagne,terre e mari lontani,
in solitudine o in allegra compagnia.
Ci ha donato
i profumi della primavera,
il calore ed il fresco dell’ estate,
gli incredibili colori dell’ autunno,
il sole nella neve dell’ inverno,
senza chiederci nulla,
solo un po’ di fatica e poesia.
Le sue rocce antiche ed eterne,
la sua storia semplice ed epica,
le sue albe e tramonti dorati,
le stelle alpine che adornano le pareti,
i fiori che impreziosiscono i prati,
i nuovi Icaro che volteggiano nell’ azzurro,
gli Sportivi che scalano la cima
la Madonnina che sta sulla vetta,
ci dicono che è la Montagna più vicina al Cielo
dove i Caduti riposano
tra i fiori d’estate e la neve d’inverno.
(Sante Petrini)






Il Piave, un’Arteria vitale del Veneto
L’ Epopea del Fiume dall’Età della pietra alla globalizzazione.


Testo su: "Note Storia"






Xé Carnevàe!
 

Carnevae
xe na bea invensìon
parché te permete de fare
queo che nea vita
te voi desiderare.
Coea scusa dea mascara,
te pol far par na volta a femena,
el prete o el poitico,
méterse a goba,
caminar sòto,
far el bufòn in publico,
mandar sbarlefi
e farla franca.
Tuti dovarìa na volta
provar sta ebressa,
parché come dise el deto,
val pì na sodisfassion
che aver in scarséa un milion.
Carnevae se nol ghe fusse,
bisognarìa inventarlo.(s.p.)












Sogni
 

A savìo l’ultima:
El Berlusca se vol far mussulman
par aver un harem de fémene.
Bon, speremo ch’el se ricorda
anca de noaltri.







Il mondo alla rovescia, ovvero nel paese dove:
 

-La repubblica è fondata sul lavoro
ma ha il record europeo delle
tasse sul lavoro.

- Il mondo rovesciato sarà difficile
raddrizzarlo, poi essendo rotondo...









Domanda Storica:
 

Riuscirà il Vento del Nord a liberare
il nostro paese dalla cappa di smog
che lo opprime?
Dovrebbe soffiare forte per anni.







Ancora cave e discariche nel Veneto.
 

In mezzo alle nostre campagne molte
orbite vuote sfregiano orribilmente
il nostro territorio in attesa di essere
riempite di schifezze con il forte
pericolo di inquinare aria e acqua,
beni primari della vita.
Questo è il risultato di una politica
irresponsabile e cieca che non tiene
in nessun conto delle esigenze
essenziali dei cittadini per favorire
alcuni caimani senza scrupoli.

E poi come se niente fosse
ci vengono a chiedere i voti.





 






Quale passato?
Quale futuro?













Questo!








È Primavera
 




 




 

- Aprite le finestre al nuovo sole, è primavera…



 

- O campagnola bella, tu sei la reginella…



 

- Non ho l’ età, non ho l’età per amarti…








A Conegliano (TV) - Palazzo Sarcinelli dal 26-2 al 2-6-2010
Mostra “ Cima da Conegliano- Poeta del Paesaggio “

Pittore veneto della prima metà del 500 ma purtroppo morto giovane, così scrisse di lui
Bernard Berenson “nessuno maestro del tempo sapendo rendere al pari di lui l’atmosfera argentea che, leggera e ampia, bagna il paesaggio italiano.” Già nel 1489 Joanes Baptista si trasferisce da Conegliano a Venezia dove apre in proprio una bottega tra quelle importanti del Bellini e del Vivarini, ottenendo importanti commissioni. Lavora anche fuori Venezia in Emilia dove realizza opere per Chiese cittadine ma conserva l’attrazione limpida del paesaggio collinare della sua Conegliano che fa dire a
Marco Boschini nel 1674 “par che con la Natura e ‘ l se afradela”.
Nella mostra del 1962 Pullucchini dirà di un Cima che “porta in tutte le sue opere un segno di rigore stilistico d’una sottigliezza quasi alessandrina”. Mentre una tela del Tintoretto la afferri nella sua immediatezza che è il risultato del procedere rapido ed incalzante della visione artistica,
una tavola del Cima va assaporata analiticamente.
Allora soltanto ci si può rendere conto della qualità raffinata della sua fantasia espressiva,
delle sue riflessioni sottili del suo sentimento.

 

- Madonna con Bambino
Bologna - Pinacoteca Nazionale.



 

- Riposo durante la fuga in Egitto
Lisbona Museo Calusta - Gulbenkian



 

- Endimione dormiente
Parma - Galleria Nazionale



 

- Madonna in trono con Bambino
e i santi Giacomo e Girolamo
Vicenza- Musei Civici - Palazzo Chiericati








 

Dopo aver tanto sferragliato sui binari di
mezza Europa, visto tanti paesi e trasportato
moltitudini di persone, l’ anziana locomotiva
è venuta a fermarsi nel bosco del Fagarè
resso Cornuda- Buon riposo vecchia signora,
se lo merita.









Costruita dalla storica fabbrica di Giobatta e Piero Garbellotto di Conegliano è stata presentata al Vinitaly di Verona la più grande botte del mondo in legno di rovere capace di ben 33.000 litri
per l’affinamento del vino Amarone della Ditta Tommasi di Pedemonte
di Valpolicella-Verona catturando il prestigioso Guinnes World Records.
Evviva.







Na bea tradission.
 

Aea seconda domenéga dopo Pasqua,
xe costume dea zente de Loria de andar
come da antica tradission e devossion
in peegrinajo aea Madona de Sendroe.
Dopo a messa soéne, tuti se ritrova
aea Caneva dei Biasi par na bona marenda
a base de fugassa, ovi, sopressa e vin bon
in alégra compagnia.
Albino che da ani el xe animatore de sto
incontro, za da qualche dì el se ga dato
da fare par preparar e fugasse coi ovi
de casa, el ga impastà e fato levar a
massa diverse volte come vol a régoea
e dopo le ga cusinàe sol so forno a legna,
mandando un profumo e na fragansa uniche.
Altro che quee industriai ! Bisogna esser
grati a Albino e quanti par passion i porta
vanti sta tradission che a ne permette
de tornar par un dì ai tempi passai fora
ell’anonimo e banàe andasso moderno.












 

Il Giro d’ Italia giunge nella bella città
di Asolo dai cento orizzonti come la chiamò
il D’Annunzio, dove dopo ogni curva si
aprono nuovi panorami. Vi si incontrano
agnifiche ville palladiane, vecchie case
coloniche adagiate sui colli, antiche chiese,
bei paesetti, vigneti, oliveti, alberi con ogn
tipo di frutta, castagneti, querceti, boschi
di noccioli allietati dal canto degli uccelli.
Tutto si fa ammirare per l’armonia che
un’ esperienza secolare ha saputo creare
tra l’uomo e la natura. In alto, l’antica
Rocca avvolta nella storia, fa da guardia
alla città in basso, dove eleganti portici e
negozi , armoniosi palazzi, gente affabile,
accoglienti osterie e bar, una bella piazza,
invitano ad una piacevole sosta.
























9 Maggio 2010 - Piazza S. Marco - Venezia

Nell’ anniversario dell’ occupazione del Campanile di Venezia da parte dei Serenissimi nel 1997,
per commemorare tale data si sono dati appuntamento alla base del Campanile Albert Gardin e altri
cinque autonomisti con la bandiera di S. Marco, guardati a vista e diffidati dai poliziotti della Questura.
Ecco un buon sistema per farsi pubblicità ed alimentare un mito.





16 Maggio,nella Festa dell’Ascensione (dea Sensa) Venezia nella persona del Sindaco
ha rinnovato il rito dello Sposalizio con il Mare, gettando da un corteo di barche l’anello
che la unisce all’acqua, tradizione risalente all’anno mille quando furono
debellati i pirati nell’Adriatico e che il Doge ripeteva ogni anno aea Sensa.







L’orso Dino in un mese ha ucciso ben 14 asini nell’Altipiano di Asiago senza essere localizzato. Evidentemente è più furbo dell’uomo moderno che non sa più essere cacciatore.






 

Finalmente le Dolomiti sono
diventate Patrimonio dell’Umanità.
Ora, giù le mani rapaci dalle loro rocce,
dai fiumi, dai laghi, dai boschi, dai prati,
dai paesi.
Cominciamo dalla Marmolada,
la Regina delle Dolomiti.










L’erba e el forajo: un regaeo dea Natura.
 

Adesso no ma na volta el forajo gavéa na
gran importansa, el jera a vita nell’ inverno
par cavài, mussi e vache che a so volta jera
a vita par i omani. No esisteva lavoro de
fadìga che cavàeo o musso no aiutasse l’omo
e da cei par tuti, no mancava matina e sera
na squéa de pan o poenta co late de vaca e
par i veciòti un poca de casatéa. El forajo pì
bon géra queo de primo tajo, specie queo dei
prai veci co tante erbe e fiori che ghe dava
profumo al late. Quando l’erba géra pronta,
bagnada ancora da l’aguasso, appena ciaro,
uno o pì omani se metéa de bona voja a
tajarla coea falsa, tuto a man, un esercissio
de fadiga ma ch’el tegnéa el corpo in forma.
Ogni tanto tajando a falsa se smacàva e
aeora bisognava batérla so a piantoéa col
marteeto e dopo usarla coa pria sempre
pronta nel coàro. Un antòn dopo chealtro se
tajava un bel larghéto e co scomissiava a far
caldo se assava là e se tornava casa a far na
bona marenda con pan, saéado a na bocaéta
de vin clinto. Pì tardi e fémane e i tusi
tornava sol campo a girar l’erba coea forca
parché a se secasse ben e in pressa.
A géra l’occasion par intonàr qualche cansòn”
la Marianna la va in campagna o Vien, vien,
moretina vien, vien in campagna a girar el
fen”. De istà e jornae xe longhe e dopo
magnà se fa voentieri un pisuchìn ma se
sul pi beo se sentìa na tonedàda, bisognava
saltàr su in pressa e ciamàr tuti e de corsa
sol campo co forche e rastéi par far i mari
de erba e passà el temporae, bisognava
strassàrli de novo par farghe ciapàr aria.
Quando l’erba géra ben seca e a mandava
el so bon profumo, se andava a tor el forajo
col caro e e bestie e dopo aver fato un bel
carico se o portava casa e se o imuciàva ben
nea teda, sora a staea, dove el jera sempre
pronto anca d’inverno par darghe un bon
pasto ae bestie. Ste bestie vivéa acanto aea
fameja e ogni una gavéa el so nome come
un cristian e par lore ghe géra e stesse
atenssìon de na persona. Boi, vache, cavài,
mussi, per sécoi i ga aiutà l’omo a
sopravivere e nei lavori de fadiga.
Adesso che xe subentràe e machine e xe
scomparsi cavài e mussi, gavémo un debito
de riconossensa par chi ne ga tanto aiutà nei
sécoi passai e che gavémo adesso
desmentegà. Sarìa be ricordarli co qualche
monumento o almanco co na targheta ricordo
e sui libri de scuoea.


Prato fiorio


Bàtar a falsa


Usar a falsa


Falsar l'erba


Secar l'erba


Portar casa el forajo


Metar el forajo soa teda






Sodisfassion de l’orto
 

Sante el xe sodisfato del so orto parché par
aver un bell’ orto e roba bona, bisogna aver
passion e a lu no a ghe manca. In stajon aea
matìna presto o verso sera, el xe là a netàre
e bevaràre e gombine controeando come
cresse a roba. Za a frebraro, pena sgéa
a tera, el se da da fare par procurarse un
bon leàme de vaca e el scomìssia a
vangàre.Coea luna de febraro xe ora de
piantàr bisi, ajo e ségoe e dopo coea luna
caeante de marso se pol semenare a saeata,
i radici da tajo, i spinaci, i ravanéi, e carote,
el saéno, el pressémoeo e piantar a saeata
del cor, patate e i capussi. Ma se vien un
colpo de fredo, parché marso xe un poco
mataréo, bisogna querzére tuto in pressa.
Da metà Aprìe se pol piantàr fenoci,
pomodori, meansane, pevaroni, sucàti,
fasòi, bajiji, angurie e meoni.
Al caear de luna de giugno xe za ora de
semenàr i radici d’inverno che bisogna
trapiantàr pì tardi in Agosto all’Assunta
parché i devente dopo col fredo rossi e
crocanti e piatàr anca e verze e i capussi par
l’inverno se se vol che i vegna bei grossi.
Quando sto orto el xe in piena vegetassion e
torno, soi albari se vede ogni ben de Dio,
prima e sarese, pì tardi armeìni, brombe,
peri, pérseghi e dopo in autuno e nose,
nosée, pomi, ua, néspoe,cachi, a xe na
meraveja. Ma se par disgràssia vien na
tempestada che spaca tuto, aeora sì ghe xe
da piànsare. In ogni caso a xe na bea
sodisfassion par el corpo e el portafolio
parché oltre de far un bon esercissio fisico
all’ aria aperta, te vedi crésser a roba dì par
dì e dopo tea cavi coe to man e te a gusti
genuina e fresca.
Altro che quea che te compri, vuto métar!










Liberi Comuni e Signorotti feudali in lotta
nel Veneto medioevale.
La storia insegna

 

“ In quella parte della terra prava
Italica che siede tra Rialto
e le fontane di Brenta e di Piava,
si leva un colle, e non sorge molt’alto
là onde scese già una facella
che fece alla contrada un grande assalto”
Dante 9° Canto del Paradiso


Testo su: "Note Storia"



S. Zenone - Torre superstite del Castello Ezzeliniano



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E-mail: petrussanctus@alice.it

 



IN LIBRERIA
 

Storia della lingua veneta
"A Linguistic History of Venice"
di Ronnie Ferguson
Editore Olschki - Firenze.

s.p.



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