
| Nuovo sentiero degli Ezzelini lungo il Muson. |
Una cosa da fare: lasciamo il Muson come ci è stato lasciato.
Il vecchio Muson che da tempo immemorabile scorre limpido tra i sassi e due file di alberi selvatici, non è un fiumiciattolo qualunque, ha la sua storia. Fin dall’ antichità era confine tra la centuriazione romana di Padova e di Asolo, poi nel medioevo divideva il territorio comunale padovano da quello di Treviso che aveva riportato sul suo sigillo” Monti Musoni Ponto Dominorque Naoni “. Fino al 1500 il Muson andava direttamente verso la laguna e sfociava di fronte a Venezia a Marghera dove trascinava ghiaie e sabbie che interravano la zona.
La Serenissima ad evitare ciò, con grandi lavori lo dirottò verso il Brenta dove tuttora si immette all’ altezza di Padova. Un tempo alla sua acqua pulita si abbeveravano le bestie ed anche gli uomini, serviva per irrigare e per far funzionare mulini e magli. Ora abbandonati questi impegni, scorre tranquillo, a parte qualche temporanea bizza, tra le nostre campagne dal Grappa fino al Brenta , quasi dimenticato dagli uomini.
Ma in questi anni recenti un fatto sconcio ha alterato la bellezza agreste del nostro Muson.
Da quando è stata inventata e usata la plastica che si sa è quasi indistruttibile, gente stupida non si vergogna di buttare i rifiuti nell’acqua e lungo gli argini che sono ora sfigurati da queste osceni stracci appesi ai rami, simboli di degrado e dell’ indifferenza per l’ambiente naturale del fiume ed ostacolo al deflusso dell’acqua durante le piene. Per godere di questo ambiente originale, da poco è stata creata una pista ciclo/pedonale lungo l’argine del Muson che ci permette di accompagnare i nostri passi all’ eterno mormorio dell’ acqua e allo stormire delle foglie, ma purtroppo la vista è offesa da questo spettacolo indecente.
E’ indispensabile perciò ripulire gli argini e riportarli come erano sempre stati nei tempi passati per testimoniare che la natura , la terra , l’acqua vanno mantenute anche per le prossime generazioni come ci sono state consegnate da quelle precedenti.
Abbiamo inquinato fin troppo! Serve rimediare. Teniamolo pulito!
Amici del Muson
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Basta con le navi grattacielo in San Marco
Finalmente il Sindaco di Venezia Orsoni
si è dato una mossa e ha detto basta
alle navi crociera - monstre sul bacino
di San Marco. Oltre che pericolose sono
un pugno in faccia alla più gentile e delicata
delle città. Venezia non è un balocco
in mano al turismo di massa ma è
il turista che deve adeguarsi alla bellezza
e fragilità di Venezia.
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Questo gravissimo incidente ha purtroppo
dimostrato ancora una volta platealmente
a tutto il mondo la stupida supponenza
e bambinesca incoscienza di una certa
casta o meglio cricca italiana che
malauguratamente spesso ci rappresenta.
Che voto dovrebbero darci le agenzie di
rating dopo una cazzata del genere?
Anche a Venezia abbiamo di questi
personaggi che tuttora sostengono che
le grandi navi nel Bacino di San Marco
possono transitare e non costituiscono un
pericolo (tempo fà dicevano invece il
contrario). C’è voluta una catastrofe come
quella del Giglio per capirlo.
Povera Italia !
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| Spigolature dai giornali da meditare. |
Cari pensionati veneti da 700 euro al mese c’era qualcuno che ben conoscete della Casta
sotto le palme del Palm Beach Resort - alle Maldive a Natale
(camere da 500 dollari a notte e suite da 2.500/5.000 dollari a notte)!
Lo stenografo X Y della Camera dei Deputati nell’ epoca multimediale prende 290.000 euro all'anno come Juan Carlos, il Re di Spagna, il quale, stressato per gli impegni dinastici, gli ha telefonato
“por favor, cambiemo de posto”!!!
Un Commesso del Senato assunto con la terza media, in pensione a 58 anni prende una pensione lorda mensile di 9.300 (Novemilatracento !!!) Euro, più del collaboratore di Obama più pagato!!!
L’ Italia è un grande paese. Studiate e lavorate voi!!!
Primati autonomisti del bel paese: Euro 17.476 netti mensili a un presidente commissione della Regione Sicilia più di quanto prende Obama, Euro 14.808 netti mensili ad un deputato regionale siciliano.
Euro 16.300 prende il presidente dell’Alto Adige (sempre più di Obama) ed il sindaco di Merano proporzionatamente 77 volte più di quello di Roma etc.
Fino a quando sopporteremo tutto questo?
Chi succhia il sangue dei Veneti e degli Italiani?
Due categorie, gli Evasori e gli Approfittatori/Scialacquatori più o meno legalizzati
ai quali bisogna tagliare... le unghie e limare... i denti.
Veneti sentite l’ultima: l’ha raccontata lo scrittore pugliese Pino Aprile al giornalista Melilli
del Corriere del Veneto: Il Veneto è stato salvato e sarà salvato dal Meridione.
Ma non hanno sempre detto che il problema dell'Italia è il sud?
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La Befana vien de note, coe scarpe tute rote,
col vestito ala romana…..
Lo Stato Befana ga portà par i cattivi
(noaltri Sitadini) un saco di carbon (tasse)
e par i boni (a Casta) un saco de ciocoeàtini
e caramée (vitajisi e prebende).
Ma da noaltri al sie de Jenaro, se costuma
darghe fogo aea Vecia.
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Pensiero esistenziale:
Non aspettare, prendi la vita al lazo!
Pensamiento existencial:
No espere, tira la vida com um laco!
Pensamento existencial:
Nao espere, toma a vida con un lazo!
Existential thought:
Do not wait, take life with a lasso!
La pensèe existentielle:
N’attendez pas, prenez la vie
avec un lasso!
Existentielle Gedanken:
Nich warten, Nehmen Sie das
Leben mit einem Lasso! |
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| Poesie in venessian de Luisa Scrizzi Guerrini. |
L’Amore è….sostenersi a vicenda (problemi esistenziali)
El xe tuto un programma
sto discorso, lo savemo,
che pol esser anca drama
se dabon no’ ragionemo.
Xe ‘na lege de Natura
par i bei, par i bruti;
cofà l’ora xe maura,
la rebalta tuto e tuti !
Tuto casca a sto mondo,
e se anca xe difeto,
la fortuna xe in fondo..
na’ manina.. un spagheto !

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- Nel pieno dell’ inverno,
nei giorni più freddi,
un raggio di sole riscalda e dà speranza.
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Godiamoci un bel fine 2011 sulla neve,
come ai bei tempi, perché secondo
il calendario maya nel 2012
verrà la fine del mondo.
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Verrà o non verrà?
Ma no, non può venire!
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Buone notizie:
il Prosecco di Valdobbiadene e Conegliano batte la Crisi |
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Con 65 milioni di bottiglie nel 2010 in 8 anni
ha raddoppiato le vendite, ed allora vista questa prestigiosa performance, brindiamo
al 2012 col Prosecco sperando che ci trascini
al successo !
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| Aviso ai Poitici par el 2012 |
Atenssion, el Leon rugisse ancora e se uno slonga a man par aprofitàr, el ghe a magna.
Poitico avisato, mezo salvato!

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La crisi mondiale ed italiana in particolare oltre ai licenziamenti di molti operai, ha causato ben 40 suicidi di piccoli imprenditori nella nostra regione che per difficoltà finanziarie, hanno preferito togliersi la vita che reggere all’ impossibilità e alla vergogna di dar seguito agli impegni presi con i propri dipendenti e clienti.
Sono i piccoli imprenditori che fino a ieri erano sbeffeggiati e criticati dalla“ intellighenzia italiota sinistroide” che li etichettava come sgobboni, avidi, ignoranti etc.
e che ora sono vergognosamente dimenticati.
La Casta, il Clero, i vari Presidenti, I Ministri, i Grandi Industriali, gli Intellettuali famosi non hanno spesa una parola per queste vittime della loro incompetenza o ingordigia. Per altri ci sono parole a iosa. Solo Beppe Grillo e qualche giornale locale si sono ricordati di loro. Ora dopo la 40 ° vittima quella di Giuseppe Schiavon strangolato dai” crediti !! “non esigibili ( anche dello Stato) e un appello del giornalista Dario di Vico sul Corriere diretto al Presidente Monti forse qualcuno si sveglierà dal sonno e prenderà coscienza di questa tragedia. Povera Italia e che 150° disgraziato!

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| Non occorre essere dei genii... |
Un famoso giornalista/opinionista internazionale ha scritto che le tanto temute Agenzie di Rating danno i voti senza cognizioni di causa ed oltre aver fatto in passato madornali errori, continuano a sputare sentenze non comprovate da dati e valutazioni certe, che però pesano negativamente sulla vita dei paesi e della gente di tutto il mondo. Ma ci si pone una banale domanda: perché si chiede l’uomo della strada, se queste valutazioni sono cervellotiche c’è chi le prende sul serio come i Fondi di Investimento internazionali, gli speculatori e qualche paese? Evidentemente c’è un accordo o meglio una ”combine” tra valutazioni artificiosamente campate in aria e chi spudoratamente specula.
Qualcuno ha interesse a fare la guerra a qualche altro? A buon intenditor poche parole !
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- Sogno per il 2012
Nel mondo vogliamo pulizia!
- Dream for 2012
In the world we want cleanliness!
- Sogno para el 2012
No mundo nos queremos limpeza!
- Traum fur 2012
In der Welt wollen wir Sauberkeit!
- Reve pour 2012
Dans le mond entier nous voulons la propreté!
- Sueno para el 2012
En todo mumdo queremos limpieza!
Los indignados
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Col radicio de Castéo, olè,
te deventi un toréo!
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| Magnari de stajon racomandai. |
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- Fasòi, poénta e poeastréo
se leca i dei anca el putéo!
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- De sti tempi
un piato de tajadée col fungheto,
el xe un piato benedeto!
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- Pan e nose fa vegnér el late ae spose!
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- Verze, museto e puré, un magnar da re!
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- Pan fresco, sopressa de casada,
bon vin
xe l'ideae par un otimo spuntin.
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| AL
PALIO DEI MUSSI DE RIESE PIO X- TV |
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... mussi de rassa in competission |
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se ricorda el tempo quando....
...i metéa i putéi nea crìgoea |
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...el pesàro vendéa
soeo sardee |
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...a carioea servìa
a tante robe |
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...el cavàeo tirava
el birocìn |
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...e i portava e seste col
bigòeo |
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...coi poeastri i ciapava
qualche schéo |
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... i putéi se contentava
de poco |
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...se impastava a farina
a man |
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... e el pan se faséa
sol forno a legna |
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| Autuno tempo
de raccolta... |

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...Andar nel bosco a trovar
brisotti |
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| Aea antica
Fiera franca de Basan... |
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...tra un musso e un cavaeo
ghe xe na bea difarensa ma tuti e do i xe dei simpatici amissi |
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...t'amo o pio bove solitario... |
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Vento d'autunno
Sotto l'impeto del vento
si staccano le foglie,
volteggiano in alto
come stormi di uccelli.
Una pioggia silenziosa
si adagia sull' erba verde,
la colora di chiazze gialle e brune
che il vento muta in continuazione.
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| PRIMAVERA
SUL MONTE GRAPPA |
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Al termine dell’ inverno,
la montagna spoglia,
aspetta la primavera
Sciolta l’ultima neve
i prati si ricoprono di crocus.
La vecchia casera assiste al miracolo
Anche il bosco si risveglia
Poi cento erbe e fiori come per magia rinascono:
narcisi, bottoni d’oro, gigli, margherite, genziane
All ‘ inizio dell’ estate
arrivano le bestie e gli uomini
per approfittare di quel dono della natura.
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| 25
Aprile Festa di San Marco |
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La Milizia Veneta rende
onore
al vessillo del Leon.
Il colore azzurro della divisa
della Milizia riprende quello
tradizionale degli aurighi veneti
che gareggiavano nelle corse
dei cavalli ai tempi
dell’antica Roma.
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| Bassano
del Grappa Maggio 9-10-11 - 2008 |
Grandiosa ed entusiasmante 81° Adunata
Nazionale Alpina
Monte Grappa 90° anniversario della fine della Prima Guerra
Mondiale
con sfilate, discorsi, entusiasmo e buone bevute alpine. |
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Sfilata a Bassano
Reparto con la bandiera di guerra
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Labaro con medaglie d’oro
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Divise alpine della guerra
1915-1918
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Gruppo Esuli Istriani
e Dalmati
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Gruppo Alpini Nord America
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Gruppo Alpini Sud America
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Commemorazione
a Cima Grappa. mt.1770
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Monte Grappa
Ca Tasson quota 1443
qualche anno dopo
la battaglia 1917-18
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Monte Grappa- Solaroi
quota 1500
Lapide a Ricordo
"Di qui non si passa
degli eroici battaglioni
Feltre - Monte Pavione - Val Cismon"
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Monte Grappa - Solaroi
Ricordo della battaglia
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Monte Grappa - Asolone
Nei prati ancora i crateri
delle granate dopo 90 anni |
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Monte Grappa
Le vecchie trincee ora fioriscono |
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Cima Grappa
I Caduti riposano
tra i fiori d’estate
e la neve d’inverno
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Per combattere le stragi
sulla strada
idea choc a Vigonza-Padova
dove in vari incroci sono stati esposti rottami di auto incidentate
con scritte in veneto che di sicuro
faranno pensare i giovani.
Corriere.
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Co ga scomissià a
girar e machine
e go visto soea strada
el primo gato morto,
me so impressionà.
Da aèrora, dopo de queo,
go visto tanti gati e cani
drio a strada distirai
e go pensà:
vuto vedàr che dopo
ghe toca anca ai omani a stessa sorte,
parché a veocità
ciama a morte.(s.p.)
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Capodanno Veneto e batti
marso.
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-8 Febbraio 2009- Aperto
il passante di Mestre. Finalmente !!
-10 Febbraio 2009-Giornata del ricordo per commemorare le foibe
e l’esodo delle popolazioni veneto- giuliano-dalmate nel
1945-1947 dall’ Istria e Dalmazia.
-Verona-200 anni fa- 1809- 2009, si ricordano le Pasque Veronesi
quando la città insorse contro l’occupazione Napoleonica.
Rievocazione storica.
-Padova 331 anni fa- il 25 giugno 1678- si laureò in
filosofia con una tesi su Aristotele Elena Lucrezia Cornaro,
la prima donna al mondo che divenne “ doctor”.
-Padova- Nella primavera di 400 anni fa- 1609 -Galileo Galilei
per la prima volta puntò il suo cannocchiale verso il
cielo e scoprì le montagne lunari, i satelliti di Giove
e le fasi di Venere confermando in tal modo la teoria Copernicana.
-Veneto- 500 anni fa-1509- gli eserciti della lega di Cambrai
composta da Austria, Francia, Spagna e Papa, sconfiggono Venezia
ad Agnadello ed invadono e saccheggiano il Veneto con pericolo
mortale per il Dominio della Serenissima che a stento riuscì
a salvarsi.
-Venezia -700 anni fa-anno 1309- La città per aver occupato
Ferrara viene scomunicata dal Papa Clemente V.
-Venezia-1000 anni fa-anno 1009- moriva Pietro Orseolo II il
doge che eliminò i pirati dall’ Adriatico e che
istituì la festa dello Sposalizio di Venezia con il Mare
che si ripete ancora solennemente il giorno dell’Ascensione.
Da questa data inoltre viene ufficializzato il calendario veneto
sulla copia di quello romano antico con capodanno al 1°
Marzo rimasto in vigore fino all’ invasione napoleonica.
- 25 Marzo di 1967 anni fa (anno 421 d.C.) fondazione di Venezia.
Cerimonia Solenne a palazzo Ducale.
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| Paesaggio
Veneto - Dalle Ville Venete ai Capannoni di cemento |
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C’era una volta un Veneto, povero ma bello, con ville
e case coloniche inserite armoniosamente nel paesaggio
secondo un antico criterio di tradizione
ed estetica.
Ora uno sviluppo necessario ma caotico
e senza controllo, ha determinato uno stravolgimento del paesaggio
che comporta per chi a a cuore il proprio territorio, una grande
preoccupazione.
E’ il lato negativo di un progresso mal concepito che
si poteva evitare.
Ora siamo meno poveri ma più brutti.
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Villa Emo - Fanzolo
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Val Zoldana
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S.Vigilio - Lago di Garda
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Colli Euganei
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La laguna di Caorle |
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Macedonia attuale
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Cave nella Valle del Piave |
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Pedemontana del Grappa (prima)
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Pedemontana del Grappa (dopo) |

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quando usciremo dal tunnel…
…ci sarà tanta nebbia! |
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Era il solstizio d’estate
del 1918
ed i narcisi profumati, i ranuncoli gialli,
gli azzurri nondiscordardimè
e cento altri fiori rivestivano
gli aerei prati dei Colli Alti sul Grappa.
All’ improvviso,
il canto lugubre della mitraglia cominciò
a falciarli e con loro, molti uomini caddero
tra quei fiori spezzati e sangue copioso
bagnò quella terra.
L’anno dopo, quando tutto era finito,
i fiori spuntarono nuovamente,
belli, profumati, innocenti,
come nulla fosse accaduto.
La natura non si era accorta
di quella tragedia.
Solo il nostro ricordo ne mantiene
la memoria.
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| Parte
il giro d’Italia del Centenario |
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Nell’ attesa di andare
in bici
i campioni Basso, Simoni, Armstrong
vanno in gondola.
(foto dal Gazzettino)
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Gli eroi combattono ancora
sulle strade del Giro e del Tour
contro gli altri e contro se stessi.
Lottano contro il tempo e la paura,
contro la sorte avversa,
contro la fatica e la sfiducia,
contro pianure infuocate,
contro montagne ostili e gelate,
contro un muro di gente urlante.
Hanno lo spasimo dell' ultima sofferenza
di chi ha una sola occasione
per essere acclamato Eroe.
s.p. |
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Le Frecce Tricolori festeggiano
i 100 anni del Giro.
(foto dal Gazzettino)
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-D’estate al mattino
in montagna
le “signore vacche” si guardano
allo specchio.
Anche loro sono vanitose: la bella
si mette in posa con sullo sfondo
la Regina delle Dolomiti, la Marmolada.
Poi vanno tranquille a pascolare tra le nuvole e di tanto in
tanto,
lasciano sull’erba delle belle ciambelle
(dette dai nativi boasse). |
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-E’ piacevole d’estate
camminare
in montagna al sole e all’aria fresca
e dopo un po’ stanchi,
sedersi sull’ erba per riposare.
Ma attenti alle….ciambelle! |
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Era una notte chiara d’estate
cullata a tratti da un venticello sbarazzino.
Nel campo cantavano i grilli,
nel fossato le rane.
Gli alberi riposavano tranquilli
mentre la luna percorreva pigra
il suo cammino tra le stelle.
Solo lontano, dietro i monti,
qualche lampo segnava il cielo.
All’ improvviso il tuono si fa più vicino
e si leva un vento furioso.
Il cielo ora privo di stelle, percorso
da lampi e tuoni violenti,
lancia proiettili di ghiaccio che sinistri
martellano ogni cosa accompagnati da
colpi sordi e schianti improvvisi.
E’ un incubo che sembra non finire.
Finalmente si placa e si allontana.
Al mattino un sole pietoso illumina
una scena desolata.
Un pugno feroce sembra piombato
tra i poveri alberi e le cose,
vittime innocenti di tanto furore:
Le piante divelte ed i rami spezzati
iacciono schiacciati per terra
ed i pochi frutti rimasti pendono
iseramente dai rami spogli.
Tegole e pezzi di cose sono ovunque
ome impazzite.
Inspiegabilmente la Natura si è rivoltata
contro se stessa:
la Distruzione ha cancellato la Creazione. |
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Nella splendida cornice
di villa Maser
capolavoro del Palladio e del Veronese
per il 50° della loro fondazione i Solisti
veneti con il loro direttore
Claudio Simone hanno dato un concerto
con le meravigliose musiche del
ettecento veneziano di Bonporti,
Marcello, Tartini, Vivaldi.
Tra alti alberi che contornano
il teatro all’ aperto si univa al concerto
il gorgheggio gioioso di un merlo che
pareva dicesse: anch’ io conosco bene
le note. Al battimani il maestro
ha esortato il pubblico a fare il bis
anche per il merlo che a suo giudizio è
stato all’ altezza della situazione. |
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Adesso in giugno tuti pensa
ae ferie,
mari e monti, ma 50 anni fà nee nostre campagne a sta
stajòn, a pì grande preocupassiòn gera
de tajàre e bàtere
el fromento. Tuta a fameja de contadini géra impegnada
so sto importante laoro: prima omani e fémane dovéa
tajarlo a
man col messorìn sol campo, ore e ore soto el soe rovente,
dopo fate e faje e i bignòti se spetàva che rivasse
a
machina par baterlo soa corte de casa.
In mezo a un polveròn dea maéora,
i omani dal caro butàva e faje nea
machina che da na parte faséa cascàr
el gran nei sachi, come un fiume de oro,
e daea parte oposta el mandava fora a
paja che a vegnéa imuciàda nel pajaro
che servìa dopo a far el léto ae bestie
nea staea. Quando géra tuto finìo,
i omani se rasentàva daea polvere e
dopo tuti in cusìna dove e done gavéa preparà
un pranso par l’ocasìon:
prima menéstra par paràr zo a polvare, dopo carne
lessa, pan e saeado e vin
clinto de queo che fracàva tuto. |
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A San Zenone degli Ezzelini
(Treviso)
c’è stata la rievocazione storica
dell’ eccidio il 24 Agosto1260 giorno
di S. Bartolomeo da parte delle milizie papali e guelfe tra
cui quelle di Padova
e Vicenza, della famiglia degli Ezzelini da Romano ( ricordata
anche da Dante
nel 9° Canto del Paradiso) che con la protezione dell’
Imperatore Federico II° aveva sottomesso e tiranneggiato
gran parte del Triveneto e della Lombardia.
-Apre il corteo
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- Suonano le trombe, rullano
i tamburi.
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- I due schieramenti si
preparano
alla lotta e si lanciano un contro l’altro.
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- Si lotta senza esclusione
di colpi
con caduti sul campo.
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- Alla fine però
esausti, davanti ad
un grosso cosciotto di bue, gli animi
si placano, depongono le armi e torna
la concordia e l’allegria,
con buona pace di chi è morto.
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| Incontri
d’estate su Monte Grappa |
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D’estate, girovagando
per il Grappa,
a piedi o in macchina, si incontrano
continue sorprese perché essendo
una montagna vicina alla pianura,
bella,costellata di malghe
e con ricordi storici, è da sempre
il paradiso dei naturalisti e sportivi.
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- Sante,Gino e Attilio
instancabili camminatori di questa montagna
davanti ad un caratteristico
“fojaroeo”antico ricovero per i pastori.
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- Due camosci saltano tranquilli
tra i dirupi delle Meatte.
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- Alcune stelle alpine
si protendono
da una parete di roccia verticale.
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- Mucche in libertà
gustano felici
la profumata erbetta dei pascoli.
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- Cavalli si godono il
fresco
del mattino.
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- Alla malga Cason Vecio
ottimo Morlac e Bastardo
servito da una bellezza locale.
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- Sei speciali ragazze
del gruppo
calcetto cinque “Abilidosa”
si stanno caricando prima
della gara.
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- Due stagionati giovanotti
Sergio e Bepi si sfidano nuovamente
al calcetto balilla.
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- Ciclisti pedalano sudando
verso la vetta.
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- Nel cielo volano i nuovi
Icaro.
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- Resti di trincee guerra
1915-1918.
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- Sul Monte Tomba rievocazione
internazionale della battaglia
Solstizio 1918 alla quale parteciparono
Italia, Francia, Belgio, Inghilterra,
Stati Uniti, Austria,Germania, Ungheria.
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-Vecchie e nuove generazioni
di Alpini. (Remo,Renzo e Sante con un
vecchio Alpino ed una nuova promessa).
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Poi quando arriverà
l’inverno la neve
ricoprirà ogni cosa e cesserà ogni
attività per riprendere con fervore
la prossima estate.
Così il Monte Grappa ci riserva
sempre anno dopo anno continue
piacevoli sorprese.
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| A Ramon di Loria grande Festa Alpina. |
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Dopo la cerimonia
ed il pranzo comunitario,
le vecchie canzoni alpine e popolari
dell’ orchestrina “ El Canfin”
ci hanno allietato
con le genuine,
allegre melodie dei nostri monti:
-Le stellette, Figli di nessuno,
La colpa fu, Cuore Alpino,
La Gigia l’è malada, Chiesetta Alpina,
El barcarol del Brenta, Le mie valli,
Vinassa Vinassa, Sul rifugio,
La Teresina, Sul ponte di Bassano etc. Una boccata di aria fresca!
www.fonola.it
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-Ultimi sprassi de luze nel bosco
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- Xe tempo de maroni rosti
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| Il miracolo dei funghi chiodini. |
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In questa stagione andare per funghi
è un’ emozione unica perché si
partecipa ad un miracolo della natura:
da vecchi ceppi ormai rinsecchiti,
sfiorati da un inaspettato soffio di vita,
spuntano per magia questi bei
fiori carnosi e teneri, come se una mano
compassionevole avesse accarezzato
questi ruvidi tronchi e ridato loro per
poco nuova linfa.
Trovarli nel groviglio del bosco è come
riconoscere un vecchio amico tra una
moltitudine anonima.
Assaporare poi il loro delicato
profumo in un buon risotto è come
ricordare il sapore dei baci giovanili.
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| Sguardi autunài su Venessia |
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-un gondoìn afronta l’acqua
imbronciada nel canal dea Giudecca
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-un gabiàn infredoìo sora na brìcoea
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-un vecio bragosso da pesca
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-na mostruosa nave da crociera
ancorada a riva dei Schiavoni
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- a Césa de S. Francesco dea Vigna
opera del Palladio
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-Dintorni dea césa
Lontàn dai posti turistici pieni de zente,
par cae, campi, ponti e rii de na Venessia
dove el pungente vento autunae
se infìa tra muri de antiche case, cése e paéassi deserti
che el tempo e l’acqua ano dopo ano coròde lentamente,
el pensiero va a quando ste piere e gera testimone
de atività, zoghi, amori, ciàcoe, barufe, devossìon.
Adesso se vede soeo qualche passante
e ste mura xe oramai simulacri de un tempo che non ritorna.
A so beessa dà ancor pì tristessa.
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- A neve ga messo un mantéo
bianco ae casée de cane
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- E pìegore xe tornàe al piano
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- Clima nataìssio: anca lori se vol ben
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- Bon Nadae
Sto Nadae
tra e tante robe inutii,
el ga portà na roba vera , a neve,
neve fina, geàda e un fredo can.
El me ga ricordà el Nadae de na volta
quando el povaro Bambin
nasséa al fredo e al gelo.
Aeora no servìa robe o paròe inutii
ma na coverta, na menestra
e un toco de legno sol fogo
par tuti i povari Cristi nati
e restài nea vita nudi.
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A CASTELFRANCO VENETO una mostra senza uguali:
GIORGIONE dal 2-12-2009 al 11-04-2010
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“ nessun destino di poeta comparabile al suo, in terra. Tutto, o quasi, si lui si ignora; e taluno giunge a negare la sua esistenza. Il suo nome non è scritto in alcuna opera e taluno non gli riconosce alcuna opera certa. Pure,tutta l’arte veneziana sembra infiammata dalla sua rivelazione …”
Gabriele D’Annunzio, Il fuoco ,1898. |
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Il segreto: pittura senza disegno
- Pala di Castelfranco
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Quante volte il Grappa
ci ha accolto a braccia aperte
tra i suoi boschi odorosi e prati fioriti
sopra pianure nebbiose,
montagne,terre e mari lontani,
in solitudine o in allegra compagnia.
Ci ha donato
i profumi della primavera,
il calore ed il fresco dell’ estate,
gli incredibili colori dell’ autunno,
il sole nella neve dell’ inverno,
senza chiederci nulla,
solo un po’ di fatica e poesia.
Le sue rocce antiche ed eterne,
la sua storia semplice ed epica,
le sue albe e tramonti dorati,
le stelle alpine che adornano le pareti,
i fiori che impreziosiscono i prati,
i nuovi Icaro che volteggiano nell’ azzurro,
gli Sportivi che scalano la cima
la Madonnina che sta sulla vetta,
ci dicono
che è la Montagna più vicina al Cielo
dove i Caduti riposano
tra i fiori d’estate e la neve d’inverno.
(Sante Petrini)
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Il Piave, un’Arteria vitale del Veneto
L’ Epopea del Fiume dall’Età della pietra alla globalizzazione.
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Carnevae
xe na bea invensìon
parché te permete de fare
queo che nea vita
te voi desiderare.
Coea scusa dea mascara,
te pol far par na volta a femena,
el prete o el poitico,
méterse a goba,
caminar sòto,
far el bufòn in publico,
mandar sbarlefi
e farla franca.
Tuti dovarìa na volta
provar sta ebressa,
parché come dise el deto,
val pì na sodisfassion
che aver in scarséa un milion.
Carnevae se nol ghe fusse,
bisognarìa inventarlo.(s.p.)
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| Il mondo alla rovescia, ovvero nel paese dove: |
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-La repubblica è fondata sul lavoro
ma ha il record europeo delle
tasse sul lavoro.
- Il mondo rovesciato sarà difficile
raddrizzarlo, poi essendo rotondo...
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Riuscirà il Vento del Nord a liberare
il nostro paese dalla cappa di smog
che lo opprime?
Dovrebbe soffiare forte per anni.
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| Ancora cave e discariche nel Veneto. |
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In mezzo alle nostre campagne molte
orbite vuote sfregiano orribilmente
il nostro territorio in attesa di essere
riempite di schifezze con il forte
pericolo di inquinare aria e acqua,
beni primari della vita.
Questo è il risultato di una politica
irresponsabile e cieca che non tiene
in nessun conto delle esigenze
essenziali dei cittadini per favorire
alcuni caimani senza scrupoli.
E poi come se niente fosse
ci vengono a chiedere i voti.
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Quale passato?
Quale futuro?
Questo!
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- Aprite le finestre al nuovo sole, è primavera…
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- O campagnola bella, tu sei la reginella…
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- Non ho l’ età, non ho l’età per amarti…
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A Conegliano (TV) - Palazzo Sarcinelli dal 26-2 al 2-6-2010
Mostra “ Cima da Conegliano- Poeta del Paesaggio “ |
Pittore veneto della prima metà del 500 ma purtroppo morto giovane, così scrisse di lui
Bernard Berenson “nessuno maestro del tempo sapendo rendere al pari di lui l’atmosfera argentea che, leggera e ampia, bagna il paesaggio italiano.” Già nel 1489 Joanes Baptista si trasferisce da Conegliano a Venezia dove apre in proprio una bottega tra quelle importanti del Bellini e del Vivarini, ottenendo importanti commissioni. Lavora anche fuori Venezia in Emilia dove realizza opere per Chiese cittadine ma conserva l’attrazione limpida del paesaggio collinare della sua Conegliano che fa dire a
Marco Boschini nel 1674 “par che con la Natura e ‘ l se afradela”.
Nella mostra del 1962 Pullucchini dirà di un Cima che “porta in tutte le sue opere un segno di rigore stilistico d’una sottigliezza quasi alessandrina”. Mentre una tela del Tintoretto la afferri nella sua immediatezza che è il risultato del procedere rapido ed incalzante della visione artistica,
una tavola del Cima va assaporata analiticamente.
Allora soltanto ci si può rendere conto della qualità raffinata della sua fantasia espressiva,
delle sue riflessioni sottili del suo sentimento.
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- Madonna con Bambino
Bologna - Pinacoteca Nazionale.
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- Riposo durante la fuga in Egitto
Lisbona Museo Calusta - Gulbenkian
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- Endimione dormiente
Parma - Galleria Nazionale
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- Madonna in trono con Bambino
e i santi Giacomo e Girolamo
Vicenza- Musei Civici - Palazzo Chiericati
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Dopo aver tanto sferragliato sui binari di
mezza Europa, visto tanti paesi e trasportato
moltitudini di persone, l’ anziana locomotiva
è venuta a fermarsi nel bosco del Fagarè
resso Cornuda- Buon riposo vecchia signora,
se lo merita.
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Costruita dalla storica fabbrica
di Giobatta
e Piero Garbellotto di Conegliano
è stata presentata al Vinitaly di Verona
la più grande botte del mondo in legno
di rovere capace di ben 33.000 litri
per l’affinamento del vino Amarone
della Ditta Tommasi di Pedemonte
di Valpolicella-Verona catturando
il prestigioso Guinnes World Records.
Evviva.
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Aea seconda domenéga dopo Pasqua,
xe costume dea zente de Loria de andar
come da antica tradission e devossion
in peegrinajo aea Madona de Sendroe.
Dopo a messa soéne, tuti se ritrova
aea Caneva dei Biasi par na bona marenda
a base de fugassa, ovi, sopressa e vin bon
in alégra compagnia.
Albino che da ani el xe animatore de sto
incontro, za da qualche dì el se ga dato
da fare par preparar e fugasse coi ovi
de casa, el ga impastà e fato levar a
massa diverse volte come vol a régoea
e dopo le ga cusinàe sol so forno a legna,
mandando un profumo e na fragansa uniche.
Altro che quee industriai ! Bisogna esser
grati a Albino e quanti par passion i porta
vanti sta tradission che a ne permette
de tornar par un dì ai tempi passai fora
ell’anonimo e banàe andasso moderno.
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Il Giro d’ Italia giunge nella bella città
di Asolo dai cento orizzonti come la chiamò
il D’Annunzio, dove dopo ogni curva si
aprono nuovi panorami. Vi si incontrano
agnifiche ville palladiane, vecchie case
coloniche adagiate sui colli, antiche chiese,
bei paesetti, vigneti, oliveti, alberi con ogn
tipo di frutta, castagneti, querceti, boschi
di noccioli allietati dal canto degli uccelli.
Tutto si fa ammirare per l’armonia che
un’ esperienza secolare ha saputo creare
tra l’uomo e la natura. In alto, l’antica
Rocca avvolta nella storia, fa da guardia
alla città in basso, dove eleganti portici e
negozi , armoniosi palazzi, gente affabile,
accoglienti osterie e bar, una bella piazza,
invitano ad una piacevole sosta.
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| 9 Maggio 2010 - Piazza S. Marco - Venezia |
Nell’ anniversario dell’ occupazione del
Campanile di Venezia da parte dei
Serenissimi nel 1997,
per commemorare tale data si sono dati appuntamento alla
base del Campanile Albert Gardin e altri
cinque autonomisti con la bandiera di
S. Marco, guardati a vista e diffidati dai
poliziotti della Questura.
Ecco un buon sistema per farsi pubblicità
ed alimentare un mito.
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16 Maggio,nella Festa dell’Ascensione (dea Sensa) Venezia nella persona del Sindaco
ha rinnovato il rito dello Sposalizio con il Mare, gettando da un corteo di barche l’anello
che la unisce all’acqua, tradizione risalente all’anno mille quando furono
debellati i pirati nell’Adriatico e che il Doge ripeteva ogni anno aea Sensa.
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L’orso Dino in un mese ha ucciso ben 14 asini nell’Altipiano di Asiago senza essere localizzato. Evidentemente è più furbo dell’uomo moderno che non sa più essere cacciatore.
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Finalmente le Dolomiti sono
diventate
Patrimonio dell’Umanità.
Ora, giù le mani rapaci dalle loro rocce,
dai fiumi, dai laghi, dai boschi, dai prati,
dai paesi.
Cominciamo dalla Marmolada,
la Regina delle Dolomiti.
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| L’erba e el forajo: un regaeo dea Natura. |
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Adesso no ma na volta el forajo gavéa na
gran importansa, el jera a vita nell’ inverno
par cavài, mussi e vache che a so volta jera
a vita par i omani. No esisteva lavoro de
fadìga che cavàeo o musso no aiutasse l’omo
e da cei par tuti, no mancava matina e sera
na squéa de pan o poenta co late de vaca e
par i veciòti un poca de casatéa. El forajo pì
bon géra queo de primo tajo, specie queo dei
prai veci co tante erbe e fiori che ghe dava
profumo al late. Quando l’erba géra pronta,
bagnada ancora da l’aguasso, appena ciaro,
uno o pì omani se metéa de bona voja a
tajarla coea falsa, tuto a man, un esercissio
de fadiga ma ch’el tegnéa el corpo in forma.
Ogni tanto tajando a falsa se smacàva e
aeora bisognava batérla so a piantoéa col
marteeto e dopo usarla coa pria sempre
pronta nel coàro. Un antòn dopo chealtro se
tajava un bel larghéto e co scomissiava a far
caldo se assava là e se tornava casa a far na
bona marenda con pan, saéado a na bocaéta
de vin clinto. Pì tardi e fémane e i tusi
tornava sol campo a girar l’erba coea forca
parché a se secasse ben e in pressa.
A géra l’occasion par intonàr qualche cansòn”
la Marianna la va in campagna o Vien, vien,
moretina vien, vien in campagna a girar el
fen”. De istà e jornae xe longhe e dopo
magnà se fa voentieri un pisuchìn ma se
sul pi beo se sentìa na tonedàda, bisognava
saltàr su in pressa e ciamàr tuti e de corsa
sol campo co forche e rastéi par far i mari
de erba e passà el temporae, bisognava
strassàrli de novo par farghe ciapàr aria.
Quando l’erba géra ben seca e a mandava
el so bon profumo, se andava a tor el forajo
col caro e e bestie e dopo aver fato un bel
carico se o portava casa e se o imuciàva ben
nea teda, sora a staea, dove el jera sempre
pronto anca d’inverno par darghe un bon
pasto ae bestie. Ste bestie vivéa acanto aea
fameja e ogni una gavéa el so nome come
un cristian e par lore ghe géra e stesse
atenssìon de na persona. Boi, vache, cavài,
mussi, per sécoi i ga aiutà l’omo a
sopravivere e nei lavori de fadiga.
Adesso che xe subentràe e machine e xe
scomparsi cavài e mussi, gavémo un debito
de riconossensa par chi ne ga tanto aiutà nei
sécoi passai e che gavémo adesso
desmentegà. Sarìa be ricordarli co qualche
monumento o almanco co na targheta ricordo
e sui libri de scuoea. |

Prato fiorio

Bàtar a falsa

Usar a falsa

Falsar l'erba

Secar l'erba

Portar casa el forajo

Metar el forajo soa teda |

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Sante el xe sodisfato del so orto parché par
aver un bell’ orto e roba bona, bisogna aver
passion e a lu no a ghe manca. In stajon aea
matìna presto o verso sera, el xe là a netàre
e bevaràre e gombine controeando come
cresse a roba. Za a frebraro, pena sgéa
a tera, el se da da fare par procurarse un
bon leàme de vaca e el scomìssia a
vangàre.Coea luna de febraro xe ora de
piantàr bisi, ajo e ségoe e dopo coea luna
caeante de marso se pol semenare a saeata,
i radici da tajo, i spinaci, i ravanéi, e carote,
el saéno, el pressémoeo e piantar a saeata
del cor, patate e i capussi. Ma se vien un
colpo de fredo, parché marso xe un poco
mataréo, bisogna querzére tuto in pressa.
Da metà Aprìe se pol piantàr fenoci,
pomodori, meansane, pevaroni, sucàti,
fasòi, bajiji, angurie e meoni.
Al caear de luna de giugno xe za ora de
semenàr i radici d’inverno che bisogna
trapiantàr pì tardi in Agosto all’Assunta
parché i devente dopo col fredo rossi e
crocanti e piatàr anca e verze e i capussi par
l’inverno se se vol che i vegna bei grossi.
Quando sto orto el xe in piena vegetassion e
torno, soi albari se vede ogni ben de Dio,
prima e sarese, pì tardi armeìni, brombe,
peri, pérseghi e dopo in autuno e nose,
nosée, pomi, ua, néspoe,cachi, a xe na
meraveja. Ma se par disgràssia vien na
tempestada che spaca tuto, aeora sì ghe xe
da piànsare. In ogni caso a xe na bea
sodisfassion par el corpo e el portafolio
parché oltre de far un bon esercissio fisico
all’ aria aperta, te vedi crésser a roba dì par
dì e dopo tea cavi coe to man e te a gusti
genuina e fresca.
Altro che quea che te compri, vuto métar!
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D’Estate quando il Monte Grappa diventa un giardino
dove i fiori sbocciano su antichissimi libri di pietra
che raccontano la storia della terra. |

| La ”villeggiatura” delle mucche in montagna d’estate |
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- Al mattino bevono
e si bagnano nel laghetto
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- Poi libere vanno a pascolare
nell’aria fresca tra fiori
ed erbe profumate
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- Nel pomeriggio, quando il caldo
si fa sentire, si riposano tranquille
osservando il panorama.
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- Per questo, nella quotidiana mungitura,
ci regalano un ottimo latte che darà
uno squisito formaggio,
specialità per i buongustai.
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Autunno a Vicenza
Alla Fiera Mostra delle Eccellenze Vicentine
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Vicenza città del Palladio, dei gioielli che fanno
sognare le donne e rendono allegre anche le statue,
è anche terra del buon vino, dei bìgoi e del famoso bacalà alla vicentina.

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- Strada del Recioto di Gambellara,
vino passito
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- Uva nei graticci ad appassire per il Recioto
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- Spumante Durello di Monteforte
d’Alpone - Colline Veronesi
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- Vino Vespaiolo della Cantina Beato Bortolomeo da Breganze - Breganze - Breganze, ottimo con il Baccalà alla Vicentina
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Tutto nacque da un naufragio. Nel 1432 il nobile veneziano Pietro Querini diretto con le sue navi nelle Fiandre con un carico di botti di vino Malvasia, naufragò per una tempesta presso le isole Lofoten nella Norvegia settentrionale. Qui fu salvato e accolto dai pescatori di quelle isole sperdute ed ebbe l’opportunità di conoscere lo Stockfish, merluzzo essiccato al freddo vento del Nord. Con gli 11 marinai superstiti fece ritorno a Venezia con un carico di quello strano pesce chiamato Baccalà all’ uso portoghese di chiamare il merluzzo salato. Questo tipo di pesce che non aveva problemi di conservazione e trasporto, fu accolto con favore dall’ entroterra veneto particolarmente nella provincia di Vicenza, dove venne elaborato un piatto particolarmente gustoso di grande consumo popolare. Ora, quello che un tempo era un piatto per le classi più povere, è diventato a causa della scarsezza di questo tipo di pesce, un piatto prelibato solo per chi lo si può permettere. Così va il mondo.
-Stockfish-Stoccafisso messo ad essiccare al vento freddo delle Isole Lofoten-Norvegia
Bacalà alla Vicentina, ricetta approvata dalla Venerabile Confraternità del Bacalà alla Vicentina.
Ingredienti per 12 Persone:
1 Kg. di Stoccafisso secco-500 gr. di cipolle, 1 lt.olio extra vergine oliva
3-4 acciughe, ½ litro latte fresco,
poca farina bianca,
30 gr. Grana grattugiato, un ciuffo prezzemolo tritato, sale e pepe.
Preparazione : Ammollare in acqua fredda lo stoccafisso già ben battuto, cambiandola ogni 4 ore, per 2-3 giorni. Levare parte della pelle. Aprire il pesce per lungo, togliere la lisca e tutte le spine. Tagliarlo a pezzi quadrati possibilmente uguali. Affettare finemente le cipolle, rosolare in un tegamino con un bicchiere di olio, aggiungere le acciughe dissalate, diliscate e tagliate a pezzetti, per ultimo a fuoco spento, unire il prezzemolo tritato. Infarinare i vari pezzi di stoccafisso,irrorarli con il soffitto preparato, poi disporli uno accanto all’ altro,in un tegame di cotto o di alluminio, oppure in una pirofila sul cui fondo si sarà versata prima qualche cucchiaiata di soffitto, ricoprire il pesce con il resto del soffritto, aggiungendo anche il latte, il grana , il sale e il pepe. Unire l’olio fino a ricoprire tutti i pezzi, livellandoli. Cuocere a fuoco molto dolce per 4 ore e mezza circa, muovendo di tanto in tanto il recipiente senza mai mescolare. In termine vicentino questa fase di cottura si chiama” pipare”. Solamente l’esperienza saprà definire l’esatta cottura dello stoccafisso che, da esemplare a esemplare, può differire di consistenza. Servire ben caldo con polenta in fetta: il Bacalà alla Visentina è ottimo anche dopo un riposo di 12-24 ore. Accompagnare il piatto se possibile con vino Vespaiolo delle colline di Breganze particolarmente adatto per la sua freschezza ed il profumo di agrumi.
-Il Baccalà alla Visentina, pronto con la polentina.
Per il dessert non può mancare il famoso vino passito Recioto di Gambellara o il Torcolato di Breganze.
Per un brindisi un ottimo Prosecco dei colli di Valdobbiadene -Conegliano o un Durello di Monteforte d’Alpone.
Il Bacalà alla visentina è stato candidato per essere inserito dall’ Unione Europea tra i cinque piatti tipici che rappresentano l’Italia nel mondo a fianco della pizza napoletana e del cannolo siciliano.
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Eroi Veneti ora dimenticati, quando Venezia sosteneva da sola
lo scontro secolare con il potente Impero Ottomano.
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Questi Eroi e Capitani da Mar sono i figli della Serenissima che nei suoi 1200 anni di storia ha sempre lottato per difendere il suo territorio e la sua libertà di azione in particolare contro il potente Impero ottomano, le imprese dei quali ebbero a quei tempi fama e ammirazione internazionali per poi essere dimenticati dalla “storiografia ufficiale, che solo Gabriele D’Annunzio” celebrò nella Poesia “ La Canzone dei Dardanelli.” I nomi di Lazzaro Mocenigo, Biagio Zulian, Cattarin Corner, Angelo Emo,Francesco Morosini, Sebastano Venier, Marcantonio Bragadin e tanti altri che hanno fatto la storia di Venezia, d’Italia e d’Europa sono praticamente scomparsi dai libri di storia mentre sono riportati personaggi ed avvenimenti di molta minor importanza. Nessuna pagina riporta il sacrificio di Biagio Zulian da Capodistria e di sessanta soldati che nella lunga guerra d’assedio di Candia ( oggi Creta) durato ben 22 anni( il più lungo assedio della storia), appiccò il fuoco al deposito delle polveri nello scoglio di San Teodoro per non farlo cadere in mano turche, azione che suscitò quasi l’incredulità e l’ammirazione perfino del Re Sole. Ma come si può cancellare mille anni di storia e di civiltà Veneta come sta facendo la Croazia che ora occupa le coste Istriane e Dalmate già Venete, ottenebrata da un nazionalismo stupido che non porta ad alcun futuro. Con che cosa sostituisce i nomi di quelle Regioni (Istria e Dalmazia vecchie di millenni) di quelle Città, quelle Chiese, quei Monumenti, quell’ aria particolare che la civiltà Veneta diffondeva, con il vuoto della storia ?. Dopo la pulizia etnica anche quella storica e culturale. E la “storiografia ufficiale Italiana” riporterà sempre e solo “ La disfida di Barletta”, il Tumulto dei Ciompi, Pier Capponi, I Vespri Siciliani, Pietro Micca ”e continuerà a dimenticare le gloriose imprese della Serenissima? La storia di Venezia è sempre stata in primo piano negli avvenimenti italiani, europei e mondiali, perciò è doveroso per noi Veneti ricordarla e tramandarla.
Testo su: "Note Storia"
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Discorso di Perasto (Dalmazia) pronunciato il 23-08-1997 al momento dell’ ammaina bandiera del Gonfalone di San Marco, deposto sotto l’altare della chiesa di Perasto,l’ultima città a restare veneziana dopo la cancellazione della Repubblica Veneta avvenuta il 12-05-1797 ad opera di Napoleone.
“ In sto amaro momento,in sto ultimo sfogo de amor, de fede al Veneto Serenissimo Dominio, al Gonfalon de la Serenissima Republica, ne sia de conforto, o citadini…….
Savarà da nù i nostri fioi, e la storia del zorno farà savér a tuta l’Europa,che Perasto la ga degnamente sostenudo fin a l’ultimo onor del Veneto Gonfalon, onorando co sto ato solene e deponendolo bagnà del nostro universal amaro pianto….
Par 377 ani le nostre sostanse, el nostro sangue, le nostre vite le xe sempre stae par Ti S. Marco e felicissimi sempre se gavemo reputà Ti con NU,Nu con Ti e sempre con Ti sul mar semo stai ilustri e virtuoxi: Nisùn co Ti ne ga visto scampàr, nisùn co Ti ne ga visto vinti e spauroxi…
Ma xa che altro no ne resta da far par Ti, el nostro cor sia l’onoradisima to tomba e el più duro e el più grando elogio le nostre làgreme.
Capitan Giuseppe Viscovich
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Savemo tuti che el mais deto qua da noaltri soturco el xe rivà dae Americhe nel 1500 e che nel nostro Veneto e nea pianura Padana el ga avuo na gran diffusion tanto che daea metà del 1800 e fin a metà del 1900 nee zone pì povere el gavéa sostituìo el frumento.
Tanto a poenta jera entrada nea vita quotidiana de alora che ghe gera sta dedicà oltre a tanti deti
anca na canson che i nostri emigranti ga portà in Brasie e adesso a xe stada riportada qua:
A canson dea poeanta.
-Quando se pianta la bela polenta, la bela polenta se pianta cussì (imitando el gesto de piantar i grani se acompagnava)… oh, oh, oh, bela polenta cussì, ciaciapùn, ciaciapùn, ciaciapùn, ciaciapùn.
-Quando se cresse la bela polenta, la bela polenta se cresse cussì, se pianta cussì, se cresse cussì….
-Quando se fiora la bela polenta, la bela polenta se fiora cussì, se pianta cussì, se cresse cussì,
se fiora cussì.
-Quando se coglie la bela polenta, la bela polentase coglie cussì, se pianta cussì, se cresse cussì,
se fiora cussì, se coglie cussì.
-Quando se maséna la bela polenta, la bela polenta se maséna cussì, se pianta cussì, se cresse cussì, se fiora cussì, se coglie cussì, se maséna cussì …
-Quando se còse la bela polenta, la bela polenta se còse cussì, se pianta cussì,se cresse cussì,se fiora cussì, se coglie cussì, se maséna cussì, se còse cussì…
-Quando se taja la bela polenta, la bela polenta se taja cussì,se pianta cussì,se cresse cussì, se fiora cussì, se coglie cussì,se maséna cussì,se còse cussì, se taja cussì…
- Quando se magna la bela polenta, la bela polenta se magna cussì,se pianta cussì, se cresse cussì, se fiora cussì,se coglie cussì,se maséna cussì, se còse cussì,se taja cussì, se magna cussì….
-Quando se scor…za la bela polenta, la bela polenta se scor…ra cussì, se pianta cussì, se cresse cussì, se fiora cussì,se coglie cussì,se maséna cussì,se còse cussì, se taja cussì, se magna cussì, se scor…
za cussì…oh,oh,oh, bela polenta cussì, ciaciapùn, ciaciapùn, ciaciapùn, ciaciapùn.
Sta cansòn riporta allegramente tuti i momenti dea vita dea poenta che nea realtà gera fadigosi:
Se scomissiava in Aprie coa tera gera un po’ scaldada parchè el soturco a xé na pianta proveniente dae zone tropicai de l’America e a ama el caldo. Dopo na bona coltada co leame de casa, se arava a ch’el tempo coi boi e drio, nea vaneda bona, e done con un sacheto de grani e na sapéta a man, svelte piantava el soturco. Dopo spuntà, col gera un poco cressùo( 20 -25 cm) bisognava sciàrarlo quando e gambe gera dòpie, dopo rabioàrlo par smoverghe a tera, sapàrlo par eliminar e erbe
(gramegna,sbroeja,ajon) e darghe forsa (i diséa: ogni sapada na coltada), infin se passava tra e fie coea solcaroea par darghe tera e un poca de sae (urea). Dopo serca un mese quando a pianta ormai granda scomissiava a far a crozéta e segnar a panocia, bisognava starghe drio co l’acqua parchè a se formasse ben. Quando a panocia gera compìa, a pianta scomissiava a secarse e verso a fine de settembre e i primi de otobre , quando i primi venteséi de autunno i faséa mormorar e foje seche del soturco, a vegnéa tajada una a una col mesoréto. E piante de soturco tajae e restava ancora sol campo pontae soe piantàe o in casée par secarle ben e pì tardi con un caro e gera portae soto el portego de casa dove ogni sera tuta a fameja, anca i visini dava na man, par scarfojarle, fasendo fiò, ciacoeando,cantando e bevendo a bìcia (vin fato coe serpe de l’ua za foeada).
Dopo coe seste se portava man man e panoce sol granaro verto parché e ciapàsse aria e no e fasesse a muffa, mentre coe scartosse fine se fea sporte e borse e con quee grosse i paìoni dei leti (i antenati dei materassi: quante copie de sposini ancora 50-60 anni fa’ ga fato a so luna de miee sol pajon de scartosse!). Anca el resto dea pianta seca del soturco vegnea utiizada: i scataroni (parte terminae coe raise) e i bòtoi (a panocia sensa grani) servìa a far fogo, el resto dee cane coe foje par far el leto ae bestie in staea o anca insembrarle col forajo sol pasto. De quando in quando, un poche aea volta, se portava e panoce al muin par masenarle e se portava casa a farina fresca bona par a poenta, ma bisognava far atensìon de méterla so un posto suto e tamisarla prima de dopararla. A poenta a ch’el tempo se faséa so a caliera de rame tacada a na caena che pendéa dal camin del fogoearo (larin) o so a cusina economica cavando i serci , butando zo a farina pian pian so l’acqua boente e saeada e mescolando continuamente parché no a fasesse i grumi. Dopo pì de meza ora quando a poenta scomissiava a destacarse daea caliera, gera ora de sartarla sol tajer de legno dove se doparava un spagheto fin par far e fete che tuti spetava sentai in toea. Par i tosati ghe gera un piato particolare: nea caliera dove gera restae e groste calde dea poenta apena sartada, se metéa el late fredo e con un sculier chi pi gratava pi magnava. El dì drio a poeanta vansada ormai freda, messa a brustoear sora i feri dea cusina economica o sora dee bronse e a gera un bocòn speciae col saeado fresco, formajo,figheti, scopeton (renga) anca parché no ghe gera altro! Purtroppo l’uso quasi esclusivo dea poeanta che gera el piato dei pì poareti, ga portà specialmente nell’ 800 aea grave maeatia dea peagra (mancansa de vitamine) che provocava gravi disfunsion del corpo.
Tanti gera i piati compagnai daea poenta: poenta e tocio de gaéto, poenta e bacaeà, poenta e moeche
(adesso un lusso), poenta e bisata in umido, poenta e sépe in umido, poenta e osei e osei scampài, poenta e sopressa o saeado brustoeà, poenta e museto, poenta, radici e uvi duri, poenta e formajo picantin, poenta e late, poenta e funghi, poenta e gévaro in salmì, poenta e cunìcio in umido, poenta e renga, poenta taragna, etc.
Par questo nea tradission el ricordo dea poenta xe restà in tanti deti popoeari:
-a chi no ghe piase a poenta el Signor ghe toe anca el pan.
-chi dopo a poenta beve acqua, alsa na gamba e a poenta scampa.
-do poente insieme no se ga mai viste.
-poenta e late scalda e cujate.
-poenta e puìna pì se core manco se camina.
-poenta nova e osei de riva,vin de grota e zente viva.
-poenta freda no fa carità.
- a far a poenta ghe vol onto de gùmio.
-quando se ga fame a poenta pare saeame.
-a poenta xe na siora, chi la vede s’inamora,chi la magna se sostien, benedeta a poenta.
-a poenta xe bona par quatro robe: a serve da menestra, a serve da pan,
a te impiena e a te scalda e man.
- xé mejo poenta in casa soa che el rosto in casa dei altri
- e par finir, xé mezzogiorno, a poenta va torno, i frati se senta, eviva a poenta.
Questa xé a storia dea poenta de altri tempi, adesso coea mecanisassion xé tuta n’antra storia.
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Aprie, el sòturco xe pena spuntà
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Ora de sciaràrlo e solcarlo |
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Ora dea fioritura
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Setembre-el xé ormai seco
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Xe ora de tajarlo
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El soturco soto el portego par descarfojarlo
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Descarfojare
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Se sgrana e panoce
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Al muin
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A poenta soea caliera
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Na bea poeta bianca sartàda sol tajer
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Un bon piato invernae: poenta,radici,funghi e muséto
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Poenta brustoeada
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Sporte coe scartose
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El leto col pajon de scartosse
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I scatàroni e e casée vode resta sol campo |

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- Un bon racolto de sùche
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Igroforo Puniceo o fungo dee brose |

Mutano le stagioni,
anno dopo anno,
da secoli e da millenni
e continueranno a mutare nei tempi.
Sono un segnale grandioso del misterioso Universo
del quale noi siamo momentanei stupefatti spettatori.
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Primavera
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 Estate
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Autunno
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 Inverno
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Miet sol Monte Tomba el xé un posto
speciae
parché quando se riva a piè,
in bici o in machina,
specialmente nea stajon freda,
ghe xé sempre un bel fogo alegro
sol vecio larìn
che scalda el corpo e l’animo.
Se dopo te ghe zonti un otimo piato
de cusina nostrana
e na carafa de bon vin, in alegra
compagnia,
te passi un momento
veramente straordinario.
Provare par credere.
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Percorso storico per ricordare
Guerra 1915-1918 sul Monte Grappa e Ortigara |
Nell’ avvicinarsi al Centenario della Prima Guerra Mondiale (1914-1918) durante la quale il fronte Italiano si svolse e sconvolse il Territorio Veneto, è suggestivo e commovente ripercorrere a piedi in varie tappe il teatro di quella guerra e scoprire dopo quasi cento anni i resti ed i segni lasciati dalla grandiosa battaglia che si svolse lungo alcune centinaia di chilometri
dall’ Adamello fino al Carso Triestino.
Il punto centrale di quell’ epico scontro fu il Massiccio del Grappa che si erge al centro dello schieramento e fu il fulcro delle operazioni nella seconda parte della guerra dopo Caporetto. Tutto il crinale del Massiccio del Grappa che va dalla Val Sugana alla Valle del Piave con un’altitudine di 1400-1700 metri è tuttora segnato da cippi commemorativi e da resti che ci ricordano il sacrificio di tanti soldati che in prima linea, prima dovevano sopravvivere alla freddo feroce dell’ inverno e d’estate alla all’ arsura opprimente, per poi combattere e possibilmente vincere o morire. Partendo da ovest sul Col Moschin dove oltre il baratro della Valsugana il fronte proseguiva nel vicinissimo Altopiano di Asiago, con il Monte Fior, Cima Dodici e l’ Ortigara teatri di altre sanguinose battaglie, una colonna antica romana ci ricorda che il IX Reparto d’assalto Arditi nel giugno del 1918 con una decisa contro offensiva cacciò da quel posto strategico e dai vicini col Fenilon e Fagheron le forze austroungariche che già li avevano occupati. Ogni anno la brigata Folgore IX Reggimento Paracadutisti d’assalto col Moschin, custode della bandiera degli Arditi, si ritrovano sulla cima per ricordare.
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Col Moschin
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Ortigara
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Testo su: "Note Storia"

Ai tempi della Serenissima (1501) così si decideva e sentenziava:
“Se alcune persone avverà ardimento de romper, spianar, bassar, ovvero tagliar detti arzeni nostri, s’intendi immediate essere incorso in irremisibil pena d’essergli tagliata la man destra
e cavato un occhio”
Per questo forse i fiumi veneti scorrevano diritti al mare senza “ visitare” campagne e città.
(foto da Corriere)
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Danzano e giocano le faville nel cielo bianco, si rincorrono l’un l’altra, si avvicinano e si allontanano
per poi posarsi delicatamente dando ad ogni cosa un aspetto surreale.
E’ la magia della neve che tranquilla, senza rumore, riesce a trasformare ogni cosa.
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E’ caduta un po’ di neve a Venezia ed ha imbiancato i vecchi tetti, i camini, le barche nei rii.
Ma le barche sono ferme e vuote e dai camini non esce alcun filo di fumo.
E’ la rappresentazione struggente di un mondo lontano che non esiste più.
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BUON NATALE E BUON ANNO
BON NADÁE E BON ANO (aea veneta...) |

Presepio fatto a mano |

| Momento storico per l’Arte Veneta. |
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Il Congresso degli Stati Uniti ha elaborato
e votato all’ unanimità una risoluzione
che eleva Andrea Palladio (1508-1580)
a Padre dell’ Architettura Americana
avendola influenzata in modo preponderante.
Si ricorda che il secondo presidente
americano Thomas Jefferson ha voluto
la Villa di Monticello a Charlottesville
(Virginia) costruita tra il 1768 ed il 1782
sul modello della Rotonda del Palladio a
Vicenza. In seguito pure la Casa Bianca
e molte altre residenze importanti furono
costruite sullo stile palladiano ed i “Quattro
Libri dell’ Architettura“ del Palladio
furono considerati la base
dell’ architettura occidentale.
Altri Vicentini famosi nei tempi
moderni sono:
Olindo De Pretto che scoprì la formula
E= mv2 prima della teoria di Einstein:
non c’è differenza fra materia ed energia
,si tratta di fenomeni coesistenti
tra loro nell’ etere.
Federico Faggin, padre del microcip
creato con un gruppo di ricercatori
nella Silicon Valley–Usa,
punto base dell’ elettronica.
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| Navigatori ed esploratori veneti |
Marco Polo (1254-1324)
Il primo ed il più noto viaggiatore ed esploratore veneziano fu Marco Polo ma già prima di lui e dopo di lui altri viaggiatori e mercanti avevano percorso le carovaniere orientali. Suo padre Niccolò e lo zio Matteo dal 1255 al 1262 attraversarono l’Asia e giunsero a Khanbaliq ,l’attuale Pechino, residenza del Khan Mongolo. Ripartirono nel 1266 come ambasciatori di Kubilai Khan portando una lettera per il Papa con la quale il l’Imperatore Mongolo richiedeva persone istruite occidentali per la sua corte. Questi viaggi erano possibili in quanto i Mongoli grandi ma feroci guerrieri, dopo aver conquistato la Cina e la Persia erano arrivati fino alle rive del Mediterraneo creando un Impero immenso e controllando tutte le rotte carovaniere. Il giovane Marco ripartì con il padre e lo zio nel 1271 e rimase in Estremo oriente per 17 anni. Il solo viaggio di andata attraverso i deserti dell’ Asia , scavalcando la catena del Pamir durò ben 3 anni e mezzo e giunto da Kubilai Khan fu da questi preso in simpatia e nominato ambasciatore. Dopo 17 anni di permanenza nel Catai (Cina) Marco con gli altri prese la via del ritorno via mare, quale accompagnatore della principessa Kocacin, nipote di Kubilai, che doveva andare sposa al Re di Persia. Giunti finalmente a Venezia, grande fu la sorpresa dei loro concittadini che ormai gli avevano dimenticati ma le cose preziose che avevano riportato confermarono i loro racconti. Nel 1298 Marco Polo marinaio della Serenissima, in uno scontro navale con Genova fu catturato e durante la prigionia raccontò le sue avventure a Rustichello da Pisa che le trascrisse prima in lingua francese e poi in italiano con il titolo di Il Milione. Liberato e tornato a Venezia, ormai benestante, finanziò ma non partecipò ad altre spedizioni. Si sposò con nobildonna Donata Badoer dalla quale ebbe 3 figlie.
Morì a settanta anni l’ 8 gennaio del 1324.
Un secolo più tardi un altro veneziano Alvise Cadamosto nato nel 1432 dopo aver navigato e commerciato nel Mediterraneo e nei mari del Nord Europa, desideroso di esplorare nuove terre salpò da Lisbona per conto le principe portoghese Enrico il Navigatore alla volta delle coste occidentali dell’ Africa e dopo aver visitato Madeira e Le Canarie, assieme al genovese Antonio da Noli, si spinse fino al Senegal. In una seconda spedizione con il genovese Antonio Usodimare raggiunto l’estuario del fiume Gambia lo risalì per 100 chilometri, poi al ritorno scoprì in mezzo all’ Atlantico le Isole di Capo Verde. Ritornato a Venezia continuò a navigare nel Mediterraneo, lasciando mappe e descrizioni dei suoi viaggi che furono pubblicate nel 1550.
Non possiamo dimenticare il nobile veneziano Pietro Querini che nel 1432 durante un viaggio commerciale nei Mari del Nord naufragò con il suo carico di vino presso le isole Lofoten a Nord della Norvegia dove nella disgrazia “ scoprì “ lo stockfish ,ossia il merluzzo seccato altrimenti chiamato baccalà che tanto successo e diffusione ebbe nel territorio veneto.
Veneziano d’adozione fu Giovanni Caboto che nato a Genova o a Gaeta si rifugiò a Venezia dove nel 1476 ottenne la cittadinanza e si sposò con Mattea avendone 3 figli. Dopo numerosi viaggi in Oriente si trasferì in Spagna dove dopo la prima traversata di Colombo, propose ai reali Ferdinando e Isabella l’esplorazione della costa nord delle Americhe, in cerca del passaggio per l’Estremo Oriente. Avendone ricevuto un rifiuto, si trasferì in Inghilterra dove convinse il re Enrico VII a finanziare questo viaggio che lo portò con una sola nave lungo le coste del Labrador e di Terranova piantando la bandiera inglese e quella di S. Marco. In una seconda spedizione con 6 navi e 200 uomini, accompagnato dal figlio Sebastiano, toccò il Labrador e la Groelandia meridionale ma per cause sconosciute la spedizione scomparve salvandosi una sola nave con pochi superstiti. Suo figlio Sebastiano svolse la sua attività di pilota nautico e cartografo ai servizi dell’ Inghilterra e della Spagna. Nel 1526 partendo da Cadice con 3 navi esplorò la parte meridionale delle Americhe, risalì il Rio della Plata, dove costruì nella futura città argentina di Santa Fe’ un primo insediamento fortificato poi distrutto dagli indigeni. Al ritorno fu incarcerato perché accusato di abbandono dei luogotenenti. Passò poi in Inghilterra per organizzare una nuova spedizione ma morì prematuramente nel 1557.
Il vicentino Antonio Pigafetta (Vicenza 1480-1534) fu come navigatore e cartografo a fianco di Magellano nella prima circumnavigazione della terra e quando questi fu ucciso nelle Filippine,preso il comando della spedizione riuscì a riportare i superstiti in Spagna lasciandoci il resoconto “ Relazione del primo viaggio intorno al mondo”.
Nato a Treviso (1485-1557) Giambattista Ramusio fu diplomatico della Repubblica Veneta e noto scrittore/ geografo del 1500, che nel suo libro “ Delle Navigazioni e viaggi” raccolse tutte le scoperte e le esplorazioni fatte fino a quella data, tra l’altro diffondendo in tutta Europa la conoscenza e l’utilizzo delle foglie del tè. |

| Esploratori Veneti del 1800 |
Giovanni Miani - Esploratore

I Veneti dovrebbero commemorare con orgoglio i 200 anni dalla nascita di Giovanni Miani, nato a Rovigo il 17 Marzo 1810 e morto nello Zaire nel 1872. E’ stato il primo esploratore a risalire tutto il corso del Nilo Bianco in cerca delle mitiche sorgenti dalle quali giunse dopo più di 6500 km. ad appena 60 chilometri dalle stesse nel Ruanda, nello stesso periodo che per altra via le cercavano gli esploratori inglesi Burton, Speke, Grant e Livingstone . Fu un personaggio eclettico,cantante, tecnico agrario, pedagogo, studioso, ed esploratore estremamente coraggioso tanto che fu soprannominato dagli indigeni il leone bianco. Prima di dar corso alle sue esplorazioni era stato combattente per l’indipendenza di Venezia durante i moti antiaustriaci del 1849 e da costoro fu costretto in seguito all’ esilio. Ricordo e onore per questo personaggio.
Giovanni Battista Belzoni - esploratore ed egittologo

Altro importante personaggio che i Veneti devono ricordare è G.B. Belzoni nato a Padova il 15 settembre 1778 e morto in Nigeria il 3-12-1823. Iniziò giovanissimo a lavorare da barbiere nella bottega del padre ma in seguito fu a Roma dove studiò idraulica ed archeologia affascinato dalle antiche rovine romane. Fattosi monaco all’ arrivo di Napoleone rinunciò alla vita religiosa per dedicarsi ai viaggi, la sua passione. Fu prima a Parigi, poi ritornò a Padova,ripartì alla volta dell’ Olanda dove approfondì gli studi di idraulica, ritornò a Padova dove a causa di rivalità e gelosie fu costretto a ripartire per l’Olanda e l’Inghilterra, dove sposò una ragazza inglese che lo seguirà in tutti i suoi viaggi. Essendo di statura gigantesca ( 2 metri) e dotato di forza erculea, si esibì in tutta l’Inghilterra nei teatri e nei circoli con numeri spettacolari, tra i quali sostenendo sulle spalle una piramide di 10 uomini. Oltre all’ Inghilterra percorse la Spagna, il Portogallo, in Sicilia e Malta dove conobbe l’emissario del Pascià d’Egitto che lo invitò in quel paese per dar corso a degli importanti lavori idraulici, ma dopo un anno di attesa i suoi progetti non furono accettati. Nel frattempo era stato affascinato dagli antichi monumenti egizi ed aveva stretto amicizia con il Console francese ex ufficiale napoleonico il piemontese Bernardino Drovetti , con il console inglese Henry Salt e l’esploratore svizzero J.L. Burckhardt, tutti interessati alle antichità egizie. Deluso per il mancato riconoscimento dei suoi studi idraulici si buttò con entusiasmo in un altro grandioso progetto: si trattava di trasportare per conto del console inglese Salt in competizione con il console francese Drovetti, un grande busto in pietra del faraone Ramsete II del peso di 7 tonnellate e alto 7 metri da un tempio di Luxor alle rive del Nilo ( 1200 metri) per imbarcarlo alla volta dell’ Inghilterra, impresa tentata in precedenza invano dai francesi. Belzoni con 80 uomini in 15 giorni ci riuscì. Entusiasmato diede inizio alla ricerca di antichità egizie a Karnak e nella valle dei Re dove scoprì la sua prima tomba quella del faraone Ay e altri importanti reperti sempre per conto del console inglese Salt.L’anno dopo nel 1817 continuò le esplorazioni e scoperse a Karnak il sarcofago del faraone Ramsete III e nella valle dei Re la bellissima tomba di Seti I,padre di Ramsete II decorata da preziosi bassorilievi dei quali Belzoni fece i calchi per farli conoscere al mondo. Più a sud a Abu Simbel riuscì ad entrare nei grandiosi templi coperti dalla sabbia dove però non trovò i tesori che si aspettava perché già asportati in epoche precedenti. Al ritorno al Cairo per sganciarsi da Salt e fare ricerche in proprio si impegnò con nuovi finanziatori ma la fortuna non gli fu favorevole perché, scoperta dopo attente ricerche l’entrata della piramide di Chefren, la trovò vuota in quanto già razziata 600 anni prima dagli Arabi. Ciò tuttavia aumentò la sua fama nel mondo ed in Inghilterra fu coniata una moneta bronzea in suo onore. L’anno seguente nella terza ricerca fu accompagnato da Alessandro Ricci un artista che illustrò con perizia le opere e decorazioni scoperte, ma le sue ricerche furono ostacolate da Salt e Drovetti che sostenuti dalle rispettive ambasciate lo perseguirono anche con denunce. Impossibilitato a continuare le ricerche decise di ritornare a Padova dove ricevette grandi accoglienze e donò al museo archeologico reperti che sono tuttora esposti nelle sale egizie e nel Palazzo della Ragione. Ritornò poi a Londra dove scrisse un libro sulle sue scoperte impreziosito dalle illustrazioni del Ricci che ebbe notevole successo, fu accolto nei salotti più esclusivi e in occasione di un viaggio in Russia dallo Zar Alessandro I in persona. Ansioso di nuove avventure si mise a capo di una spedizione diretta un centro Africa alla scoperta delle sorgenti del Niger e della favolosa Timuctù ma giunto al porto fluviale di Gwato nel Benin fu colpito da dissenteria ed ivi morì e fu sepolto. Belzoni al contrario di altri scopritori-avventurieri che avevano come unico scopo l’asportazione dei reperti per arricchirsi, fu un ricercatore metodico, documentando storicamente tutto ciò che rinvenne. Inoltre si era bene inserito tra la popolazione locale della quale aveva imparato la lingua e adottato i comportamenti nonché la foggia del vestire, cosa che gli fu di grande aiuto nel lavoro di ricerca. Per il suo carattere estroverso ed individualista, ruppe le amicizie con i consoli di Francia ed Inghilterra che con mezzi illimitati finanziavano gli scavi e si assunse personalmente pesanti oneri finanziari ma quando le sue scoperte potevano essere messe a frutto, fu costretto dai due consoli ad abbandonare ed andarsene. Pur essendo stato all’epoca il più importante scopritore di antichità egizie che tuttora fanno bella mostra al British Museum ed in altre importanti collezioni, la sua opera non fu riconosciuta appieno e solo alcuni libri parlano di lui. E’ tuttavia ricordato in un bel documentario della BBC- Egypt ed in un film di Indiana Jones.
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| Veneti che hanno fatto sognare |
Emilio Salgari - nel centenario

Un “ avventuriero “ veneto del 900 che ha fatto sognare con le sue imprese generazioni di ragazzi fu Emilio Salgari veronese ( 1862-1911) che dal suo studio, con la fantasia ci ha trasportato in terre lontane ed in imprese mirabolanti. Frequentò l’Istituto Nautico di Venezia per conseguire la patente di Capitano di Marina ma non riuscì ad ottenere il titolo desiderato ed i suoi viaggi si limitarono ad una navigazione di 3 mesi lungo le coste dell’ Adriatico. Tutti i luoghi ,i mari lontani, le genti che con profusione ci ha descritto nei suoi romanzi sono il frutto di assidue frequentazioni di biblioteca. Al contrario dei suoi racconti stupefacenti la sua vita fu sempre costellata da disgrazie : il suicidio del padre, la pazzia della moglie,i debiti, i figli finiti male ed infine il suo suicidio con il harakiri. Trasferitosi a Torino la sua enorme attività letteraria fu sempre ostaggio degli editori che con contratti capestro lo costrinsero a scrivere pagine su pagine in continuazione per ricevere appena il sufficiente per vivere. I suoi romanzi si raggruppano in cicli, i principali dei quali sono:
-I pirati della Malesia (I misteri della giungla nera-Le Tigri di Monpracem –Sandokan)
-I Corsari delle Antille ( Il Corsaro Nero etc)
-I Corsari delle Bermude
-Le avventure nel Far West- Le avventure in India ed altri.
Un doveroso ricordo nel centenario della sua morte.
Dopo Salgari nel 1900 altri due veneti hanno stimolato l’immaginazione di tanti lettori in tutto il mondo:
Ugo Pratt - Corto Maltese

Ugo Pratt (1927-1995) famoso fumettista veneziano e cosmopolita che fu in Etiopia durante la guerra poi in Sud America infine a Venezia dove ambientò alcuni suoi importanti racconti ( Corte Sconta,Favola di Venezia).Nel suo immaginario colto popolare diede vita al personaggio più famoso, Corto Maltese, un avventuroso marinaio inglese dei primi del 900 dal cuore d’oro, difensore degli umili,nato a Malta, figlio si un marinaio della Cornovaglia e di una zingara di Gibilterra. Convinto di esser lui stesso a decidere del proprio destino, da piccolo si è inciso sulla mano la linea della fortuna e sull’ orecchio sinistro porta un anellino d’oro simbolo dei marinai inglesi ma anche d’anarchia. Debutta con Pratt con la “ Ballata del mare salato” una storia ambientata nel Pacifico durante la 1° Guerra Mondiale a cui seguiranno mille altre avventure.
A Venezia la città magica amata da Hugo Pratt dove ambientò alcune avventure del suo personaggio Corto Maltese (L’Angelo della finestra d’Oriente-Favola di Venezia- Sirat al Bunduqiyyah e con la collaborazione di Guido Fuga e Lele Vianello Corto Sconto) a cura di Manuela Marchesani e Cristina Borghetti è stata da poco aperta in Rio Terà dei Biri la casa di Corto Maltese dove è possibile immergersi nell’atmosfera unica creata da quel personaggio singolare e dalle sue avventure.
La casa è aperta a tutti.
Milo Manara

Amico nonché allievo e collaboratore di Ugo Pratt fu Milo Manara (1945- veronese) che collaborò con Pratt nelle “ Avventure di Giuseppe Bergman” ,” Tutto cominciò con un’ estate indiana”e “ El Gaucho” Fu amico e collaboratore anche di Federico Fellini ( Viaggio a Tulum e Il Viaggio di G. Mastorna) E’ attualmente un maestro del fumetto erotico ammirato in tutto il mondo.
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Le case sul Monte Grappa raccontano la storia dell’ uomo sulla montagna. Dai primi “ fojaroi “ ricoveri per pastori e taglialegna, alle malghe in pietra per alpeggiare il bestiame alcune poi abbandonate altre rimodernate fino a agli attuali agriturismi e ristoranti per i tanti turisti e sportivi (escursionisti, sciatori, ciclisti, deltaplanisti etc) che frequentano questa bella montagna.
Ne presentiamo alcune interessanti dal punto di vista paesaggistico e architettonico.
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Vecio “fojaroeo” zona Forcelleto
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Capanna in pietra zona Forcelletto
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Case in pietra abbandonate sul Monte Tomba
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Casa sui Colli Alti
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Vecchia Malga in pietra in Val Poise
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Gruppo di case nella neve a Col Campeggia
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Case nella neve ai Colli Alti
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Casa vecchia Colli Alti
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 Casa restaurata Colli Alti
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Casa restaurata Colli Alti
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Agriturismo Malga Archeset sull’ Archeson
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Case restaurate Monte Asolone
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Agriturismo Cason Vecio in Val Poise
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Rifugio Alpe Madre - S. Giovanni-Colli Alti
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Ristorante Da Miet al Monte Tomba
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Ristorante Camol - Campo Croce
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Albergo Ristorante e Rifugio Cima Grappa
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I platani lungo le nostre vecchie strade maestosi e coriacei,
erano un tempo belli ed amici, partecipi di una civiltà passata
che premiava la calma e una vita a dimensione umana.
Ora che domina la frenesia delle macchine,
i platani sono diventati brutti e pericolosi,
ma loro sono sempre gli stessi, messi lungo le strade
per dare ombra d’estate, legna e creare bellezza.
Sono gli uomini che si muovono troppo in fretta.
Qualcuno vuole abbatterli per fare posto alle macchine,
ma è difficile trovare una soluzione tra due mondi incompatibili.

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In Italia ci sono 10 categorie di Generali (Generale di Stato Maggiore etc…)che moltiplicati per X numero danno in totale Y Generali con un ottimo stipendio o pensione. Tutti costoro all’ombra del Tricolore festeggiano ora i 150 anni dell’ Unità d’Italia che il Generale Giuseppe Garibaldi da solo portò a termine ritirandosi poi a Caprera con un sacco di fagioli. Altri tempi!
Amministrazione Veneta in tempo di vacche magre.- A Rovigo negli uffici della Regione Veneto certi dipendenti timbravano e uscivano. Un dipendente ha detto: per forza, eravamo in 350, ora che le competenze sono diminuite siamo in 550!
Amministrazione Italiana in tempo di vacche magre. Le spese di Rappresentanza del Presidente del Consiglio Regionale del Lazio sono di un milione e 841 mila Euro bel 23 volte della somma stanziata per il precedente Presidente della Repubblica Tedesca. E noi paghiamo alla grande !
Sanità Veneta: un modello per gli altri !. Un certo Simplicio in un giorno d’inverno del 2011 viene ricoverato urgentemente al pronto soccorso per una colica addominale dovuta a cause da accertare.
Il pronto soccorso, nota bene reparto ospedaliero, dopo le cure del caso lo dimette e consiglia una colonscopia. Il povero Simplicio va a prenotarla e si sente rispondere che non c’è posto o se tutto va bene per fine anno ed incredulo si fa l’idea che quello della Sanità Veneta è un modello da sorvegliare più che imitare.
Sanità Italiana. In Italia le leggi e la loro applicazione sono fatte con il record della stupidità.
A Milano due transessuali brasiliani con il virus dell’ Hiv ,clandestini recidivi, non possono per legge essere espulsi perché hanno diritto di curarsi in Italia gratis mentre nel loro paese pagano.
Va bene perché noi siamo tanto buoni e tanto mone. Ma nel frattempo per non annoiarsi continuano a battere ed impestare i loro clienti (600 clienti al mese). Allora oltre alla stupidità c’è dell’ altro.
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| Una Veneta bella, di classe ed intelligente. |
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La vicentina Giulia Nicole Magro che per un soffio non è stata eletta Miss. Italia 2010, anni 18, mt.1,80, 57 chili, taglia 44, studentessa in perfetta forma fisica e lo si vede, non è stata accettata alle sfilate di moda di Milano perché ha rifiutato di rinunciare a qualche peccato della buona tavola e conseguentemente di dimagrire. Sarebbe stato come sfregiare un’ opera d’arte. Ha finalmente rotto un tabù ed iniziato una crociata sacrosanta contro chi vuole le modelle
anoressiche al motto: per la moda non faccio dieta. Lo stilista Renato Balestra d'accordo l’ha voluta nelle sue sfilate di Roma.
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(foto Corriere)
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Dopo Londra ora anche a Washington ci sarà una grande mostra di ben 60 capolavori dei vedutisti Veneziani del 700:
Canaletto, Carlevarijs, Mariesci, Bellotto, Guardi.

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Ora che lo Stellone d'Italia non brilla più e che dobbiamo navigare a vista, non ci resta che affidarci giorno per giorno alle tradizionali previsioni del tempo (vecchi saggi proverbi).
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Rosso di sera , bel tempo si spera
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Il buon dì si vede dal mattino
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Nuvole a pecorelle, pioggia a catinelle
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Inaudito, Clamoroso, Pazzesco !!!
Scoppia come una bomba a Venezia la notizia che Roma ingorda, dopo le tasse, la Mostra del Cinema, le Olimpiadi ora vuole scippare a Venezia nientemeno che il Canal Grande.
I Veneziani sono sconcertati ed infuriati e sono pronti ad una insurrezione tipo 1849.

Sensazionale, impensabile, incredibile !!!
Roma dopo 145 anni dà l’indipendenza al Veneto. I Venetisti in festa. Abrogato il decreto regio n° 3300 del 4 Novembre 1866 che stabiliva l’annessione del Veneto all’Italia.
Ma… arriva il contrordine: fermi tutti..calma!.
C’è un errore, è solo un pesce d’Aprile in anticipo ! Scherzi da ministero.
Preoccupante avvertimento ???
Strani e sordi rumori provenienti dal sottosuolo sul Fadalto a Vittorio Veneto e sul Monte Baldo a Malcesine sul Lago di Garda sono forse un avvertimento per la fine del mondo prevista dal calendario Maia per il 31-12-2012 ?
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Il Caffè Pedrocchi di Padova famoso per essere conosciuto come il “caffè senza porte, ideato
dall’ architetto veneziano Giuseppe Jappelli in stile neoclassico e neogotico su commissione di Antonio Pedrotti fu inaugurato nel 1831.Situato in una posizione centrale della città di Padova, al piano terra aveva un Salone principale con il bancone in marmo per il servizio del caffè e le contigue sala verde destinata a chi voleva leggere i giornali senza consumare, utilissima per gli studenti squattrinati della vicina Università,da cui il detto essere al verde, la sala bianca e la sala Borsa per le contrattazioni.
Al piano superiore o piano nobile c’erano diverse stanze per feste e banchetti decorate in stili diversissimi ed il Museo del Risorgimento e dell’ Età Contemporanea con il ritratto del Fondatore Antonio Pedrotti. Il 180 compleanno di questo Caffè in concomitanza con i 150 anni dell’ Unità d’Italia, daranno l’occasione a mostre ed eventi per ricordare la vita di questa istituzione che già nel 1848 era punto d’incontro d’intellettuali e di giovani universitari che si opponevano al governo austriaco.Ancor oggi si può vedere infissa sul muro della sala bianca una palla austriaca sparata contro uno studente.
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| Mostra di pittura "da Canova a Modigliani" |

| Università di Padova - Nuove scoperte |

Un ricercatore dell’ Università di Padova il veneziano Fabrizio Tamburini che guadagna da precario,
1300 Euro al mese, ha fatto una sensazionale scoperta astrofisica nello studio dei buchi neri evidenziandone il moto di rotazione, scoperta che confermerà o meno la teoria di Albert Einstein
e che per la sua importanza è stata pubblicata nella rivista specialistica Nature Physics.
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Il veronese Giammarco Mazzi è stato riconfermato per il 2011 direttore artistico
della Manifestazione Canora dato il successo ottenuto nella precedente del 2010.
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Quando il 9 Ottobre 1963 alle 10 di sera la parte settentrionale del Monte Toc precipitò nell’ invaso sottostante della diga del Vajont colmo di 150 milioni m3 d’acqua creato e una massa mostruosa di 50 milioni di m3 d’acqua volò sopra l’orlo della diga che resistette ad una pressione ben 7 volte superiore al previsto, ed in un sol colpo si abbattè nei paesi sottostanti nella valle del Piave, Longarone, Castellavazzo e Fais e sui paesi di Erto e Casso situati per fortuna in alto sulle sponde, non ci fu scampo per i paesi e per 2000 persone, tante furono le vittime. Da allora tutto è rimasto come al momento della tragedia, solo la massa informe della montagna che ha preso il posto dell’ acqua nel lago con gli anni si è rivestita di verde, ma la diga è sempre salda al suo posto e su un percorso del Parco della Memoria i visitatori possono vedere e rendersi conto cosa accadde quella notte quando a causa della superficialità e della meschinità umane, furono sottovalutati gli avvertimenti che la montagna da diverso tempo preannunciava. Ora dopo 48 anni da quella tragedia si ritorna a parlare della diga perché si vorrebbe utilizzare il salto d’acqua del torrente Vajont , essendo il lago scomparso, installando una piccola centrale per produrre energia elettrica, in cambio i Comuni interessati riceverebbero 300.000 euro annui. Le Amministrazioni Comunali sono d’accordo dati i tempi magri di risorse, ma il Comitato dei sopravvissuti si oppone temendo una dissacrazione della Memoria, richiamando al rispetto dei Caduti quale monito per le future generazioni. Un grosso dilemma !
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Era Ora !! - La Lingua Veneta ha pari dignità della Lingua Italiana
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A Venezia presso la Biblioteca Marciana si è aperto un Convegno organizzato dall’ UNESCO e dalla Regione Veneto con il Patrocinio dell’ Accademia della Crusca e dell’ Università Ca Foscari sulla Lingua Veneta, tradizione, tutela e continuità.
Non a caso questo Convegno si tiene a Venezia, città che vide nel 1500 codificata nella sintassi e nella grammatica ad opera del Bembo, del Manunzio e del vicentino Gian Giorgio Trissino la nascente Lingua Italiana derivata dal Fiorentino e dove contemporaneamente la Lingua Veneta era d’uso corrente nella società, nei commerci, in politica e nella letteratura. Il contemporaneo uso delle due lingue non fu di ostacolo l’una all’altra, anzi contribuì ad affinarle. Solo più tardi con l’occupazione francese, l’impostazione centralista data da quel sistema favorevole ad una sola lingua unitaria a scapito delle altre, produsse una emarginazione ufficiale del Veneto che peraltro resistette e resiste tuttora egregiamente a tutti i livelli della società veneta. In un clima di globalizzazione e di appiattimento linguistico culturale, tenere vive e valorizzare le parlate dei vari popoli è un salutare bilanciamento per tutti anche a livello internazionale, perché solo una forte coscienza della propria identità che si esprime essenzialmente con la lingua, potrà permetterci di tenere testa e rapportarci pari pari con le altre culture.
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10 Febbraio Giornata della Memoria per il Martirio e l’Esodo degli Istro-Veneti dall’ Istria, Fiume e Dalmazia.
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Finalmente, dopo anni di indecisioni presso l’Università di Padova è stata scoperta una lapide per ricordare il Martirio e l’Esolo degli Italiani di quelle regioni che furono massacrati dai titini jugoslavi ed in particolare per ricordare la giovane Norma Cossetto, studentessa universitaria del Bo che fu seviziata e uccisa con la colpa di essere italiana. Ma ad una targa che si scopre purtroppo un’ altra viene strappata da mani infami in quel di Marghera dove ancora sopravvivono nel sottosuolo ed ogni tanto escono le peggiori bestie del 900 che si nutrono solo di odio ( detto dall’ assessore di sinistra Gianfranco Bettin). Ma pure ANPI, l’associazione dei partigiani che dopo 66 anni dalla fine della guerra dovrebbero per legge naturale essere estinti, continua inveterata, rappresentata da oscuri personaggi, a divulgare opuscoli minimizzando e negando quanto successo in quel dramma nazionale più volte ricordato e commemorato dallo stesso Presidente Napolitano. Nella loro illogica ignoranza storica, accecati da un’ ideologia che non permette loro di vedere i fatti storici più evidenti e da tutti riconosciuti, dove il disegno di Tito, con la scusa dell’ internazionale comunista, era solo l’occupazione con il terrore di terre italiane, continuano imperterriti a sfilare nelle commemorazioni con bandiere, labari e medaglie e contemporaneamente a denigrare i 350.000 uccisi o cacciati perché italiani.
La verità è che sono ancora dei vetero comunisti sopravvissuti ad un’ ideologia ormai decomposta ma che si tengono stretta e non hanno tuttora accettato e riconosciuto le loro colpe per quei fatti tragici che li videro protagonisti in combutta con i partigiani di Tito. Queste menti ottenebrate che non hanno capito il danno micidiale prodotto da quell’ ideologia ora vorrebbero rappresentare una garanzia
per l’ Italia. Siamo a posto!
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Il Risorgimento nel Veneto
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La Bandiera della Repubblica di San Marco che univa il Tricolore italiano al Leone di San Marco
simbolo di unità alla Nazione ma anche di specificità.
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Come allora negli altri stati d’Italia, il Veneto nella prima metà dell’Ottocento
non era stato a guardare.
Già nel 1844 i veneziani Attilio ed Emilio Bandiera, al servizio della Marina Austriaca ma Mazziniani, diedero corso ad una piccola spedizione in aiuto ad una rivolta popolare contro i Borboni in Calabria poi rivelatasi finita e traditi furono catturati e fucilati.
Ma è nella generale insurrezione del 1848-1849 in Italia ed in Europa contro l’oppressione asburgica, che i Veneti manifestarono con coraggio la loro determinazione a liberarsi di quel giogo.
Nel 1848 il patriota noalese Pier Fortunato Calvi fu incaricato durante la liberazione di Venezia da Daniele Manin, di organizzare in Cadore la resistenza di patrioti contro le truppe austriache che scendevano lungo la valle del Piave e dove a Rivalgo con i volontari cadorini, mise in ritirate la truppa del generale Karl von Culoz. Poi pressato dai rinforzi ricevuti dal nemico dovette ritornare a Venezia, quindi a Torino dove progettò altre operazioni in Cadore per l’estate del 1853. Tradito da una spia, fu catturato, imprigionato ed infine, rifiutando la grazia della tirannia asburgica, fu impiccato con altri patrioti a Mantova (Belfiore).
Quando ormai in Italia ed in tutta Europa i moti rivoluzionari erano stati soffocati nel sangue dalla repressione asburgica e Carlo Albero sconfitto aveva lasciato al loro destino Milano e Venezia, caduta Milano ed altre città della terraferma, solo Venezia resisteva alle soverchianti forze nemiche al grido San Marco e Italia ad indicare una libera Repubblica in una Italia unita. Tutto era cominciato il 22 Marzo del 1848 con la sorprendente occupazione da parte dei rivoluzionari mestrini del forte di Marghera e della successiva ribellione a Venezia degli operai dell’ Arsenale che alla guida di Daniele Manin e Nicolò Tommaseo, liberati dalle carceri, istaurarono la nuova Repubblica di Venezia con la bandiera tricolore e il Leone di San Marco. Ben presto avuti i rinforzi, gli Austriaci rioccuparono Mestre ma Forte Marghera resisteva difesa da volontari provenienti da tutta Italia, tra i quali il generale napoletano e borbonico Pepe che abbandonati i borbonici, passò con le file dei patrioti al motto” di là ( del Po) c’è l’onore, di qua il disonore” seguito dal poeta napoletano Alessandro Poerio, ferito in seguito a Marghera e morto a Venezia, ed anche da volontari di altri paesi tra cui due polacchi poi caduti. Garibaldi che dopo la caduta della Repubblica Romana voleva raggiungere Venezia che ancora resisteva, fu fermato dagli Austriaci nelle paludi di Comacchio dove Anita morì. Il forte era assediato da 24.000 soldati e martellato con ben 137 cannoni a cui rispondevano gli 88 cannoni del forte difeso da 2500 uomini al comando prima del generale Paolucci poi del napoletano Ulloa. Il 27 0ttobre 1848 gli assediati decisero una sortita con 2000 uomini al comando del tenente Antonio Olivi che, dopo la cruenta battaglia di Ponte Campana, ebbe successo e Mestre venne rioccupata seppur per poco.Oggi una colonna a Piazza Barche a Mestre ricorda quelle gesta gloriose. La reazione austriaca di Radetzsky fu rabbiosa, bombardando il forte con 70.000 colpi che provocarono tra gli assediati 500 tra morti e feriti. I supestiti distrutto quanto poteva servire al nemico, abbandonarono il forte il 26 Maggio1849 rifugiandosi a Venezia. A Mestre, martoriata dagli scontri e dalla presenza di migliaia di soldati, scoppiò per giunta il colera che imperversò per tre mesi. Venezia ormai priva della difesa del forte, fu bombardata direttamente nel suo centro storico, persino si cercò per la prima volta nella storia, di bombardarla anche dal cielo servendosi di palloni aereostatici che per fortuna il vento trasportò altrove. Senza viveri, ormai stremata, alzò bandiera bianca il 22 Agosto 1849, subendo poi la durissima repressione austriaca con fucilazioni, deportazioni e nuove tasse che ridussero la popolazione in miseria.
Ben riassume quei giorni cupi della resa, la famosa canzone di Arnaldo Fusinato.
Sulle tue pagine scolpisci o Storia,
l’altrui nequizie e la sua gloria
e grida ai posteri tre volte infame
chi vuol Venezia morta di fame.
Viva Venezia:
L’ira nemica, la Sua risuscita
Virtude antica,
ma il morbo infuria, ma il pan ci manca.
Sul ponte sventola bandiera bianca.
Veneti alla spedizione dei Mille
160 furono i Veneti che parteciparono alla spedizione dei Mille ( 35 da Vicenza, 32 da Padova, 25 da Treviso,24 da Verona,21 da Padova,15 da Rovigo,8 da Belluno, il secondo gruppo dopo quello lombardo. Parteciparono inoltre circa 60 studenti e ex studenti dell’ Università di Padova, da sempre centro di irredentismo, dei quali 6 persero la vita tra i quali lo scrittore Ippolito Nievo. Il Veneto nella spedizione ebbe anche 2 primati:
-Il più giovane garibaldino, Giuseppe Marchetti, chioggiotto che undicenne si imbarcò con il padre allo scoglio di Quarto.
-L’unica donna garibaldina combattente, Antonia Masanello di Montemerlo (Padova) che con il marito, camuffata da soldato sotto il falso nome di Antonio Marinello, partecipò sul campo alle operazioni dei Mille, ottenendo al termine il brevetto di caporale ed il congedo con onore.
Nella 3° guerra d’indipendenza nel 1866 i 2/3 dei 38.000 componenti del Corpo Volontari di Garibaldi che vinsero a Bezzecca, erano volontari veneti che tra non poche difficoltà dovute ai controlli austriaci, riuscirono ad arruolarsi.
150° Anniversario dell’ Unità d’Italia- Festeggiare si, ma….
E’ giusto festeggiare questo Anniversario dell’ Unità d’Italia con una mano nel cuore ma con l’altra libera perché a 150 anni di distanza serve un nuovo Risorgimento. Ricordando coloro che si sono sacrificati per un’ Italia unita non possiamo più accettare chi ha tradito e tuttora tradisce i loro ideali: sono molti nel nostro paese quelli che ora festeggiano ma contemporaneamente ignorano o si fanno beffe dei principi per i quali i patrioti di allora hanno combattuto, tanto che l’Italia di oggi sembra un paese alla rovescia, con un lungo elenco di cose sbagliate più di quelle valide.
Per cominciare la Costituzione tanto invocata dice che la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro che ha purtroppo il record europeo delle tasse più basse e delle retribuzioni più basse. I Sincadati hanno fatto finora tanta sterile opposizione mentre troppe volte è mancata anche la responsabilità degli Imprenditori verso il Paese.
Una giustizia da 3° mondo che nessun paese moderno tollererebbe ed una burocrazia elefantiaca ed inefficiente con una visione miope delle esigenze dei cittadini ci impedisce di progredire anzi ci fa regredire. Ci sarà pure qualche responsabile del degrado delle nostre città, dell’ urbanizzazione senza controlli con l’ irreparabile distruzione dell’ ambiente che ne deriva. C’è stato ma è svanito.
Una politica con costi insopportabili per il paese, priva di serie prospettive e ridotta solo a scontri personalistici che ci fa ripiombare al tempo dei Guelfi e Ghibellini con ammininistratori e la cosidetta intellighenzia uniti nella disputa, ci portano solo a sterili dispute. Di ciò ne approfittano altri paesi e le multinazionali per condizionarci ed impossessarsi delle cose migliori, la via sicura verso la povertà che precluderà il futuro per molti giovani.
Una parte del nostro paese è sotto il controllo della criminalità organizzata che alcuno paese civile al mondo potrebbe tollerare.Nessuno è mai stato indicato responsabile di questa situazione ormai incancrenita che paralizza il sud come il resto del paese. Eppure determinate forze politiche avevano accordi di scambio con i criminali pur di ottenere quei voti, facevano finta di non vedere come venivano procacciati e chiudevano gli occhi piuttosto di prendere provvedimenti drastici per estirpare dall’ inizio quel bubbone che ormai si è trasformato in metastasi.
Non molti anni fà, il nostro Governo aveva le finanze sotto controllo anzi era un modello per altri paesi. Poi nel breve giro di un tempo ben identificabile, si è aperta una voragine enorme , un debito pubblico che per noi e per i nostri figli è una palla al piede insopportabile. Ci sarà stato stato un responsabile di ciò ma nessuno l’ha mai indicato e tantomeno costui ha pagato. Paghiamo sempre noi.
E’ stata inventata un tipo di società, la nostra attuale italiana, che ha distrutto il merito ed i valori privilegiando il declassamento e la non cultura, anzi proponendo l’esibizionismo e la vacuità della televisione con i suoi grande fratello e le fictions a base di stupidità, volgarità, sesso e violenza. Il Paese dove la fa generalmente franca chi non fa il proprio dovere, elude le responsabilità, i furbi, chi delinque in continuazione, dove è salvo chi gode di protezioni ma è tartassato chi lavora onestamente, con differenze intollerabili tra regioni privilegiate ed altre sfruttate a causa di un’ inaccettabile mancaza di rigore e giustizia.
Per questo pur essendo doveroso ricordare il 150°, nonostante le belle parole,
non si può festeggiare a cuore aperto.
Noi Veneti avevamo una Repubblica che fu di esempio nella storia, fondata su principi che erano pilastri inattaccabili, quali la giustezza ed il rigore delle leggi , il bene ed il rispetto dei cittadini, l’avvedutezza delle decisioni, il comportamento aperto a tutti ma accorto al primario interesse della Repubblica. Al tempo della Serenissima chi appoggiava un personaggio politico, se questo sbagliava rispondeva per lui ed il nome di chi aveva rubato allo stato veniva esposto pubblicamente per la durata della loro vita. Un principio base ed elementare era alla base della Costituzione veneziana, il sospetto costituzionale: diffidenza verso coloro che esercitavano il potere che alla lunga distorce i propositi più buoni, meglio prevenire che poi castigare da cui derivavano tre regole fondamentali: la brevità delle cariche, la collegialità,la pluralità degli organi che si controllavano a vicenda e che gli americani oggi chiamano checks and balance. Non per nulla la Repubblica Veneziana è durata più di 1200 anni, più di tutte le dinasie e i regni della storia, meritandosi il rispetto e l’ammirazione di Stati molto più potenti. Dobbiamo guardare nuovamente alla serietà di quel tipo di governo che con i dovuti accorgimenti e aggiornamenti può garantire ancor oggi il bene a la sicurezza dei cittadini, unico sistema per salvare e far progredire una Nazione. Allora sì potremo festeggiare a cuore aperto.
17 Marzo 2011 - I politici festeggiano, ma non sanno cosa !!!
La sera dei festeggiamenti per il 150 ° dell’ Unità d’Italia, mentre un canale tv trasmetteva rievocazioni e spettacoli farciti dalle solite canzoni napoletane (sempre quelle) in un’ altra tv le Iene mandavano un giornalista ad intervistare alcuni politici tra i quali la Bindi che pontifica sempre sul video. Quasi nessuno ha saputo rispondere a domande che chiunque ha fatto le elementari, almeno quando la scuola insegnava la storia, sa : quando c’è stata l’ Unità d’Italia, il nome del Re, perché Garibaldi è chiamato l’eroe dei due mondi. Aiuto !! , siamo governati da marziani !
25 Marzo 2011
In questa data i Veneti festeggiano con il patrocinio della Regione, il 1590 ° anniversario della nascita di Venezia. Alla manifestazione di Venezia hanno brillato per la loro totale assenza Sindaco e Amministratori Comunali ( di sinistra) che, se la storia ha un significato, non sono certo nemmeno lontani parenti di Daniele Manin. Sono Marziani.
A proposito di Marziani, a Mestre un certo don Renato Mazzuia, parroco della chiesa di S. Maria di Lourdes, ha rifiutato di celebrare il funerale di Gigi Sartorelli, Veneto DOC, se dalla bara non fosse prima tolta la Bandiera di S. Marco che la copriva. Il presidente del Veneto Luca Zaia ha duramento criticato questa imposizione rammentando che la Bandiera di San Marco ha difeso per più di mille anni la Cristianità a Lepanto come in tante altre battaglie aggiungendo : mi auguro che le gererchie trovino i tempi e i modi per dare un segnale a tutti noi che siamo rimasti evangelicamente scandalizzati da tanta arroganza. Trovo infine sorprendente che un uomo di Chiesa sia così ignorante dei fatti del passato e della storia del popolo che dovrebbe guidare….
La Repubblica dei buonisti MONE
La Francia nel 2010 ha espulso 28.000 tra clandestini indesiderati e delinquenti, la maggior parte Nordafricani. Costoro hanno pensato bene di imbarcarsi per l’Italia che da buonista Mona, unica nel Mediterraneo, li ha accolti e adesso si illude che la Francia li riprenda. Più MONE di cosi!!
Questa è purtroppo oggi l’Italia che hanno festeggiato in grande pompa.
Altro che feste, c’è da piangere e far ridere il mondo!
In Giappone a Fukushima dopo l’apocalisse del terremoto e maremoto la neve ha coperto i miseri resti delle città distrutte. La natura indifferente, con una mano invisibile provvede a coprire quello che prima ha distrutto, questa volta con l’aggiunta di neve intrisa di radiazioni mortali.
Con la natura non si può scherzare: prima o dopo presenta il conto. In questo quadro disperato, risplendono come vivide stelle in un cielo nero i volontari Eroi che pur sapendo di andare incontro a una sicura morte, con stoicismo cercano di bloccare la fuga radioattiva onde limitare il pericolo per la popolazione. Come gli antichi samurai ed i kamikaze della seconda guerra mondiale: il sacrificio personale per uno scopo superiore. Banzai!
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Fin dall’età Romana il Muson era importante perché divideva l’agro Patavino da l’agro Altinate e la centuriazione di Cittadella-Bassano da quella di Asolo. Più tardi nel Medioevo era da confine tra i Territori di Padova e la Marca Trevigiana tanto che nell’ antico sigillo del Comune di Treviso si legge:
”Monti Musoni Ponto Dominorque Naoni”. Fino al 1600 il corso del Muson si dirigeva direttamente verso la Laguna e sfociava quasi dirimpetto a Venezia. Per evitare il pericolo di interramento di quella parte di laguna e per prevenire esondazioni lungo il suo corso, la Serenissima provvide dopo Castelfranco a rettificare il corso e rinforzare gli argini del Muson facendolo immettere prima di Padova diretteamte sul fiume Brenta.
Nella sua lunga storia, una nuova primavera è giunta portando erbe e fiori selvatici rinnovandone la vita. Passeggiando lungo le rive, da lontano ho intravvisto delle macchie bianche muoversi nell’acqua scintillante : bello, ci sono anche gli aironi ! Mi sono avvicinato piano ed ho guardato: erano sacchetti di plastica gettati dai soliti porconi !
Il degrado:
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Prima
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Dopo
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A fine marzo il bosco ancora addormentato e spoglio, è risvegliato giorno dopo giorno dal canto degli uccelli richiamati alla vita dalla nuova primavera. E’ uno squillo che investe tutta la natura e già le prime primule e viole e le macchie gialle del corniolo rispondono prontamente.
Il resto a breve esploderà ed infinite varietà e sfumature di colori in breve cancelleranno il grigiore invernale che sarà solo un ricordo.
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Sugli alti costoni della montagna, i grandi faggi centenari dopo l’inverno aspettano pazienti i tepori della nuova primavera che risvegli la linfa vitale. Finalmente appaiono le nuove foglioline che ben presto adorneranno gli spogli vecchi rami di un tenue delicato manto verde.
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El moraro
Da zòvane forte e pien de foje
el géra el pasto dei presiosi cavalieri.
Da vecio,ingropà,caroeà, spacà in mezo,
el xe bon rifugio par e soéte
e l’ospita sol so tronco sbusà
anca n’antra pianta.
El xe un albaro generoso
e par questo el merita rispeto.
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La Besoera (Celtis Australis)
Se ghe xe na pianta
che a se fa notare tra e altre
come se a fosse na gran atrice,
questa xe a bessoeara.
Col so fusto liscio e slancià,
l’intrecio dei rami perfeto e imponente,
a chioma rigogliosa de verde brilante,
ogni volta che se ne vede una,
no se pol mancar de amirarla.
El so legno elastico e forte,
na volta el servìa par far scùrie,
fruste e batipàni par tuti i usi.
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A Saresara
A saresara xe un bel albaro
specialmente in primavera quando a fiorisse
e dopo coe sarese vien fate,
e fa a feisità dei osèi e dei tosi
che i se rampega par dee bone magnàe.
Na volta quando nassèa na tosa,
gera tradission de piantar na saresara
parchè quando a se maridava,
col so legno de un bel coeor zaèto,
gera assicurada a camera matrimoniale.
Altri tempi!
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El Castagnaro
El sta sconto sol bosco
e là in tranquiità
el pol arivar a pì de tresento ani.
All’inissio de istà, da scuro el se fa biondo,
e i so fiori strani i xe a passion dee ave.
In autunno el se ricorda sempre
de regaeàr ai omani e so bone castagne
che nei tempi passai tanta zente e ga sfamà.
El so legno forte e scuro
el xe bon par far travi e mobii
che dura par secoi.
El xe un albero amico ma discreto
che ghe tien aea so importansa.
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A Nogàra
El xe un albaro al quae bisogna portarghe rispeto
parchè oltre ae nòse tanto gustose
el da un legno importante
par far i mobii pì bei del mondo.
Na nogara xe come un picoeo capite,
i disèa na volta.
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El Pioppo
El xe on albaro de bea presenza,
alto, slancià, pien de foje
chel sossùra co na sc’ianta de bavesèa.
El pararìa on albaro forte
ma invesse el se rompe co gnènte.
El so legno nol xe bon da lavoro
e gnànca par far fògo
ma tanto ùtie par far a carta
e fìo par far vestiti de viscosa.
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El Sambugàro
El sambugaro a xe na pianta
che a vederla no te ghe de gnènte
ma a gà un segreto
che ne ga insegnà i pi veci:
i rami, da vivi i xe fragilissimi
ma tajài e messi soll’acqua par un serto tempo
i diventa lisci, duri e legèri,
ideai par far i maneghi dei rastèi.
E de pì co i so fiori e le bàche
sé pol far dee bone tisane e gustose marmeàte.
Cosa se pol voèr de pì da na pianta
che no a domanda mai gnènte.
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El Fajo
El vive in montagna
solitario nei prài
o in grupo nei boschi
e co i so rami forti,
par chel voja ciapàr e nùvoe
che ghe passa inòro.
El xe un albaro spetacoeàre parchè
in primavera e so foje xe de un verde smeraldo
e in autuno e xe rosse come el rubino.
El xe un albaro che vive tra e rocce co gnente,
el so legno el serve par far utii atressi, cucirai, sòcoi, dalmare, gaeòsse e ciampèe,
a aea fine so a stua el fa on bel caldo.
E l xe un albaro che aiuta l’omo, un altruista.
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El Peràro
El xe un albero famigliare
ma anca un poco matarèo.
Se un anno el sé ràbia
el te fa quatro peri,
l’anno dopo pien de entusiasmo
el ghe ne fa un quintàe.
Ma siccome i peri i xe un fruto squisito
specialmente col formajo,
lo perdonèmo anzi o ringrazièmo
anca parchè
el so legno el xe ottimo par far mobii fini.
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El Pomàro
A xe na pianta
che a se da importansa
e a se fa anca desiderare
parchè i sò pòmi
i vien par ultimi
e i dura par tuto l’inverno
quando no ghe xe altri fruti.
Bisogna par questo tegnerghene conto.
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El Stropàro
Adesso el stropàro
el xe un albaro quasi inùtie
ma na volta el jèra importante
parchè quando i omani
no i ghèa né fii de plastica e né spaghi,
e so stròpe servìa a ligàr e visèe
e qualche volta a tegnèr su e bràghe
a chi no gavèa gnanca a sentùra.
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El Spinàro dea cròxe
El spinàro dea cròxe
el xe quèo pien de spini longhi,
che i gà doparà par far a corona a Gesù.
A xe na pianta che fa na bruta impressiòn
e xe mejo starghe aea larga.
Ma pur co tuti sti inconvenienti
a gà nèe so caròboe un calcossa de dolse,
che da cei ne piasèa tanto ciucciare,
e so samesse servìa par far rosari e pregare.
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E Cannevère
El Bambù xe fenomenàe
parchè a xe na pianta tropicàe ma a resiste anca sotozero.
Da pèna spuntàda in sòeo quindese dì
a diventa alta anca 5-6 metri.
In Oriente dove a xe de casa,
el so germoglio tenero i sé lo magna,
ma deventà grando el diventa come el fèro,
adato par far tuto.barche, case e ogeti vari.
El cresse drito, liscio,elastico, duro e ben fisso,
dove i osei va a dormir tranquii e sicuri.
El Bambù a xe na pianta veramente foraserie.
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E Cornoeàro
El Cornoeàro co i so fiori zài,
el xe uno dei primi albari che fiorisse.
El cresse co lentessa,
però el so legno col tempo el diventa duro,
a tal punto che na volta i disèa
a un scavessòto che nol scoltava:
“te do na passàda col bastòn de cornoeàro”,
ma el servìa anca par far i bigòi
par portar e sèce de acqua.
In autùno el fa e so bèe còrnoe rosse
che sé no e xe bèn fate,
co te e magni e te liga a bòca.
Bone anca par i osèi, e na volta i nostri vèci
coe cornoe i fèa un vinarèo legèro,
quando mancava quèo bon. Altri tempi!
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El Noseàro
El Noseàro, ai primi de febràro quando riva a “Candeòra” che i dise de l’inverno semo fora (ma se piove o tira vento de l’inverno semo dentro), a se coverxe de picandoi parchè i xe i so fiori, come quei deè nosare. I so rami lunghi e driti i serve par far deè bone rapeghe. I so fruti, e nosée, e ghe piase ai scojatoi e anca ai omani. Na volta par far dormir i putèi, i ghe contava a storia de Petin e Petteè chel’ n’dava a nosée.
La storia di Petin e Petee
Ghe gera ‘na volta Petin e Petee ch’i xe ‘ndai a nosee.
Petin ‘e catava e Petee pi furbo ‘e magnava.
E ora Petin arabià el va a ciamare ‘l can:
- Can, morsega Petee, perché ‘l ga magnà tute ‘e nosee.
-Mi noe, ghe dise ‘l can.
E ora Petin el va a ciamare ‘l baston:
- Baston, bastona el can, perché no’l voe morsegare Petee, ch’el ga magnà tute e nosee.
- Mi noe, ghe dixe ‘l baston.
E ora Petin el va ciamare ‘l fogo:
- Fogo, bruxa el baston, perché no’l voe bastonare ‘l can, perché el can non voe morsegare Petee, ch’el ga magnà tute e nosee.
- Mi noe, ghe dise ‘l fogo.
E ora Petin el va a ciamare l’aqua:
- Aqua, smorsa el fogo, perché no’l voe bruxare ‘l baston, perché el baston no’l voe bastonare ‘l can, perché el can no’l voe morsegare Petee, ch’el ga magnà tute ‘e nosee.
- Mi noe, ghe dise l’aqua.
E ora Petin el va ciamare ‘l bo:
- Bo, bivi l’aqua , perché no £’a voe smorsare ‘l fogo, perché el fogo no’l voe bruxare ‘l baston, perché el baston no’l voe bastonar ‘l can, perché el can no’l voe morsegare Petee, ch’el ga magnà tute ‘e nosee.
- Mi noe, ghe dise ‘l bo.
E ora Petin el va ciamare’a corda:
- Corda, liga el bo, perché no’l voe bevare l’aqua, perché l’aqua no’a voe smorsare ‘l fogo, perché el fogo no’l voe bruxare ‘l baston, perché el baston no’l voe bastonar ‘l can, perché el can no’l voe morsegare Petee, ch’el ga magnà tute ‘e nosee.
- Mi noe, ghe dixe a corda.
E ora Petin el va a ciamare ‘a moreia:
- Moreia, rosega ‘a corda, perché no’a voe ligare ‘l bo, perché el bo no’l voe bevare l’aqua, perché l’aqua no’a voe smorsare ‘l fogo, perché el fogo no’l voe bruxare ‘l baston, perché el baston no’l voe bastonar ‘l can, perché el can no’l voe morsegare Petee, ch’el ga magnà tute ‘e nosee.
- Mi noe, ghe dise a moreia.
E ora Petin el va ciamare ‘l gato:
- Gato, magna ‘a moreia, perché no ‘a voe roxegare ‘a corda, perchè a corda no’a voe ligare ‘l bo, perché el bo no’l voe bevare l’aqua, perché l’aqua no’a voe smorsare ‘l fogo, perché el fogo no’l voe bruxare ‘l baston, perché el baston no’l voe bastonar ‘l can, perché el can no’l voe morsegare Petee, ch’el ga magnà tute ‘e nosee.
- Mi si, dixe el gato!
Co el gato vede ‘a moreia, el ghe core drio; ‘a moreia se mete a rosegare ‘a corda, ‘a corda a ligare ‘l bo, el bo a bevare l’aqua, l’aqua a smorsare ‘l fogo, el fogo a bruxare ‘l baston, el baston a bastonare ‘l can, el can a morsegare Petee, e Petin fa:
Pa’ stavolta me toca ‘ndar casa sensa nosee!!
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L’ultima avventura
non sarà mai scritta sulle montagne
finché esse saranno palestra di libertà.
Libertà di partire all’alba
con emozioni nuove,
per sentieri sconosciuti,
attraverso boschi oscuri e prati aperti,
su per ghiaioni infidi,
per erte dirupate e canaloni selvaggi,
sopra sottili cenge ed aeree creste,
davanti a pareti aperte come lavagne,
dove tracciare percorsi nuovi
verso cime misteriose
che brillano in alto al sole,
come un eterno miraggio.
(S.P.)
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Cussì i diséa i nostri veci
- Xe mejo un proverbio ancò che un baùco doman.
- El proverbio xe na curta sentensa costrùia so na longa esperienza.
- A fémena a xe come l’acqua santa, tanto a fa poca che tanta.
- Dopo i confeti se vede i difeti.
etc, etc, etc, (tanti bei proverbi e massime dei tempi andài della tradizionale saggezza popolare,
in gran parte ancora vaìdi).
Altri proverbi su: "Ciacoe in fameja"
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El computer
Al mondo, dopo l’invension de l’omo
vien quea del computer
parché moltiplicando el so servéo
fa robe ecessionai anca un putéo.
Ma.. ghe se sempre un ma,
se l’omo, che so ch’el scherméto
ghe fa star tuto el mondo streto,
el se desmentega de queo vissin de lù,
pì che un guadagno, el ga perso de più.
(S. Petrini)
Altre poesie su: "Ciacoe in fameja"
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| 25 Aprile - Festa di San Marco |
Era tradizione che in occasione della festa di San Marco a Venezia regalare all’innamorata un bocolo di rosa e che i Dogi inaugurassero la nuova stagione gustando un piatto popolare: ” Bisi coe sepie”.
Questa la ricetta:
Per 4 persone : 800 gr. di seppie fresche di taglia media, 700 gr. di piselli freschi pari a 400 gr. sgranati, mezzo bicchiere di passata di pomodoro, una cipolla o uno spicchio di aglio, mezzo bicchiere di vino secco, un ciuffo di prezzemolo, olio extra verg. di oliva, sale e pepe.
Pulire e tagliare a striscioline le seppie togliendo il becco corneo e gli occhi. Preparare il soffritto con olio e cipolla. Aggiungere poi le seppie facendole rosolare per alcuni minuti. Versare quindi il vino e lasciarlo sfumare. Aggiungere a questo punto le verdure e le spezie: piselli, passata di pomodoro, sale pepe. Coprire il tutto con un po’ d’acqua e lasciare cuocere a fuoco lento per circa un’ ora.
A cottura ultimata unire il prexxemolo sminuzzato e servire con una fetta di polenta.
Consigliato vino bianco. Buon appetito e auguri !
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Sul Grappa, a 1400 metri d’altezza, quasi a toccare le nuvole, l’ultimo ciliegio e l’ultimo faggio,insieme intrecciano i loro rami in una nuova primavera.
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Natura è tutto ciò
che vediamo:
il colle,
il pomeriggio,
lo scoiattolo,
l’eclissi,
il calabrone.
Natura è tutto
quello che
sappiamo
senza avere
la capacità di dirlo,
tanto impotente è
la nostra sapienza
a confronto della
sua semplicità.
(Emily Dickinson)
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Bruno Serato veronese, da 30 anni in California, ristoratore a Anaheim che ha avuto come clienti
Carter e Madonna, è stato incluso nei “Cnn Top 20 Heroes 2011” per sfamare da sei anni
gratuitamente alla sera con un buon piatto di pasta 300 motel-kids,
bambini che a causa della povertà avrebbero saltato quel pasto.
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| Mostra a Padova del pittore Guariento, un maestro della pittura veneta. |
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Guariento di Arpo
nato a Piove di Sacco (Padova) nel 1310,
morto nel 1370, uno dei capostipiti
della pittura veneta che partendo
da suggestioni giottesche, intraprese una
strada personale coniugando i colori
bizantini di Paolo Veneziano con linee
gotiche, diventando il precursore del gotico
padano ed internazionale.
Le sue celebri schiere di angeli rilucenti
di oro e colori dipinte nella cappella privata
dei Principi della potente famiglia dei
Da Carrara sono la più bella testimonianza
di come Padova in quel periodo,
con il Petrarca amico e ospite di Francesco I,
Giotto che affrescò la Cappella
degli Scrovegni, il Palazzo della Ragione
e la Basilica di Sant’Antonio,il fiorentino
Giusto de’ Menabuoi, poi con il Guariento
e il veronese Altichiero da Zevio,
fosse un centro culturale di prima grandezza
in Italia che competeva alla pari con la
rivale Venezia.
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| Feltre - Anno Giubilare in onore di San Vittore |
E’ stato aperto l’Anno Giubilare in onore della reliquia di San Vittore con una solenne cerimonia
in Duomo e la processione fino al Santuario di Anzù dove riceverà l’indulgenza plenaria chi visiterà
la reliquia e pregherà nel Santuario di San Vittore e Corona fatto costruire verso la fine
dell’anno Mille dal miles crociato Giovanni da Vidor.
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- Durante la visita di Benedetto XVI
in Friuli e nel Veneto anche il Papa
ha
subito il fascino di Venezia e della gondola.
(foto Tribuna)
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- Calamitati dalla Città più romantica
del mondo sono stati anche Vinita e Muquit
due prestigiosi sposi indiani che con una
sfarzosa cerimonia indù, hanno coronato
il loro sogno sposandosi a Venezia.
(foto Corriere)
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| Le facce dell'estate - Tempo di mare |
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Il vento
C’è stato brutto tempo
ed il vento sulla spiaggia
aveva giocato con la sabbia
formando piccole dune.
Ora il vento è calato
ma ancora presente:
ci soffia in faccia,
come per sberleffo,
invisibili granelli di sabbia.
Sembra volerci ricordare
quando lui dominava la natura
e le nuvole,l’acqua, la terra
gli ubbidivano.
Ora che la terra, l’aria, l’acqua
sono in parte dominio dell’uomo,
resta solo lui l’unico elemento libero
e di tanto in tanto,
riprende l’antica baldanza
e mostra la sua forza e la sua fantasia.
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Ritorno
Sulla bianca spiaggia
ragazze quasi nude
si sdraiano al sole.
Sull’ acqua,
ragazzi sulle tavole
cavalcano le irrequiete onde
per carpire i segreti del mare.
Altri camminano tra la bianca schiuma
e lasciano impronte,
messaggi che l’acqua porta con sé,
o si immergono nel materno abbraccio
per uscirne poi grondanti e felici.
E’ il breve ritorno dell’essere umano
alla nostra madre natura,
che sempre ci accoglie benefica e ci rigenera.
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Dove la trovate una sabbia così?
Solo sulle spiagge venete!
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| Estate - Tempo di montagna |

Estate - Tempo di mietitura

LA STORIA DEL PANE
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La Crisi non spaventa troppo i Veneti. Con la loro fiducia e filosofia di vita sanno che tutto passa, che dopo il temporale viene il bel tempo, che serve reagire e non preoccuparsi più di tanto e che la ricetta migliore è approfittare delle cose buone della vita. Lo ha detto anche Zucchero a Verona: “siete goliardi e lavoratori, gente che sa come prendere la vita, mangiare e bere bene, divertirsi anche con piccole cose, ma poi sapete anche lavorare con impegno”, alla faccia di certi ”intellettuali” detrattori.
Le occasioni non mancano:
rievocazioni storiche, sfilate, tenzoni, giochi, vecchi mestieri, mostre, concerti,
sagre, feste religiose e patriottiche.
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STORIA DELL'EMIGRAZIONE VENETA
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Dal 1970 in poi l’ avvio di una forte industrializzazione ed una migliore conduzione nell’ agricoltura portarono finalmente all’ occupazione completa della manodopera disponibile ed a un aumento impensabile del tenore di vita,il famoso miracolo economico, tant’è che molti emigrati temporanei rientrarono ed iniziarono flussi immigratori sempre più consistenti da altri paesi verso l’Italia. Ma dagli anni 2000 lo spettro dell’ emigrazione apparve nuovamente : giovani diplomati e laureati a spese dello stato italiano, dove un sistema retrogado e sclerotizzato non è in grado o non vuole impiegare perfino i più bravi, sono costretti ad emigrare in stati più organizzati e preveggenti, offrendo il loro sapere e capacità per le fortune degli altri. E mentre gli altri con la bravura e l’ingegno dei nostri migliori si arrichiscono, noi in Italia accogliamo gente senza qualifica o peggio, che lavorando spesso in nero,non pagano tasse, ci fanno una sleale concorrenza portandoci verso la disoccupazione ed una nuova povertà. Se questa non è pura stupidità!
A proposito : chi è il più bravo?
Nei test scolastici dell’ istruzione INVALSI, gli studenti veneti sono in cima alla classifica delle regioni italiane in Italiano e matematica, ma ogni anno agli esami di maturità i cervelloni con 100 e lode al Sud sono il doppio del Nord con il record della Calabria.
Evidentemente al Sud usano ancora un metro borbonico.
Alla Mostra del Cinema di Venezia ( proprio a Venezia! ) è stato presentato un “ film ?” del napoletano Francesco Patierno interpretato dal meridionale/ milanese Diego Abatantuono ( che prova fare il veneto !) “ Cose dell’ altro mondo” con l’unico intento di far sapere in giro ( a chi poi ? ) che nel Veneto e solo nel Veneto chissà perché, gli immigrati non sono accolti bene. Mancava per loro il tappeto rosso! La realtà è ben diversa ed eccetto qualche stupido o bugiardo senza vergogna, lo sanno tuttti che qui da noi gli immigrati hanno un’ accoglienza dignitosa sempre ché lavorino regolarmente e rispettino le nostre regole e tradizioni come succede in ogni paese. A chi non va bene può sempre andarsene. Ben diverso è il trattamento che ricevono in altre Regioni dove sono spesse volte sfruttati e se si ribellano anche fatti sparire. Ma su ciò si guardano bene di fare un film. E pensare che per una cazzata del genere, con la crisi nera che ci ritroviamo, un ministero” sbadato ” ha elargito vergognosamente un contributo di 1.300.000 Euro, soldi dei contribuenti veneti ed italiani sperperati.
Queste sì sono “ COSE DELL’ALTRO MONDO – COSE CHE FANNO SCHIFO !”
Testo su: "Note Storia"
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Altopiano dei Sette Comuni.
La piana di Marcesina ed i Castelloni di San Marco: un fascino primitivo |
Dopo molti anni ho rivisto la piana di Marcesina, uguale nel tempo come la ricordavo, vasta distesa pianeggiante di prati ad un’ altitudine media di 1400 metri, contornata da fitti e scuri boschi di abeti e pini, limitata a nord dalla profonda valle della Valsugana, costellata di massi erratici disseminati da antichi ghiacciai, citata per le le sue temperature invernali quasi polari, sembra un pezzo di Scandinava o del Nord Canadese più che Italia. Eppure questo luogo sperduto dove si vedono ancora alcune baracche fatiscenti in legno e lamiere arruginite retaggio dell’ anteguerra ormai scomparse altrove, che nel passato aveva appena un piccolo albergo al quale ora se ne sono aggiunti altri due, d’estate accoglie nelle malghe numerosi gruppi di vacche al pascolo che producono un ottimo formaggio Asiago, nonché turisti e cercatori di funghi mentre d’inverno la grande distesa di neve innondata dal sole, si trasforma nel paradiso dello sci nordico, percorsa per chilometri da piste perfette e piacevoli che fanno la felicità dello sciatore. Ma quello che più mi ha affascinato di questo posto solitario è la sua pur semplice ma remota storia. Ho appreso che quassù già trovava vita e rifugio 13.ooo fà l’uomo del paleolitico del quale sono stati rinvenuti i resti di un accampamento con alcune pietre grezzamente colorate, ( Riparo Dalmeri),dove poco prima si estendeva un grande ghiacciaio che disseminò la piana di massi erratici e ci lasciò due particolarissime torbiere con rarità botaniche e faunistiche tutelate dalla Comunità Europea. Dunque per millenni questo luogo fu frequentato e percorso dall’ uomo cacciatore o pastore ed il nome di alcune località tipo “ la Tana dei Briganti” ci fanno pensare che non fu sempre una convivenza idilliaca. Una piccola chiesetta è dedicata a S. Lorenzo che la leggenda popolare ci tramanda aver fatto cadere dal cielo tutti i massi della piana, per spaventare gli usurpatori valsuganotti ( abitanti la valle sottostante della Valsugana) che intendevano occupare con la violenza quei pascoli. In effetti, per evitare continue rivalità fu necessario nel 1752 mettere sulla linea di confine tra la Repubblica Veneta e l’Impero Austriaco che correva nel lembo settentrionale della piana, dei cippi che tuttora si possono vedere( al cippo n° 1 detto Anepoz c’è ancora lo stemma di Casa d’Austria e del Leone di San Marco). Più tardi nella Guerra 1915-1918 questo confine con le vicine cime del Caldera, Ortigara , Cima Dodici e Undici furono purtroppo veramente teatro di aspri combattimenti.
Ad accrescere l’interesse per questi strani e leggendari luoghi ci sono vicini i Castelloni di San Marco, il labirinto di pietra creato da conformazioni rocciose di calcare erose che suscitano stupore naturalistico avvolto per di più dalle leggende popolari antiche dei sanguinelli e dai più recenti ricordi della operazioni della Grande Guerra. Visitai Marcesina per la prima volta a 10 anni, più di 60 anni fa in cerca di funghi, portato da mio padre il quale già conosceva quel luogo selvaggio lontano ben 100 chilometri dal nostro paese di pianura perché a sua volta portato da mio nonno agli inizi del 1900. Non riesco tuttora a capire perché si spinsero in montagne così lontane quando ce n’erano di più vicine. Effettivamente ho notato incredulo nel vecchio albergo delle foto di” turisti” degli anni 10 del 900. Forse il vicinissimo confine era motivo a quei tempi di” attrazione particolare”.
Da allora è cambiato ben poco : il vecchio albergo è stato rimodernato , ora si raggiunge in auto, ne sono stati aggiunti altri due, ma il senso del vuoto e della solitudine della piana disseminata di massi è rimasto come è rimasta l’aria fresca e profumata, il fascino dei grandi boschi che contornano la piana, le mucche in libertà e stormi di rondini scomparse altrove .
E’ una gita/visita quasi surreale che vale la pena di fare.
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Piana di Marcesina
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Mucche al pascolo
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Vecchia casetta a Marcesina
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Estate 1900
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Cippo di confine n°1 Anepoz sopra la Valsugana
tra la Serenissima e Casa d’Austria, anno
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Cippo di confine n° 2
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Labirinto Castello di San Marco
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Tutto il Cadore si è riunito Lunedì 5 Settembre a San Vito per dare l’addio a 2 eroi Aldo Giustina 42 anni e Alberto Bonafede di 43 che sono caduti sul Monte Pelmo travolti da una frana di roccia durante il soccorso di due alpinisti tedeschi bloccati nella parete Nord. Ancora una volta la Montagna, oggi il Re delle Dolomiti ha mostrato il suo volto severo e freddo come la morte.
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Agordo - Luxottica ha festeggiato alla grande i suoi primi 50 anni di attività.
Un modello. |
Il Fondatore e Presidente della Luxottica, Leonardo Del Vecchio, per affetto e riconoscenza verso la sua gente, ha voluto festeggiare ad Agordo i 50 anni della Luxottica dove era nata nel 1961, ha fatto i primi passi e dove tuttora ha la sede e che in una sola generazione imprenditoriale è diventata una delle poche multinazionali italiane, quotata a New York ed uffici e stabilimenti in tutto il mondo con 60.000 dipendenti. Con un fatturato di quasi 3 miliardi di Euro esportato al 96%, nonostante la crisi mondiale i dati di bilancio del 2° trimestre 2011 sono stati i migliori nella storia del gruppo che ha in proprietà marchi famosi ( Ray-Ban, Oakley,Revo, Mosley Tribes, Oliver Peoples).
Il segreto di Luxottica, il suo successo e l’attaccamento delle maestranze, ha detto il ministro Sacconi, è aver compreso tempestivamente il mercato globale senza trascurare i rapporti di lavoro e l’attenzione ai bisogni delle famiglie in un clima di condivisione, un modello di valori replicabile non solo nel Bellunese. Questi sono gli Industriali ed i Manager che servono all’Italia per uscire dalle crisi, il resto è solo aria fritta.
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| San Zenone - Terra di Artisti - Mostra Antologica |

E’ stata aperta il 18 Settembre a Villa Marini Rubelli ottimamente restaurata, una Mostra di Pittori e Scultori del passato e del presente che si sono ispirati al paesaggio e all’ambiente di queste colline ai piedi del Monte Grappa. In questa bella ed interessante mostra, un centinaio di opere a partire dalla fine del 700 ai giorni nostri danno una panoramica delle differenti interpretazioni artistiche nella grafica, nella scultura e nella pittura. Ci sono i quadri di Noè Bordignon attento al lato umano della gente dell’ Ottocento, le pitture di Teodoro Wolf Ferrari che dopo aver partecipato ai nuovi movimenti europei dell’ epoca fu attratto dai paesaggi pedemontani, le sculture per piazze ed edifici pubblici del territorio di Francesco Rebesco ed altre opere di Antonio Conte (1783-1867), Filippo Favero (1837-1914), Serafino Ramazzotti ( 1846-1920), Fausto Bellino Tasca ( 1885-1937), Lazzaro ( Rino) Bordignon ( 1889-1906), Valerio Giacobbo ( 1894-1979), Luigi Stefani (1899-1987), Piergiorgio Rebesco (scultore 1936), Enzo Alberton ( 1937) nonché un’ esposizione interessante degli artisti contemporanei del Gruppo d’ Arte Noè Bordignon che continuano la tradizione artistica locale.
Foto su: "Art Gallery"
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In un imprecisato giorno dell’ anno 1852 in quel di Santo Zenone, provincia di Treviso,
venne casualmente scoperta ed in seguito valorizzata una fonte di acqua ferruginosa:
Ecco come viene riportato la notizia dalla stampa locale.

“Certo Pasquale Macchion transeunte presso di alcune colline,e nel centro denominato la Val Scura a levante di Santozenone, ora descritto, sentissi assetato,ed osservando se vi fosse colà acqua opportuna per berne,ne vidde di limpida,che scaturiva da piccolo scoscendimento di recente frana; ivi si rivolge per approfittarne,ne prende nel cavo della mano,se la pone in bocca, e sente un’ aspro,un legamentoso quasi di ruggine di ferro; ne riprende, verifica lo stesso gusto; l’annasa, e nell’ odore vi trova dell’ incognito. Diffonde tale notizia: ed un giovane fabbroferraio per nome Patrizio Favero si reca ad assaggiarla, e sente l’asprezza ferruginosa al palato, e poscia l’odore come il Macchion.
Si spande in un momento la novità, e concorrono in vistoso numero le persone a berne, annunziando visibili beneficii in morbi di varia guisa.”
In un tempo nel quale la nuova Scienza si imponeva sulle credenze arcaiche, fiduciosi nelle virtù miracolistiche di queste acque sgorgate dal nulla, molti accorsero per lenire e guarire i loro acciacchi più o meno gravi. La cronaca di allora riporta ancora:
“Tormentosa ischiade destra affliggeva da più tempo Domenico Berton detto Cioretto di Santozenone
d’anni quarantacinque, di temperamento sanguigno bilioso, di forte costituzione,occupato sempre ne’ faticosi villici lavori. Tentati i salassi, i purgativi, le mignatte, i vescicanti ,tutto in vano !
Non poteva reggersi in piedi, delirava pel dolore. Cominciò dalle 2 libbre la mattina digiuno, aumentò a gradi la dose, giunse a berne fino a 6 libbre, ma intanto nel quindicesimo giorno si alzò di letto, camminò libero, ed il dolore diminuì in modo ,che volli mitigarsi la quantità, e nel ventesimo risanò,
né mai più soffri.”
“Nell’ età di 22 anni, Antonio di Sebastiano Caron villico di Santozenone, gracile e da più anni affetto di pellagra giunta al terzo stadio con diarrea,borborismi addominali, quasi consunto, maniaco, uno scheletro sembrava. Si provò con una libbra, crescendone la dose di mezza libbra ogni mattina, vedendone dopo quindici giorni degli avvantaggi cioè, minorazione di scarichi, calma di mente, cibarsi volentieri e che si fortificò: oltre all’ uso interno che si elevò a 6 libbre, gli si applicarono al basso ventre de’ pannolini pregni dell’ Acqua, ed allora i tormini ventrali cessarono, lo squammamento della pelle si annullò, si aumentarono sempre più le forze, colori, appetito e tranquillità di mente, e nel tredicesimo giorno si vestì, camminò poi ed acquistò in seguito piena salute, lavorando qual villico come gli altri e così continua “
“Baron Giuseppina di Lorenzo, graziosa donzella di anni 18 di Santozenone, dietro grave spavento, sospesa nella mestruazione da un anno,andava mancando altamente di salute; difficultava nella respirazione; era ridotta a non sapere di che cibarsi; bevette da cinquanta libbre dell’ acqua marziale in venti giorni; si rimise in salute, e nell’ ordine de’ mestrui, e ritornò gaja e vivace.”
“Zardo Catterina moglie a Mosè di Santozenone dopo anticipato sgravamento in ottavo mese di gestazione, e dietro metro-angioite fortissima a tale si ridusse, che della sua esistenza si nutriva poca speranza; la miliare vi si associò e la cura profilattica la più attenta la serbò in vita; ma da fresca, vistosa che si era, pervenne alla più desolante situazione: prese per 20 giorni la salutare Acqua, cominciando da una libbra, ed aumentandola alle cinque; e tale si fu la ricupera di salute,che ritornò nella più compiacente floridezza e nulla sofferse. “
E’ naturale che tutte queste “ miracolistiche “ guarigioni attirassero molta gente del circondario e da oltre.
Da metà ottocento fino alla prima guerra mondiale in quella località chiamata Acque, furono costruiti ben 3 alberghi dove si recava ed incontrava molta gente di tutti i ceti, perfino molti artisti locali vi si recavano per esporre le proprie opere.

Dopo la 2° guerra mondiale la zona perse importanza perché la falda si esaurì e mutarono le esigenze.
Gli alberghi furono chiusi e caddero in rovina. Ultimamente due furono recuperati ed uno è sede ora di
un’ ottima pizzeria chiamata per l’appunto Pizzeria alle Acque che attira una affezionata clientela.
Niente di nuovo sotto il sole, cambiano solo i gusti ed i costumi.
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Dalla terra arsa e dura a causa della lunga siccità, sgorga una sorgente di acqua limpida
e fresca che per vie misteriose, proveniente
da chissà dove, appare qui come per miracolo.
E’ un ennesimo segno che la natura è amica
dell’ Uomo e che lo aiuta in tutti i modi.
Per questo è doveroso rispettarla e amarla.
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Un tempo nella campagna c’erano prati con cento erbe e fiori che Madre Natura aveva nei millenni pazientemente selezionato e poi regalato a noi, con i loro colori e profumi,
tra il canto dei grilli, il gracchiare delle rane,
il ronzio delle api, il salto delle cavallette, le farfalle, il volo delle rondini e degli altri uccelli. Poi un giorno è intervenuta la Scienza
Nuova che ha sentenziato che tutte quelle
erbe non andavano bene, non erano sufficientemente produttive, bisognava coltivare solo il genere più redditizio e
all’ occorrenza modificarlo geneticamente.
Ora c’è un bel tappeto verde ma privo di
colori , di profumi, del canto dei grilli, del ronzio delle api, del gracchiare delle rane,
del volo delle rondini e delle farfalle.
Forse non abbiamo fatto un buon affare!
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Il tempo lavora in silenzio di continuo ed il
suo lavoro pur impercettibile però si vede:
vicino ad una casa che anno dopo anno si consuma e crolla, un albero nel frattempo
si innalza sempre più possente e vigoroso
verso il cielo.
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E’ raro al giorno d’oggi vedere galline
razzolare libere e felici nei campi.
Rosse, gialle, grigie, nere, bianche,
quasi una tavolozza di pittore,
vivaci raspano e beccano in continuazione
in compagnia di un galletto impettito,
finché decidono secondo natura
che è l’ora di deporre un gustoso ovetto
e se qualcuna cova, diventerà chioccia
premurosa per poi finire dopo qualche anno
di onorata attività,
ahimè dignitosamente
in pentola.
Ben altra sorte è riservata alle loro parenti
moderne, pigiate in batteria e stressate
dal lavoro in un ammasso informe negli
allevamenti industriali, dove a migliaia
uguali nel colore, forma, peso, cibo,
sono regolate da orari implacabili
che mai la natura ha previsto.
Queste non conoscendo la libertà delle prime
e la loro fatica quotidiana per cercare
un gustoso vermicello, abbagliate dalle luci
e dal cibo facile, credono il loro mondo
perfetto e moriranno anonimamente contente
di aver fatto compiutamente il loro dovere,
ignare che la vita può essere anche altra cosa.
Oltre alle galline,
può succedere anche agli uomini.
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Questi Signori un po’ avanti con gli anni,
cercano di abbracciare il Grande Vegliardo,
il Castagner de Balech in quel di Celadon
di Quero (Belluno) che con i suoi 11 metri
di circonferenza e centinaia di anni
li sopravanza di molto.
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In una bella giornata, dopo una lunga camminata, in pace con se stesso e con
il mondo, Luigino dixit “Not abrumpere…“
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Tramonto sulle valli in laguna.
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Ultimo saluto dell’estate.
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Le lunghe ombre della sera d’autunno
accrescono ancor più la sua misteriosa
bellezza, come raro fiore su una deserta
pietraia.
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Autunno:
è ora di castagne, ma in un mondo
globalizzato quest’anno purtroppo le
castagne non ci sono, distrutte dalla vespa
cinese (sempre i cinesi! Dio ci salvi).
Un tempo erano giorni di festa per i bambini
e per la gente povera perché nei secoli
passati le castagne hanno sfamato
generazioni di italiani.
Salviamo la castagna e Viva la Castagna.
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Castelfranco Veneto,
il sole incendia le mura.
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Castelfranco Veneto,
laghetto villa Bolasco:
Il tempo si è fermato.
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Mostra a Conegliano,
Palazzo Sarcinelli di Bernardo Bellotto,
nipote del Canaletto, impareggiabile
vedutista nelle corti europee del 700.
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L’arcobaleno ed i colori dell’autunno.
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I cinque sensi dell’autunno.
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Odo, tra le lacrime del cielo,
il respiro del mondo.
Ticchettio delle gocce,
lasciate, quasi per caso,
cadere sulle foglie,
tra i rami e tutto intorno.
Sento il profumo della natura,
violentata dall’ asfalto,
accecata dai muri,
derisa dai tralicci che la feriscono,
ma sempre orgogliosa e fiera.
Vedo i colori accesi spegnersi
a poco a poco,
traditi dal sole nascosto e lontano,
ingrigendosi di freddo,
che nasce dalla terra,
come piccole anime fumose ed inconsistenti,
abbracciando i pensieri persi di menti frettolose.
Assaporo il gusto dell’ autunno stanco.
Sapore di muschio, di fango, di umido
scricchiolante tra i denti,
pungente sul palato,
pastoso nella gola.
E tocco la dissolvenza dell’ aria nebbiosa,
che si attacca alle mie dita,
in piccole stille di infinita vita,
in continuo mutamento.
Sensazioni confuse intorpidiscono le membra,
cercano di fuggire lontano,
si nascondono e riemergono,
tracciando scie di fuoco nel mio cuore,
lasciando un palpito improvviso ed insistente
di inquietudine.
Un’ emozione forte e docile,
mi sommerge, trascinandomi nell’ evanescenza del tempo passato.
Angelita Bonin.
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| Venezia: giustizia lenta... ne approfittano le pantegane. |
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Incredibile ma vero...
Al tribunale di Venezia, dei fascicoli
di un processo che dura da 11 anni
ne hanno approfittato le pantegane
che hanno divorato tutte le carte
così finalmente “giustizia è fatta”! |
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I nostri politici volevano la cuccagna,
ma la cuccagna... non c’è più!
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Come sono ridotti... solo da rottamare.
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Dopo Berlusconi:
rotta la pignatta, quale la sorpresa?
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Tempo de “caiverna”
che tutto avvolge quando, prima delle
macchine, il viaggiatore, avvolto nel
suo tabarro nero, stanco ed infreddolito
intravvedeva tra la nebbia il campanile
del paese dove finalmente poteva riposare
e riscaldarsi.
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Liberi Comuni e Signorotti feudali in lotta
nel Veneto medioevale.
La storia insegna
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“ In quella parte della terra prava
Italica che siede tra Rialto
e le fontane di Brenta e di Piava,
si leva un colle, e non sorge molt’alto
là onde scese già una facella
che fece alla contrada un grande assalto”
Dante 9° Canto del Paradiso
Testo su: "Note Storia" |

S. Zenone - Torre superstite del Castello Ezzeliniano |
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Storia della lingua veneta
"A Linguistic History of Venice"
di Ronnie Ferguson
Editore Olschki - Firenze.
s.p. |
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